giovedì 26 marzo 2015

Smart People-Governance-Living, le fondamenta per una Melito intelligente

Una comunità intelligente, nell'accezione "smart" del termine, sarà portata a scegliere una governance intelligente, capace di affrontare i problemi legati alla gestione della res publica in un'ottica e con un approccio ben differente da quello a cui ci hanno abituati.
Una governance quindi capace di creare condizioni per una migliore qualità della vita dei cittadini (smart living) e per le imprese.
Inizia con questi primi tre gradini, a mio parere, il percorso verso la smart city. Come più volte ho detto non contano le dimensioni, non contano i numeri. Smart può essere un piccolo borgo, smart può essere una metropoli.
Anche una cittadina come Melito, dunque, può diventare "smart". E non si pensi a grandi finanziamenti, ad ingenti risorse (che non ci sono) da mettere in campo. Diventare "intelligenti" è un obiettivo raggiungibile quasi a costo zero. L'unica cosa che serve è un "patto" tra cittadini e cittadini e tra cittadini ed amministratori.
Come ogni accordo, un "patto" prevede che vi siano degli impegni reciproci da rispettare e mantenere.
Questo patto dovrà necessariamente essere stipulato pensando alle future generazioni, per tentare di consegnare loro una concreta possibilità di rimanere legati al proprio territorio di origine, e di non vederlo come un luogo da cui fuggire senza voltarsi.
I contraenti di questo "patto" saranno essenzialmente tutti "cittadini". Alcuni amministratori, altri, la maggioranza, amministrati (ma dovranno vivere attivamente questo ruolo).
Quando parlo di un patto tra "cittadini e cittadini" intendo dire che si devono ricucire i rapporti umani, il tessuto sociale e connettivo della comunità che è fortemente disgregata. Questa è una condizione necessaria ad ogni altro tipo di intervento.
Un nuovo modo di sentirsi parte della città, di sentirsene co-proprietario insieme a tutti gli altri residenti, di sentirsi anche co-responsabile della sua condizione e delle scelte che si andranno a compiere.
Il patto invece tra "cittadini ed amministratori" dovrà necessariamente stravolgere il modo di guardare alla politica e richiederà anche qui uno sforzo importante da parte dei contraenti: i cittadini che non dovranno più firmare "deleghe in bianco", acritiche e passive; chi si propone di rappresentarli dovrà rinnegare e ripudiare quegli atteggiamenti improntati all’autoreferenzialità e al “culto della personalità” che abbiamo visto in questi anni.
E’ importante ed urgente una “politica umile”, dell’incontro e del dialogo. Servono figure votate alla prossimità ed al confronto con la gente, in grado di interpretarne speranze e timori e capaci di rispondere con competenza e tempestività.
Al contempo, ogni cittadino non deve rinunciare al suo diritto di partecipazione attiva, di consultazione e, soprattutto, di essere informato. Un rapporto, leale e trasparente, rappresenta la “chiave di lettura” della moderna relazione tra utente-cittadino ed amministratore.
Cittadini "smart" ed amministratori "smart" creano "smart living", cioè una città migliorata, aumentata nei suoi valori per i residenti e per chi guarda dall'esterno.
A chi pensa che il male peggiore sia la 'ndrangheta dico che l'ignoranza e la stupidità che la generano è un male assai peggiore. Intelligente o "smart" è il contrario di stupido, quindi una smart city non sarà mai una città di 'ndrangheta, perchè offre pari opportunità, diritti e servizi, dà risposte ai bisogni, favorisce lo scambio e l'incontro, è una città aperta.
E' verso questo modello che si deve andare...ognuno si metta in cammino, c'è #unacittàdacambiare.

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