martedì 22 dicembre 2015

Reggio ultima per qualità della vita

E dopo I-City Rate, la classifica sulla "smartness" delle città italiane, arriva la nuova classifica, quella de Il Sole 24 Ore sui livelli di qualità della vita che, se possibile, boccia e mortifica ulteriormente le città del Mezzogiorno con Reggio, questa volta addirittura fanalino di coda.
Tutti si stanno affannando a ricercare le "colpe" di questo immenso ritardo rispetto alle città che nella speciale classifica sulla "qualità della vita" guardano la neo-battezzata Città Metropolitana dall'alto.
Tutti contro tutti, in uno scarica barile che non giova a nessuno. Tutti insomma stanno guardando il dito anziché la Luna.
Indubbiamente la centodecima piazza ha radici profonde che affondano nell'inettitudine delle classi dirigenti (TUTTE) e nell'insipienza storica di noi cittadini.
Reggio, la sua provincia, pagano di certo il prezzo più alto dalla capillare presenza di una criminalità organizzata forte e pervasiva, ma pagano anche altri prezzi, non meno onerosi, nei ritardi in settori importanti che sono poi quelli che rientrano nei parametri posti a base della valutazione de Il Sole 24 Ore.
Leggete i parametri, confrontateli con le altre città, fatevi un'idea. Siamo ultimi, anche se non ce ne accorgiamo. E non cerchiamo alibi o colpevoli perché non troveremmo né scuse né innocenti.

Qui la mappa interattiva della classifica

martedì 1 dicembre 2015

Smart City? Il problema ed i ritardi sono colpa di una governance disomogenea

Tanti sono i dicasteri che si occupano del tema, ma nessuno ha una delega specifica e manca un luogo deputato a fare una sintesi delle varie proposte che ogni singolo ministero, ogni singolo ufficio porta avanti. Le energie migliori arrivano dai territori ed è da qui che dobbiamo ripartire
di Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA


Le nostre città non hanno messo in soffitta il paradigma smart city, ma navigano a vista perché non hanno un punto di riferimento stabile e univoco a livello politico né certezze in tema di risorse economiche. È così che la vitalità sui temi dell’innovazione urbana, che anima molte amministrazioni locali coinvolgendo anche i cittadini più attivi, rischia di spegnersi di fronte alle difficoltà riscontrate nel trovare un interlocutore certo. In questo momento di assenza di direttive nazionali sul tema delle politiche urbane, è invece proprio su queste energie che dobbiamo puntare: con questa convinzione usciamo da Smart City Exhibition 2015, la tre giorni bolognese che ha portato in primo piano le difficoltà presenti nel nostro Paese per fare veramente innovazione e ci ha dato nuovi spunti per il lavoro dei prossimi mesi. Siamo sempre più convinti, infatti, che si debba mettere l’accento su un approccio dal basso e che le parole chiave siano collaborazione e advocacy: partire cioè dai problemi, dalle esigenze, dalle richieste che arrivano dai territori per mettere insieme visioni e proposte da portare all’attenzione della politica nazionale.
Quanto sia importante mettere in rete chi si occupa di questi temi ce lo ha confermato l’incontro tra una quarantina di assessori all’innovazione di altrettante città (di cui dieci città metropolitane) che si è svolto proprio all’interno di Smart City Exhibition. Un evento inedito, che ha messo uno di fronte all’altro amministratori in molti casi giovanissimi…‘nativi digitali’ che hanno energie, competenze e idee per fare bene, ma reclamano attenzione da parte del governo centrale, coerenza delle politiche e costanza delle risorse. Sarebbe davvero un peccato se la loro propositività venisse sopraffatta dalla sfiducia nei confronti di una politica di Governo che, spesso non li sa ascoltare e finisce così per ostacolare la loro voglia di fare con norme e vincoli che di smart hanno davvero ben poco.
Chi ha in carico infatti le politiche per le città? Chi si occupa dell’Agenda Urbana? Tanti sono i dicasteri che si occupano del tema, ma nessuno ha una delega specifica e manca un luogo deputato a fare una sintesi delle varie proposte che ogni singolo ministero, ogni singolo ufficio porta avanti. Il Mise ha, ad esempio, attivato una task force sulle smart city, ma l’area di competenza non sembrerebbe a 360 gradi bensì concentrata sulle misure di politica industriale da attivare, con un focus particolare su alcuni temi come la banda larga e le Smart Grid. Abbiamo poi l’AgiD che dovrebbe occuparsi per legge della governance sull’innovazione urbana, ma questa prescrizione per ora è rimasta sulla carta. Il Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti ha una delega specifica per il “piano città”, ma è limitata alle infrastrutture e alle “opere pubbliche”. Abbiamo infine iniziative in sé molto valide, ma ancora poco valorizzate, come la piattaforma italiansmartcity.itattivata dall’ANCI che mette a disposizione delle città schede con i progetti più interessanti già avviati
La sensazione, in generale, è che i diversi soggetti coinvolti lavorino ognuno per sé e che la politica nazionale sottovaluti l’innovazione che può arrivare dalle città. Proprio il contrario di quello di cui il nostro Paese avrebbe bisogno in questo momento.
Le premesse per migliorare, comunque, ci sono ed è su questo che come FPA vogliamo lavorare nei prossimi mesi. Dobbiamo favorire tutte le forme di partecipazione che arrivano dal basso, incentivare il confronto e la collaborazione tra le città e all’interno delle città, innescare processi inclusivi che consentano a tutti i livelli – vertici politici e dirigenti amministrativi – di fare co-progettazione, rendere duplicabili e scalabili le buone pratiche, accelerando la messa a sistema di competenze e progettualità, favorendo la condivisione e il dialogo. Lo strumento che FPA mette in campo per fare tutto questo si chiama “Cantieri della PA digitale”: tavoli di incontro tra le amministrazioni più smart, le aziende più innovative e il sapere delle Accademie che lavorano su temi di frontiera.
Partiremo quindi dalla conoscenza condivisa per andare a togliere i sassolini che bloccano gli ingranaggi dell’innovazione. Perché la smart city non è affatto uno slogan abusato, ma un paradigma quanto mai attuale, che ha bisogno di concretezza: una grande opportunità di crescita che ha bisogno di essere governata.

