giovedì 17 settembre 2015

Il punto sulle città intelligenti. Serve un impegno straordinario

Condivido questo interessante punto di vista sullo stato dell'arte per quanto attiene il processo di implementazione della "smartness" urbana in Italia.


Strano Paese il nostro che brucia le idee, i paradigmi e le innovazioni senza viverle e metterle in pratica. Così le parole, se usate senza cura, rischiano solo di coprire un vuoto di idee imbarazzante e una carenza di azione politica che ciinchioda ancora alle ultime posizioni nelle classifiche dell’economia digitale.
Questa sorte potrebbe subire il paradigma delle “smart city” che dopo essere stato un hype per un paio d’anni, dopo aver avuto l’onore di essere oggetto di un importante articolo di una legge chiave per la nostra ripresa, proprio ora che ci sarebbero, con la programmazione europea e con i bandi di Horizon 2020, anche un po’ di soldi non riesce a trovare più la necessaria attenzione della politica, ma spesso neanche dei sindaci e, di conseguenza, delle grandi aziende tecnologiche.
Sono passate quindi senza risultati tutte le scadenze imposte dall’art. 20 del D.L. 179/12 “Crescita 2.0” e nessuno dei compiti che l’AgID aveva a norma di legge è stato espletato, nonostante gli sforzi di molti soggetti, ANCI in primis. 
Così ad oggi:
- non abbiamo il Piano Nazionale delle Comunità Intelligenti e quindi non abbiamo neanche un rapporto annuale sulla sua attuazione;
- non possiamo disporre delle “linee guida recanti definizione di standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati delle comunità intelligenti, e procedurali nonché di strumenti finanziari innovativi per lo sviluppo delle comunità intelligenti”;
- nonostante non siano passati i 90 giorni concessi dalla legge, ma quasi tre anni, non abbiamo “la piattaforma nazionale delle comunità intelligentie le relative componenti, che includono: a) il catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni; b) il catalogo dei dati e dei servizi informativi; c) il sistema di monitoraggio”;
- né tantomeno abbiamo il famoso “statuto” delle comunità intelligenti con uno straccio di definizione di cosa deve garantire una città ai propri cittadini per essere considerata smart.

Certo l’avvicendarsi di tre Governi e tre direttori dell’AgID in tre anni non ha facilitato le cose, così come non l’ha fatto il muoversi scomposto di molte amministrazioni centrali tutte in qualche modo coinvolte, ma sarebbe forse il momento di chiederci se queste benedette comunità intelligenti, come le chiama la legge, o “smart city”, come le chiama tutto il resto del mondo, ci servano e se ci servono che cosa dobbiamo mettere dentro questa scatola, che a furia di essere vaga resta spesso vuota.
A tal proposito vi do una notizia che forse è confermata dalla vostra esperienza quotidiana di cittadini: le nostre città non sono diventate intelligenti nel frattempo “a loro insaputa”. 
Anzi hanno sempre più bisogno di essere smart, quindi il tema non solo non è obsoleto, ma è prioritario in un Paese dove il vivere urbano descrive la qualità della vita della maggioranza dei cittadini.
Il punto è che, a nostro parere, questa “intelligenza” non è nascosta nei singoli device o nelle singole applicazioni, ma nella capacità di costruire, condividere e usare la conoscenza . Amministrare e far evolvere un nucleo urbano ha infatti molto più a che fare con la gestione delle informazioni, dei dati, che con qualche gadget più o meno accattivante. Non si può governare il territorio senza conoscerlo e non si può diventare una vera responsive city (ossia una città in grado di mutare e crescere sulla base delle esigenze misurabili dei cittadini) senza poter contare su una “ cultura del dato ” e sulle competenze per trasformare il dato grezzo in informazione, e l'informazione in decisione.
Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di dedicare la prossima edizione (sarà la quarta) di Smart City Exhibition(Bologna Fiere 14-16 ottobre) proprio al tema dei dati. Si chiamerà, come forse avete già visto, “ Citizen Data festival” e ciascuna delle tre parole ha un significato preciso:
Citizen: perché la digitalizzazione dei processi, l’apertura dei dati, la gestione efficiente delle reti e degli ambienti interconnessi ci servono perché abilitano nuovi servizi per i cittadini e per le imprese e perché danno loro la possibilità di partecipare alle scelte e di condividere le soluzioni.
Data: perché solo attraverso la produzione, la liberazione, e l’utilizzo efficace dei dati, le città e i territori – caratterizzati ormai da un insieme di flussi informativi e reti di relazioni e comunicazioni, fisiche e digitali – sono in grado di gestire la complessità e di creare quindi capitale sociale e migliore qualità della vita.
Festival: perché c’è bisogno che i protagonisti della data revolution facciano rete in ambienti informali e stimolanti in cui – attraverso un alternarsi di panel, workshop, sessioni formative e momenti di networking - si incontrano i bisogni dei cittadini, le pratiche dei tecnici, le policy degli amministratori, le visioni degli esperti e le proposte del mercato.
E’ solo con questa centralità della conoscenza condivisa che le città e i loro cittadini potranno essere intelligenti. E’ solo con la partecipazione, la collaborazione, la cura dei beni comuni che questa conoscenza sarà fertile, produrrà un benessere equo e sostenibile e abiliterà le potenzialità di ciascun cittadino e di ciascuna impresa.
Possiamo permetterci di dimenticarcelo per qualche stretta di cassa o per qualche miopia che ci fa dimenticare la stessa missione del “government”? Non credo.
Sarà ora di darci una mossa.
Leggete “la nuova geografia del Lavoro” di Moretti: le città che ci riusciranno prospereranno nel mercato globale, per le altre il declino è inevitabile. (Carlo Mochi Sismondi - dal sito www.forumpa.it)

