lunedì 23 marzo 2015

Smart cities e risorse idriche: qualche considerazione in seguito alla Giornata Mondiale dell'acqua

Pensando alle smart cities, la mente associa immediatamente il concetto alla tecnologia e al digitale, poi agli spazi verdi ed all’inclusione sociale.
Ciò a cui raramente si pensa è la corretta gestione dei servizi pubblici, che però in un’ottica smart diventano fondamentali.
L'Italia non è certo un Paese "smart" da questo punto di vista. Pensiamo alle risorse idriche: sul totale dei consumi idrici italiani il 60% va imputato all’agricoltura, il 25% all’industria e il restante 15% agli usi civili. Questo però è il settore che utilizza l’acqua di miglior qualità, cioè l' acqua potabile. Risorsa preziosa che però utilizziamo anche per lavare l’auto, tirare lo sciacquone, fare le pulizie e innaffiare i fiori! Sempre che non venga smarrita lungo la via delle nostre case per colpa delle cattive condizioni delle reti idriche.
Si stima che le perdite di rete sono pari al 31,9% e ciò costringe ad aumentare il prelievo di acqua alla fonte impoverendo la risorsa ed esponendo alcuni territori a cronici disservizi: l’8,9% della popolazione italiana denuncia interruzioni di erogazione, con punte del 29,2% in Calabria (ovviamente sempre in testa alle classifiche negative).
Il confronto con i Paesi europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%. (Dati Censis)
Come rendere più "smart" il settore idrico? Per evitare le perdite la prima cosa da fare sarebbe puntare sullo smart metering, sistemi di misurazione intelligente lungo tutta la rete. In questo campo l'Italia è tristemente indietro, ma ci sono poche gloriose eccezioni, come Torino, dove già nel 2008 il gestore idrico Smat era in grado di telerilevare i consumi con un alto grado di accuratezza.
Mentre perdiamo un terzo dell’acqua per strada, continuiamo a pagare, anche se non molto, per quella che esce dal nostro rubinetto. Al Referendum del 2012 un plebiscito per l'acqua pubblica, dopodichè il nulla. Se n'è parlato in quel frangente, più per la smania tutta italiana di prendere posizioni senza approfondire, ma oggi non sembra le si dia tutta questa importanza. Quasi tutti sono disposti a spendere molto per il telefonino, ma se si tratta di pagare un po’ di più l’acqua allora lo scandalo è certo. Nei paesi esteri che tanto ammiriamo per efficienza e lungimiranza, però, l’acqua costa più del doppio che da noi. Ma gli operatori “ripagano” i consumatori in termini di servizi ed efficienza. Al contrario, e qui sta un altro paradosso italiano, siamo il Paese europeo con il più elevato consumo pro capite di acqua in bottiglia, e addirittura il secondo al mondo. Il 61,8% delle famiglie italiane acquista acqua minerale e il consumo medio è pari a 192 litri all’anno per persona. In media ogni famiglia italiana spende 234 euro all’anno per l’acqua in bottiglia. Poco meno cioè di una bolletta media dell’acqua, che per una famiglia di tre persone si aggira sui 300 euro annui. 
Quando si parla di gestione intelligente dell’acqua poi non si deve considerare solo quella chiara, che dalla fonte arriva alle nostre case. Le acque reflue e quelle meteoriche vanno assolutamente considerate. Secondo il Censis, il 20% delle acque reflue italiane viene smaltito senza nessun trattamento di depurazione, mentre gli olandesi hanno fatto del recupero delle acque di scarico il loro fiore all’occhiello, con impianti capaci di recuperare sostanze ed energia dalle acque reflue.
E in Italia va male anche nel settore della gestione dell’acqua piovana. Anzitutto vi è un vuoto normativo poichè la competenza sulle acque meteoriche non ce l’ha effettivamente nessuno, un po’ come capita a certe strade malconce le cui responsabilità vengono rimpallate tra Anas, province e comuni. Bisognerà intanto colmare questo vuoto normativo ed occuparsi di questo segmento poichè le acque meteoriche sono fortemente connesse, ad esempio, al fenomeno del dissesto idrogeologico, vera minaccia territoriale da tutti indicata come tale, ma da nessuno affrontata come tale.
L'acqua è fonte di vita. E' un diritto averla ma un dovere utilizzarla con oculatezza.
Secondo le stime per riportare le infrastrutture idriche italiane in linea con gli standard europei servirebbero 65 miliardi. L’attuale investimento medio annuo in questo campo, però, è di 30 euro/abitante. Calcolatrice alla mano fanno un miliardo e 800 milioni. Troppo pochi per risolvere la questione.

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