(tratto da www.agendadigitale.eu)

sabato 7 novembre 2015

giovedì 15 ottobre 2015

ICity Rate 2015: le città del Sud arretrano ancora

Pubblicato il rapporto ICity Rate 2015, l'indagine annuale sulle smart cities realizzata da Forum PA con la collaborazione di Openpolis.
La classifica delle smart cities di quest'anno prende in considerazione 7 dimensioni, economy, living, environment, people, mobility, governance e legality, new entry, quest'ultima, tra i parametri di confronto e giudizio. E' quasi superfluo dire che l'inserimento di questo parametro non fa che ampliare la forbice tra le città del nord e quelle del Sud.
La prima città meridionale è Cagliari, che si piazza solo al 60° posto. Reggio Calabria è 102esima. Un disastro. Questo a dimostrazione di quanta strada si deve percorrere e di quanto si debba recuperare nei confronti di altri territori, soprattutto delle altre Città Metropolitane.
Una seria riflessione va compiuta sulle priorità e sulla qualità e quantità dell'impegno che si devono profondere già da subito nel colmare il gap e far risalire questa impietosa classifica.
La fotografia è scattata sulla base di 150 indicatori statistici e l'immagine è quella di un Paese diviso a metà, con qualche eccezione in qualche parametro connesso all'identità territoriale che, ovviamente, valuta positivamente alcune realtà del Mezzogiorno.
Complessivamente però il quadro è pessimo.

ECONOMY: Il primato economico milanese In un paese provato da sette anni di crisi, Milano conferma il proprio primato nella graduatoria economy ponendosi come punto di riferimento per le strategia di ripresa. Bologna conquista una seconda posizione, a conferma di una struttura produttiva equilibrata oltre che dinamica. Roma si colloca al terzo posto. Delle tre capolista le variazione più importanti sono state registrate, in ordine da Milano, Roma e Bologna. Interessante che la variazione maggiore in questa dimensione è registrata da una città del SUD: Lecce. 1) Milano 2) Bologna 3) Roma

LIVING: La vitalità di Milano Il capoluogo lombardo sta correndo non solo nella dimensione economica. Anche in termini di qualità della vita lo scarto rispetto allo scorso anno è di +36,36 punti. Anche su questa dimensione Bologna registra un forte rallentamento con un decisamente più modesto +4,13. Terza Parma ma più che per meriti propri per un forte arretramento delle città che lo scorso anno la precedevano in classifica. 1)Milano 2)Bologna 3)Parma

ENVIRONMENT: La sostenibilità ambientale dei piccoli centri urbani Come negli anni precedenti si conferma il primato delle città più piccole nella dimensione ambiente anche se con un buon rimescolamento di posizioni al topo della classifica. A Trento che mantiene il primato italiano segue Mantova che conquista ben 5 posizioni e Belluno che rimane sul podio perdendo, però, la medaglia d’argento. 1)Trento 2)Mantova 3)Belluno

MOBILITY: La mobilità collettiva di Venezia La peculiarità di Venezia le permette di mantenere il primato nella dimensione mobilità soprattutto grazie alle caratteristiche strutturali che favoriscono il ricorso alla mobilità collettiva. Brescia fa un bel balzo in avanti guadagnando 5 posizioni e facendo scalare di un posto Bologna e Milano che scende, quest’anno, dal podio. 1)Venezia 2)Brescia 3)Bologna

PEOPLE: Milano svetta anche qui La dimensione relativa al capitale sociale rivede primatista Milano, che quest’anno riesce a raggiungere il podio più alto grazie alle ottime performance su indicatori quali il livello di istruzione della popolazione, la partecipazione a spettacoli, la connettività delle famiglie, la diffusione dell’home banking, etc. Al secondo posto la new entry composta dal comune di Bolzano (che salta in avanti tre posizioni) seguita da Firenze che conferma il terzo posto. La città alto-adesina è premiata per una forte partecipazione sociale (prima in Italia) e per l’informatizzazione delle famiglie. 1)Milano 2)Bolzano 3)Firenze

GOVERNANCE: Firenze patria del buon governo Sostanzialmente stabile il podio per quanto riguarda il tema della governance con l’unica novità determinato dallo scambio in classifica tra Bologna e Torino (a sfavore di quest’ultima). La città toscana primeggia soprattutto sul tema degli open data (prima in Italia), della penetrazione di twitter (seconda assoluta). Bologna primeggia in capacità gestionale (prima in Italia). Torino, infine, nella penetrazione di twitter (prima in Italia) e 1)Firenze 2) Bologna 3)Torino

LEGALITY: tre outsider sul podio La nuova dimensione Legalità registra tre outsider. Aosta è prima assoluta per bassa incidenza di ecoreati, per efficienza dei tribunali (sesta) e microcrimalita (sedicesima). Reggio nell’Emilia registra i migliori valori nel ciclo del cemento (settima) e nel rating delle aziende (nona). Lecco, invece, avanza in classifica grazie all’efficienza dei tribunali (nona) e nella bassa incidenzaa del lavoro nero. 1) Aosta 2)Reggio nell’Emilia 3)Lecco