La Mobilità è un diritto, la Sostenibilità un dovere

Nell'ambito della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile il Movimento #unacittàdacambiare organizza una giornata di iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza sul tema, da sempre caro ai membri dello stesso Movimento fin dalla sua nascita.
Una città accessibile a tutti, abbattendo le barriere fisiche e culturali che impediscono la fruizione degli spazi, è l'obiettivo dichiarato di #unacittàdacambiare, unitamente al miglioramento della qualità e della qualità urbana, precondizione necessaria per qualsivoglia ipotesi di sviluppo.
Il programma prevede un Concorso Fotografico online dal titolo "Muoversi in Libertà", già partito martedì e che si concluderà domenica 20.
Attraverso questo concorso si vuole contribuire a rendere partecipi della costruzione del “futuro della città” i suoi cittadini, acquisendo immagini che abbiano come soggetto la Mobilità, sia quando questo diritto sia pienamente goduto dal cittadino ma anche quando questa condizione dovesse invece essere messa in discussione da barriere architettoniche o altra forma di impedimento.
La finalità ultima è quella di sottolineare i vantaggi della mobilità sostenibile e la sua semplice e concreta fattibilità.
Domenica 20 poi il clou dell'iniziativa con al mattino la "pedalata urbana" per le strade della città con partenza ed arrivo presso il Complesso museale garibaldino. Raduno alle ore 9.
Nel pomeriggio si terrà un incontro-dibattito dal titolo "La mobilità è un diritto, la sostenibilità un dovere". Una chiacchierata a più voci su barriere architettoniche, innovazioni e proposte per il miglioramento del sistema di mobilità.
A seguire, dopo la valutazione delle foto partecipanti al concorso fotografico da parte di una giuria di tre fotografi non professionisti, ci sarà un intrattenimento musicale a cura della Professional Music Academy.
Durante il pomeriggio saranno allestiti degli stands dimostrativi con bici a pedalata assistita e banchetti sulla sicurezza stradale ed ambientale.

mercoledì 9 settembre 2015

In forte crescita l' "internet of things". Smart solution for smart cities

Le città di tutto il mondo cresceranno in grandezza e popolazione. È ormai noto che la gran parte degli abitanti della Terra già si muovono verso le aree urbane, ma la cosa che più preoccupa è che entro il 2050 ci vivranno più di 6,5 miliardi di persone.
Oltre alla pressione demografica c’è da tener conto delle grandi migrazioni in atto (dovute a guerre, carestie, dittature, cambiamenti climatici) e della necessità, già da ora, di investire in infrastrutture avanzate, nuova edilizia, mobilità e trasporti sostenibili, efficienza energetica, tutela dell’ambiente. 
In una parola, c’è da portare avanti e realizzare le prime smart cities.
Il nuovo Rapporto pubblicato da Compass Intelligence, “Smart cities: the new frontier for opportunities in IoT”, mette in relazione gli aspetti chiave del paradigma ‘Città intelligente’ con la nascente area dell’Internet of Things. Da questa integrazione tecnologica ed economica dovrebbe nascere un mercato da 1.420 miliardi di dollari nel 2020.
L’Internet delle Cose (in cui rientra anche il settore delle tecnologie Machine-toMachine, o più semplicemente M2M), in termini di hardware e software, sta registrando un vero e proprio boom di utilizzo, grazie alla dinamicità dei sementi smart energy (smart grid, smart meters), mobilità sostenibile (smart mobility), sensoristica digitale, trasporti intelligenti (ITS), big data e data analytics, smart home, robotica, ehealth, smart buildings, security, egovernment e molto altro.
Gli investimenti maggiori riguardano l’efficienza energetica e le smart grid, i trasporti di nuova generazione e la mobilità pulita. Tra i settori emergenti, l’applicazione di servizi IoT al commercio e al banking.
Un mercato di tecnologie e servizi che già oggi, secondo lo studio, vale quasi 664 miliardi di dollari e che crescerà ad un tasso composto (CARG) di oltre il 16,4% in tutto il mondo fino al 2020. Il Nord America e l’Europa sono i mercati più vivaci, ma l’Asia, proprio grazie all’M2M e alle soluzioni IoT, sta recuperando velocemente terreno (Key4biz).