NOTA METODOLOGICA Anche quest’anno ai tradizionali indicatori “standard” sono state affiancate una serie di variabili “smart”, più direttamente collegate alle dinamiche di innovazione tecnologica e sociale. L’impianto complessivo è così costituito da 150 variabili statistiche elementari, 84 Indici di fattore, 7 dimensioni, 14 Indici dimensionali e 1 Indice di sintesi Il rapporto è stato elaborato insieme ad Openpolis l’osservatorio civico della politica che analizza quotidianamente i meccanismi complessi e le fenomenologie emergenti del Paese che si affiancano alle altre realtà che orami storicamente rappresentano il comitato scientifico: ISTAT, Unioncamere, ANCI, Federutility. Inoltre, la piattaforma con la quale vengono restituiti i dati (www.icitylab.it) si è arricchita di un nuova funzione: ogni Comune capoluogo ha un proprio cruscotto di navigazione che consente di visualizzare rapidamente, per ciascun indicatore, la posizione della città all’interno della classifica e di fare il confronto con gli anni precedenti. Come già nell’edizione dello scorso anno, ognuna delle sette dimensioni è stata suddivisa in una componente standard, dove tendenzialmente sono collocati gli indicatori di valenza più generale, e in una componente più specificamente “smart”, nella quale si è cercato di inserire le variabili rappresentative della capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici e sociali. Ogni componente è, a sua volta, articolata in sei fattori cui si è fatto corrispondere un unico indicatore. Il risultato finale è un indicatore generale di sintesi in base al quale è definita la classifica annuale delle città intelligenti italiane (articolabile nelle componenti standard e smart) e sei indicatori dimensionali relativi ai singoli ambiti di indagine.

Per approfondimenti clicca qui



Potrebbe interessarti: http://www.salernotoday.it/green/life/salerno-icity-rate-2015-smart-cities.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/SalernoToday/123077434434265

giovedì 17 settembre 2015

Il punto sulle città intelligenti. Serve un impegno straordinario

Condivido questo interessante punto di vista sullo stato dell'arte per quanto attiene il processo di implementazione della "smartness" urbana in Italia.


Strano Paese il nostro che brucia le idee, i paradigmi e le innovazioni senza viverle e metterle in pratica. Così le parole, se usate senza cura, rischiano solo di coprire un vuoto di idee imbarazzante e una carenza di azione politica che ciinchioda ancora alle ultime posizioni nelle classifiche dell’economia digitale.
Questa sorte potrebbe subire il paradigma delle “smart city” che dopo essere stato un hype per un paio d’anni, dopo aver avuto l’onore di essere oggetto di un importante articolo di una legge chiave per la nostra ripresa, proprio ora che ci sarebbero, con la programmazione europea e con i bandi di Horizon 2020, anche un po’ di soldi non riesce a trovare più la necessaria attenzione della politica, ma spesso neanche dei sindaci e, di conseguenza, delle grandi aziende tecnologiche.
Sono passate quindi senza risultati tutte le scadenze imposte dall’art. 20 del D.L. 179/12 “Crescita 2.0” e nessuno dei compiti che l’AgID aveva a norma di legge è stato espletato, nonostante gli sforzi di molti soggetti, ANCI in primis. 
Così ad oggi:
- non abbiamo il Piano Nazionale delle Comunità Intelligenti e quindi non abbiamo neanche un rapporto annuale sulla sua attuazione;
- non possiamo disporre delle “linee guida recanti definizione di standard tecnici, compresa la determinazione delle ontologie dei servizi e dei dati delle comunità intelligenti, e procedurali nonché di strumenti finanziari innovativi per lo sviluppo delle comunità intelligenti”;
- nonostante non siano passati i 90 giorni concessi dalla legge, ma quasi tre anni, non abbiamo “la piattaforma nazionale delle comunità intelligentie le relative componenti, che includono: a) il catalogo del riuso dei sistemi e delle applicazioni; b) il catalogo dei dati e dei servizi informativi; c) il sistema di monitoraggio”;
- né tantomeno abbiamo il famoso “statuto” delle comunità intelligenti con uno straccio di definizione di cosa deve garantire una città ai propri cittadini per essere considerata smart.

Certo l’avvicendarsi di tre Governi e tre direttori dell’AgID in tre anni non ha facilitato le cose, così come non l’ha fatto il muoversi scomposto di molte amministrazioni centrali tutte in qualche modo coinvolte, ma sarebbe forse il momento di chiederci se queste benedette comunità intelligenti, come le chiama la legge, o “smart city”, come le chiama tutto il resto del mondo, ci servano e se ci servono che cosa dobbiamo mettere dentro questa scatola, che a furia di essere vaga resta spesso vuota.
A tal proposito vi do una notizia che forse è confermata dalla vostra esperienza quotidiana di cittadini: le nostre città non sono diventate intelligenti nel frattempo “a loro insaputa”. 
Anzi hanno sempre più bisogno di essere smart, quindi il tema non solo non è obsoleto, ma è prioritario in un Paese dove il vivere urbano descrive la qualità della vita della maggioranza dei cittadini.
Il punto è che, a nostro parere, questa “intelligenza” non è nascosta nei singoli device o nelle singole applicazioni, ma nella capacità di costruire, condividere e usare la conoscenza . Amministrare e far evolvere un nucleo urbano ha infatti molto più a che fare con la gestione delle informazioni, dei dati, che con qualche gadget più o meno accattivante. Non si può governare il territorio senza conoscerlo e non si può diventare una vera responsive city (ossia una città in grado di mutare e crescere sulla base delle esigenze misurabili dei cittadini) senza poter contare su una “ cultura del dato ” e sulle competenze per trasformare il dato grezzo in informazione, e l'informazione in decisione.
Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di dedicare la prossima edizione (sarà la quarta) di Smart City Exhibition(Bologna Fiere 14-16 ottobre) proprio al tema dei dati. Si chiamerà, come forse avete già visto, “ Citizen Data festival” e ciascuna delle tre parole ha un significato preciso:
Citizen: perché la digitalizzazione dei processi, l’apertura dei dati, la gestione efficiente delle reti e degli ambienti interconnessi ci servono perché abilitano nuovi servizi per i cittadini e per le imprese e perché danno loro la possibilità di partecipare alle scelte e di condividere le soluzioni.
Data: perché solo attraverso la produzione, la liberazione, e l’utilizzo efficace dei dati, le città e i territori – caratterizzati ormai da un insieme di flussi informativi e reti di relazioni e comunicazioni, fisiche e digitali – sono in grado di gestire la complessità e di creare quindi capitale sociale e migliore qualità della vita.
Festival: perché c’è bisogno che i protagonisti della data revolution facciano rete in ambienti informali e stimolanti in cui – attraverso un alternarsi di panel, workshop, sessioni formative e momenti di networking - si incontrano i bisogni dei cittadini, le pratiche dei tecnici, le policy degli amministratori, le visioni degli esperti e le proposte del mercato.
E’ solo con questa centralità della conoscenza condivisa che le città e i loro cittadini potranno essere intelligenti. E’ solo con la partecipazione, la collaborazione, la cura dei beni comuni che questa conoscenza sarà fertile, produrrà un benessere equo e sostenibile e abiliterà le potenzialità di ciascun cittadino e di ciascuna impresa.
Possiamo permetterci di dimenticarcelo per qualche stretta di cassa o per qualche miopia che ci fa dimenticare la stessa missione del “government”? Non credo.
Sarà ora di darci una mossa.
Leggete “la nuova geografia del Lavoro” di Moretti: le città che ci riusciranno prospereranno nel mercato globale, per le altre il declino è inevitabile. (Carlo Mochi Sismondi - dal sito www.forumpa.it)

La Mobilità è un diritto, la Sostenibilità un dovere

Nell'ambito della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile il Movimento #unacittàdacambiare organizza una giornata di iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza sul tema, da sempre caro ai membri dello stesso Movimento fin dalla sua nascita.
Una città accessibile a tutti, abbattendo le barriere fisiche e culturali che impediscono la fruizione degli spazi, è l'obiettivo dichiarato di #unacittàdacambiare, unitamente al miglioramento della qualità e della qualità urbana, precondizione necessaria per qualsivoglia ipotesi di sviluppo.
Il programma prevede un Concorso Fotografico online dal titolo "Muoversi in Libertà", già partito martedì e che si concluderà domenica 20.
Attraverso questo concorso si vuole contribuire a rendere partecipi della costruzione del “futuro della città” i suoi cittadini, acquisendo immagini che abbiano come soggetto la Mobilità, sia quando questo diritto sia pienamente goduto dal cittadino ma anche quando questa condizione dovesse invece essere messa in discussione da barriere architettoniche o altra forma di impedimento.
La finalità ultima è quella di sottolineare i vantaggi della mobilità sostenibile e la sua semplice e concreta fattibilità.
Domenica 20 poi il clou dell'iniziativa con al mattino la "pedalata urbana" per le strade della città con partenza ed arrivo presso il Complesso museale garibaldino. Raduno alle ore 9.
Nel pomeriggio si terrà un incontro-dibattito dal titolo "La mobilità è un diritto, la sostenibilità un dovere". Una chiacchierata a più voci su barriere architettoniche, innovazioni e proposte per il miglioramento del sistema di mobilità.
A seguire, dopo la valutazione delle foto partecipanti al concorso fotografico da parte di una giuria di tre fotografi non professionisti, ci sarà un intrattenimento musicale a cura della Professional Music Academy.
Durante il pomeriggio saranno allestiti degli stands dimostrativi con bici a pedalata assistita e banchetti sulla sicurezza stradale ed ambientale.

mercoledì 9 settembre 2015

In forte crescita l' "internet of things". Smart solution for smart cities

Le città di tutto il mondo cresceranno in grandezza e popolazione. È ormai noto che la gran parte degli abitanti della Terra già si muovono verso le aree urbane, ma la cosa che più preoccupa è che entro il 2050 ci vivranno più di 6,5 miliardi di persone.
Oltre alla pressione demografica c’è da tener conto delle grandi migrazioni in atto (dovute a guerre, carestie, dittature, cambiamenti climatici) e della necessità, già da ora, di investire in infrastrutture avanzate, nuova edilizia, mobilità e trasporti sostenibili, efficienza energetica, tutela dell’ambiente. 
In una parola, c’è da portare avanti e realizzare le prime smart cities.
Il nuovo Rapporto pubblicato da Compass Intelligence, “Smart cities: the new frontier for opportunities in IoT”, mette in relazione gli aspetti chiave del paradigma ‘Città intelligente’ con la nascente area dell’Internet of Things. Da questa integrazione tecnologica ed economica dovrebbe nascere un mercato da 1.420 miliardi di dollari nel 2020.
L’Internet delle Cose (in cui rientra anche il settore delle tecnologie Machine-toMachine, o più semplicemente M2M), in termini di hardware e software, sta registrando un vero e proprio boom di utilizzo, grazie alla dinamicità dei sementi smart energy (smart grid, smart meters), mobilità sostenibile (smart mobility), sensoristica digitale, trasporti intelligenti (ITS), big data e data analytics, smart home, robotica, ehealth, smart buildings, security, egovernment e molto altro.
Gli investimenti maggiori riguardano l’efficienza energetica e le smart grid, i trasporti di nuova generazione e la mobilità pulita. Tra i settori emergenti, l’applicazione di servizi IoT al commercio e al banking.
Un mercato di tecnologie e servizi che già oggi, secondo lo studio, vale quasi 664 miliardi di dollari e che crescerà ad un tasso composto (CARG) di oltre il 16,4% in tutto il mondo fino al 2020. Il Nord America e l’Europa sono i mercati più vivaci, ma l’Asia, proprio grazie all’M2M e alle soluzioni IoT, sta recuperando velocemente terreno (Key4biz).

lunedì 29 giugno 2015

"U cafè è pavatu...ma non vi dugnu u scontrinu"

Ho letto un editoriale su un quotidiano web, in cui il direttore definiva "complici" dello scandalo Rimborsopoli tutti i calabresi, rei, a suo dire, di non riuscire più a scandalizzarsi dinanzi a nulla.
Non tutti, caro Direttore, ma in linea di massima sono d'accordo con Lei. E c'è un motivo per cui ciò accade. Molti "invidiano" lo stile di vita di questi signori, vorrebbero emularlo e se fossero al loro posto, forse, farebbero anche di peggio.
Questo è ciò a cui ci ha educati la politica. Ecco perchè nessuno si scandalizza più, perchè siamo assuefatti. Tutto ci scivola addosso come acqua fresca.
E queste furberie e ruberie perfettamente bipartisan non danno neanche più la possibilità a nessuno di "indicare" il colpevole.
Dovettero fare la legge che impedisse loro di assumere parenti nelle strutture del Consiglio, ora probabilmente ne faranno un'altra...per "dare un segnale".
Volete dare un segnale, quello si "forte"? Chiedete scusa ai calabresi per aver rubato loro il futuro e per averlo fatto con il loro consenso, raggirando chi ha bisogno e promettendo mari e monti.
Chiedete scusa per l'arretratezza in cui avete costretto questa stupenda terra, frenata dalla 'ndrangheta e da voi, incapaci di avere una visione e lavorare per realizzarla.
Chiedete scusa a quanti quotidianamente lasciano la Calabria perchè hanno perso la speranza di trovare lavoro, perchè si vedono scavalcati immeritatamente da chi "conosce qualcuno".
Chiedete scusa per una Sanità che nemmeno l'Uganda.
Chiedete scusa per i Trasporti indegni di una terra civile, con treni sempre meno frequenti e più vetusti, strade ed autostrade (quali?) impercorribili, porti inaccessibili, aeroporti con un filo d'ossigeno.
Chiedete scusa per un Ambiente al limite del collasso nonostante le centinaia di milioni di euro spesi per depuratori, discariche, progetti campati in aria e "fumo".
Chiedete scusa per la terra che ci si sfalda sotto i piedi, per via di un dissesto idrogeologico che non siete riusciti a contrastare.
Chiedete scusa per un Turismo che non c'è, nonostante le bellezze naturali ed i Beni Culturali di cui questa terra è dotata.
Chiedete scusa per tutti i miliardi di Euro che ogni anno restituite all'Unione Europea perchè non siete in grado di programmare, investire e spendere per la crescita economica ed il lavoro.
Chiedete scusa per tutto questo, non per la Lap-dance pagata coi soldi dei Gruppi, non per le cene da "Er faciolaro" e nemmeno per i gratta e vinci o i Televisori. 
Queste sono meschinerie che si addicono ai poveri ripiccicati che siete.
Ma è tutto il resto che fa male. Fa male vedere le enormi potenzialità di questa terra andare in fumo per via di una classe dirigente inadeguata, più adatta ad una commedia all'italiana che a governare una Regione.
Chiedete scusa, adesso. E non preoccupatevi...u cafè è pavatu....ma non vi dugnu u scontrinu, non si sapi mai, iti e vu faciti rimborsari...

domenica 17 maggio 2015

venerdì 24 aprile 2015

Una città da #cambiare si presenta

Ieri, presso la sede sita sul Viale Garibaldi a Melito si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Movimento una città da #cambiare che sostiene il candidato a sindaco Carmelo Minniti per le prossime elezioni comunali del 31 maggio.
Volti nuovi, molti giovani, molte donne, per "una città da #cambiare" anche nei modi di approcciarsi alla politica, fatta non più da portatori di interessi o di pacchetti di voti, bensì da persone che hanno competenze e passione da mettere al servizio della comunità melitese.
Città che torna al voto dopo il terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose e che è quasi al collasso economico-finanziario ma che, a detta del candidato a sindaco Carmelo Minniti e dei candidati che sono intervenuti, conserva intatte le opportunità di risollevarsi e di ritornare ad essere un centro di rilevante importanza per la fascia jonica reggina e nella costruenda Città Metropolitana.
Presentato anche il programma in pillole, costruito durante momenti laboratoriali iniziati la scorsa estate e molto partecipati da cittadini, associazioni di volontariato e categorie economiche e professionali.
Nei prossimi giorni inizierà il tour per i quartieri e le frazioni, per stabilire un contatto diretto con i cittadini, volontà annunciata dal candidato a sindaco che ha garantito che la sua sarà un'amministrazione "smart", che adotterà e divulgherà il più possibile la pratica dell'utilizzo dei social e delle app per avere un costante rapporto ente/cittadino.
clicca per ingrandire

domenica 19 aprile 2015

#Eccoci!

Era già ampiamente nell'aria. Era stato anticipato dalla stampa ed in verità anche dai rumors delle scorse settimane.

Con l'apertura della sede, sul centralissimo Viale Garibaldi, al civico 135, parte l'avventura del movimento civico una città da #cambiare, che si presenterà alle prossime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Melito di Porto Salvo, con candidato a sindaco Carmelo Minniti

Giovedì 23 alle ore 16.30 si terrà presso la sede una conferenza stampa in cui il candidato a sindaco ed i candidati a consigliere comunale presenteranno le motivazioni dell'impegno civico, i punti nodali del programma amministrativo e risponderanno alle domande dei giornalisti.

Entrerà così nel vivo la campagna elettorale che chiuderà una stagione commissariale e vedrà, si spera, rifiorire una democrazia "reale", basata sul vero coinvolgimento dei cittadini nella gestione trasparente della cosa pubblica.



venerdì 17 aprile 2015

Lamezia Terme incontro su: "Nuove prospettive di sviluppo per la Città".

Sabato 18 Aprile, alle ore 10:30, al Teatro Umberto, si svolgerà l’incontro-dibattito dal tema “Nuove prospettive di sviluppo per la città” – modelli di pianificazione per l’area lametina: esperienze e strategie; all’incontro parteciperanno due giovani ricercatori calabresi, Beniamino Cordova e Federico Curatola, dottori di ricerca in Pianificazione territoriale, esperti di Aree metropolitane e Smart City.

A presentare l’incontro sarà l’Ing. Nicola Mazzocca, candidato a sindaco per Idee in Movimento. Secondo l’ing. Mazzocca, i temi trattati dovranno rappresentare uno dei punti cardine per la nuova amministrazione.

La città di Lamezia Terme, oltre che essere polo logistico e di trasporto, dovrà divenire riferimento di innovazione tecnologica e definitivamente baricentrica in un sistema urbano di area vasta.

Ripartire quindi dai giovani e dalle reali potenzialità del territorio lametino risulta indispensabile per superare la stagnazione nella quale versa ormai da troppo tempo la città.

I giovani ricercatori, entrambi laureati presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dove hanno conseguito il Dottorato di ricerca, hanno deciso, fin dall’inizio della loro carriera professionale, di operare in Calabria per favorire ed incentivare la crescita dei loro territori. Idee in Movimento, favorendo l’incontro generazionale, è da sempre vicino ai giovani che si impegnano, con il loro agire, per la crescita socioculturale della Calabria.

martedì 14 aprile 2015

Carmelo Minniti Sindaco, per "una città da #cambiare"

Una città da #cambiare, questo è il nome del movimento che si presenterà alle prossime elezioni amministrative con Carmelo Minniti candidato alla carica di sindaco di Melito di Porto Salvo.
"Si tratta di un movimento che nasce dalla necessità di restituire al cittadino il diritto di partecipazione reale alla gestione della cosa pubblica e che si pone come obiettivi la trasparenza, la legalità e l’efficienza amministrativa, la coesione sociale nonché lo sviluppo economico-produttivo per il miglioramento della qualità della vita nella città di Melito di Porto Salvo.
La nostra sarà una lista giovane, nuova, fatta di persone che non vivono di “politica” ma che per amore e rispetto verso la propria città hanno sentito il dovere di schierarsi per rinnovare il modo di gestire la cosa pubblica. Idee nuove e volti nuovi, che non hanno alcuna responsabilità “politica” del disastro che ha portato Melito al terzo scioglimento ed al collasso economico-finanziario. Se ci sarà data la possibilità di amministrare questa città, lo faremo così, liberi da condizionamenti e tesi esclusivamente a lavorare per il benessere dell’intera comunità melitese.
Quello che vogliamo è costruire insieme la città di domani con idee e programmi centrati sul lungo periodo.
Crediamo fortemente che vi siano le condizioni per catalizzare ed attivare tutte le energie positive e le forze buone che non mancano nella nostra città e che hanno voglia di impegnarsi per ripristinare la normalità dopo una lunga e buia stagione. Per questo siamo in corsa, per questo ci mettiamo la faccia”.
Il candidato a sindaco Carmelo Minniti in questi giorni, assieme ai candidati, incontrerà le Istituzioni ed i cittadini di ogni singola frazione del comune per condividere le motivazioni di questo impegno ed il percorso che porterà alla definizione del programma amministrativo.

sabato 11 aprile 2015

Città Metropolitana, Unione dei Comuni, territori intelligenti. La strada è lunga

Ogni viaggio, anche il più lungo, inizia sempre con un piccolo passo. Parto da questa citazione, menzionata dal Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà durante il suo intervento, per commentare l'incontro di ieri, organizzato dal consigliere provinciale Pierpaolo Zavettieri e che ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini dell'Area Grecanica.
Ed infatti quello di ieri è il primo, piccolo, passo nel difficile ma imminente percorso che ci porterà a costruire la Città Metropolitana entro il 31 dicembre del 2016.
E' importante iniziare a diffondere i concetti sul territorio, le definizioni, le novità che questa nuova dimensione porterà con sé, le occasioni, la nuova visione che amministratori ed amministrati dovranno necessariamente avere per non sentirsi estranei in casa propria.
Un plauso dunque a chi, più illuminato di altri, ha iniziato a portare tra la gente il messaggio, a chi ha scelto di circondarsi di competenze specifiche da mettere al servizio del territorio.
E' difficile e sembra quasi paradossale parlare di "territori intelligenti" a queste latitudini, in cui non sono garantiti i diritti fondamentali di cittadinanza. Ma si deve compiere uno sforzo collettivo per comprendere che o si sale sul treno della Città metropolitana con umiltà e con una forte spinta verso l'innovazione, oppure arretratezza e sottosviluppo costringeranno le nuove generazioni a pensare al proprio futuro altrove.
In questa vera e propria campagna di "evangelizzazione" tutti hanno un loro compito specifico che devono svolgere con passione ed impegno. L'Università ed i centri del sapere devono, come si è fatto ieri, parlare alla gente ed affiancare la classe dirigente aiutandola a calibrare le giuste soluzioni ai problemi. La classe dirigente deve stare a contatto con i territori, ascoltandone le istanze e stimolando la partecipazione. I cittadini devono diventare "soggetti attivi", assumendo la consapevolezza di essere i veri protagonisti dei sistemi urbani e territoriali.
Farla capire è dura...ma dobbiamo provarci. Non è impossibile, è soltanto una sfida ardua, ma per fortuna, vi sono persone che hanno il coraggio e le competenze per affrontarla.





giovedì 26 marzo 2015

Smart People-Governance-Living, le fondamenta per una Melito intelligente

Una comunità intelligente, nell'accezione "smart" del termine, sarà portata a scegliere una governance intelligente, capace di affrontare i problemi legati alla gestione della res publica in un'ottica e con un approccio ben differente da quello a cui ci hanno abituati.
Una governance quindi capace di creare condizioni per una migliore qualità della vita dei cittadini (smart living) e per le imprese.
Inizia con questi primi tre gradini, a mio parere, il percorso verso la smart city. Come più volte ho detto non contano le dimensioni, non contano i numeri. Smart può essere un piccolo borgo, smart può essere una metropoli.
Anche una cittadina come Melito, dunque, può diventare "smart". E non si pensi a grandi finanziamenti, ad ingenti risorse (che non ci sono) da mettere in campo. Diventare "intelligenti" è un obiettivo raggiungibile quasi a costo zero. L'unica cosa che serve è un "patto" tra cittadini e cittadini e tra cittadini ed amministratori.
Come ogni accordo, un "patto" prevede che vi siano degli impegni reciproci da rispettare e mantenere.
Questo patto dovrà necessariamente essere stipulato pensando alle future generazioni, per tentare di consegnare loro una concreta possibilità di rimanere legati al proprio territorio di origine, e di non vederlo come un luogo da cui fuggire senza voltarsi.
I contraenti di questo "patto" saranno essenzialmente tutti "cittadini". Alcuni amministratori, altri, la maggioranza, amministrati (ma dovranno vivere attivamente questo ruolo).
Quando parlo di un patto tra "cittadini e cittadini" intendo dire che si devono ricucire i rapporti umani, il tessuto sociale e connettivo della comunità che è fortemente disgregata. Questa è una condizione necessaria ad ogni altro tipo di intervento.
Un nuovo modo di sentirsi parte della città, di sentirsene co-proprietario insieme a tutti gli altri residenti, di sentirsi anche co-responsabile della sua condizione e delle scelte che si andranno a compiere.
Il patto invece tra "cittadini ed amministratori" dovrà necessariamente stravolgere il modo di guardare alla politica e richiederà anche qui uno sforzo importante da parte dei contraenti: i cittadini che non dovranno più firmare "deleghe in bianco", acritiche e passive; chi si propone di rappresentarli dovrà rinnegare e ripudiare quegli atteggiamenti improntati all’autoreferenzialità e al “culto della personalità” che abbiamo visto in questi anni.
E’ importante ed urgente una “politica umile”, dell’incontro e del dialogo. Servono figure votate alla prossimità ed al confronto con la gente, in grado di interpretarne speranze e timori e capaci di rispondere con competenza e tempestività.
Al contempo, ogni cittadino non deve rinunciare al suo diritto di partecipazione attiva, di consultazione e, soprattutto, di essere informato. Un rapporto, leale e trasparente, rappresenta la “chiave di lettura” della moderna relazione tra utente-cittadino ed amministratore.
Cittadini "smart" ed amministratori "smart" creano "smart living", cioè una città migliorata, aumentata nei suoi valori per i residenti e per chi guarda dall'esterno.
A chi pensa che il male peggiore sia la 'ndrangheta dico che l'ignoranza e la stupidità che la generano è un male assai peggiore. Intelligente o "smart" è il contrario di stupido, quindi una smart city non sarà mai una città di 'ndrangheta, perchè offre pari opportunità, diritti e servizi, dà risposte ai bisogni, favorisce lo scambio e l'incontro, è una città aperta.
E' verso questo modello che si deve andare...ognuno si metta in cammino, c'è #unacittàdacambiare.

lunedì 23 marzo 2015

Smart cities e risorse idriche: qualche considerazione in seguito alla Giornata Mondiale dell'acqua

Pensando alle smart cities, la mente associa immediatamente il concetto alla tecnologia e al digitale, poi agli spazi verdi ed all’inclusione sociale.
Ciò a cui raramente si pensa è la corretta gestione dei servizi pubblici, che però in un’ottica smart diventano fondamentali.
L'Italia non è certo un Paese "smart" da questo punto di vista. Pensiamo alle risorse idriche: sul totale dei consumi idrici italiani il 60% va imputato all’agricoltura, il 25% all’industria e il restante 15% agli usi civili. Questo però è il settore che utilizza l’acqua di miglior qualità, cioè l' acqua potabile. Risorsa preziosa che però utilizziamo anche per lavare l’auto, tirare lo sciacquone, fare le pulizie e innaffiare i fiori! Sempre che non venga smarrita lungo la via delle nostre case per colpa delle cattive condizioni delle reti idriche.
Si stima che le perdite di rete sono pari al 31,9% e ciò costringe ad aumentare il prelievo di acqua alla fonte impoverendo la risorsa ed esponendo alcuni territori a cronici disservizi: l’8,9% della popolazione italiana denuncia interruzioni di erogazione, con punte del 29,2% in Calabria (ovviamente sempre in testa alle classifiche negative).
Il confronto con i Paesi europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%. (Dati Censis)
Come rendere più "smart" il settore idrico? Per evitare le perdite la prima cosa da fare sarebbe puntare sullo smart metering, sistemi di misurazione intelligente lungo tutta la rete. In questo campo l'Italia è tristemente indietro, ma ci sono poche gloriose eccezioni, come Torino, dove già nel 2008 il gestore idrico Smat era in grado di telerilevare i consumi con un alto grado di accuratezza.
Mentre perdiamo un terzo dell’acqua per strada, continuiamo a pagare, anche se non molto, per quella che esce dal nostro rubinetto. Al Referendum del 2012 un plebiscito per l'acqua pubblica, dopodichè il nulla. Se n'è parlato in quel frangente, più per la smania tutta italiana di prendere posizioni senza approfondire, ma oggi non sembra le si dia tutta questa importanza. Quasi tutti sono disposti a spendere molto per il telefonino, ma se si tratta di pagare un po’ di più l’acqua allora lo scandalo è certo. Nei paesi esteri che tanto ammiriamo per efficienza e lungimiranza, però, l’acqua costa più del doppio che da noi. Ma gli operatori “ripagano” i consumatori in termini di servizi ed efficienza. Al contrario, e qui sta un altro paradosso italiano, siamo il Paese europeo con il più elevato consumo pro capite di acqua in bottiglia, e addirittura il secondo al mondo. Il 61,8% delle famiglie italiane acquista acqua minerale e il consumo medio è pari a 192 litri all’anno per persona. In media ogni famiglia italiana spende 234 euro all’anno per l’acqua in bottiglia. Poco meno cioè di una bolletta media dell’acqua, che per una famiglia di tre persone si aggira sui 300 euro annui. 
Quando si parla di gestione intelligente dell’acqua poi non si deve considerare solo quella chiara, che dalla fonte arriva alle nostre case. Le acque reflue e quelle meteoriche vanno assolutamente considerate. Secondo il Censis, il 20% delle acque reflue italiane viene smaltito senza nessun trattamento di depurazione, mentre gli olandesi hanno fatto del recupero delle acque di scarico il loro fiore all’occhiello, con impianti capaci di recuperare sostanze ed energia dalle acque reflue.
E in Italia va male anche nel settore della gestione dell’acqua piovana. Anzitutto vi è un vuoto normativo poichè la competenza sulle acque meteoriche non ce l’ha effettivamente nessuno, un po’ come capita a certe strade malconce le cui responsabilità vengono rimpallate tra Anas, province e comuni. Bisognerà intanto colmare questo vuoto normativo ed occuparsi di questo segmento poichè le acque meteoriche sono fortemente connesse, ad esempio, al fenomeno del dissesto idrogeologico, vera minaccia territoriale da tutti indicata come tale, ma da nessuno affrontata come tale.
L'acqua è fonte di vita. E' un diritto averla ma un dovere utilizzarla con oculatezza.
Secondo le stime per riportare le infrastrutture idriche italiane in linea con gli standard europei servirebbero 65 miliardi. L’attuale investimento medio annuo in questo campo, però, è di 30 euro/abitante. Calcolatrice alla mano fanno un miliardo e 800 milioni. Troppo pochi per risolvere la questione.

La pianificazione nella Città Metropolitana

di Francesco Gastaldi Professore associato di urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia)

Con la legge 56/2014 (cosiddetta legge Delrio) la Città Metropolitana, realtà istituzionale di cui si discuteva da almeno venticinque anni, è diventata realtà e dal 1 gennaio 2015 subentrerà, con funzioni anche nuove e diverse, alle dieci relative province,comportando rilevanti innovazioni sui processi di governo del territorio. Il testo normativo individua le funzioni fondamentali del nuovo ente di area vasta che dovrà occuparsi di sviluppo economico, promozione e gestione integrata dei servizi, infrastrutture, reti di comunicazione e le relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese quelle a livello europeo. La Città Metropolitana si occuperà inoltre di mobilità e viabilità e dovrà assicurare la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell’ambito metropolitano.

Le Regioni dovevano già a luglio decidere quali funzioni delegare alle città metropolitane e tuttavia, per il momento, l’accordo si è trovato solo per quelle di tipo amministrativo. Per tutto il resto le Regioni si sono impegnate unicamente ad “adottare le iniziative legislative di propria competenza” entro la fine del 2014. Un impegno in verità assai vago che lascia intendere, in filigrana, il dualismo che si è venuto a creare tra le regioni e i nuovi enti metropolitani che, specie in alcuni casi, hanno un peso assai elevato nelle dinamiche politiche e socio-economiche degli ambiti regionali di appartenenza.

In attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione – delle relative norme di attuazione e fermo restando la competenza regionale (articoli 114 e 117) – le Città Metropolitane saranno governate, secondo la legge 56/2014, dal sindaco, il consiglio e la conferenza metropolitana. Non è prevista la costituzione della giunta, ma è data la facoltà al sindaco di nominare un vicesindaco e uno o più consiglieri delegati. Il consiglio, l’organo d’indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani, programmi e approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco metropolitano; ha altresì potere di proposta dello statuto (attualmente in fase di redazione) e poteri decisori finali per l’approvazione del bilancio.

Proprio le risorse appaiono il nodo attualmente più intricato in quanto le Città Metropolitane, a fronte di un aumento del numero di competenze “pesanti”, ereditano quelle delle province, che da alcuni anni sono oggetto di pesante decurtazione. Posto che le Città Metropolitane per funzionare necessitano di risorse proporzionate alle funzioni che esse saranno chiamate a svolgere, l’utilizzo dei fondi europei tramite i PON (Piani Operativi Nazionali) si pone così come una importante scelta strategica: lo stanziamento previsto è di quasi 600 milioni di euro tra il 2014 e il 2020, ma riguarda solamente progetti inerenti l’agenda digitale, la mobilità e sostenibilità urbana e l’inclusione sociale.

Verso il Piano Territoriale Metropolitano

Il nuovo ente si occuperà di “pianificazione territoriale generale”, comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture, anche fissando vincoli e obiettivi all’attività e all’esercizio delle funzioni dei comuni ricompresi nell’area. A tale attribuzione si affianca la “pianificazione territoriale di coordinamento”, nonché la “tutela e valorizzazione dell’ambiente” ereditata dalla Provincia; un ruolo di coordinamento tra i diversi temi e soprattutto tra i differenti piani, possibilmente con un impegno concreto di razionalizzazione e semplificazione. Il termine “pianificazione generale” sembra far riferimento alla possibilità di previsioni di carattere prescrittivo e cogente, selezionando progetti e azioni rilevanti di scala vasta e lasciando così alla strumentazione urbanistica “tradizionale” compiti regolativi di livello comunale/locale.

In un quadro di leggi urbanistiche e di governo del territorio in cui, ad eccezione della regione Piemonte, le Città Metropolitane non esistono, e fatte salve le leggi regionali che dovrebbero specificare in dettaglio compiti e ruoli delle singole realtà istituzionali, il Piano Territoriale Metropolitano (PTM) sarà quindi chiamato a svolgere tre principali funzioni: strategica, di coordinamento e prescrittiva, con efficacia prevalente per ambiti e temi selezionati cercando forme di condivisione e raccordo con i comuni.

Riassumendo si può dire che il PTM potrebbe quindi avere alcune caratteristiche del piano territoriale di coordinamento provinciale e avere una valenza di piano strutturale per quel che riguarda l’assetto complessivo del territorio – non incidente però sui diritti edificatori - oltre una valenza attuativa per alcune funzioni strategiche (infrastrutture e sistemi di livello metropolitano) da gestire tramite accordi di programma con gli enti locali interessati. In attesa che siano le leggi urbanistiche regionali a definire le prerogative del PTM, saranno gli Statuti attualmente in corso di elaborazione a farsi carico di tale definizione, dopo di che si aprirà la fase di elaborazione che potrebbe, verosimilmente, avvalersi delle elaborazioni già prodotte dalle province in sede di piani territoriali di coordinamento.

Tratto da http://www.millenniourbano.it/citta-metropolitana-e-pianificazione-del-territorio/

mercoledì 11 febbraio 2015

Tutela e valorizzazione del Bacino dell'Amendolea

Il territorio è in realtà la somma delle modificazioni che l’uomo ha, nel corso dei secoli, imposto alla natura in relazione ai propri bisogni esistenziali.
Ciò induce a cercare, attraverso la conoscenza dei fatti storici, quei momenti determinanti e quelle situazioni che hanno, direttamente o indirettamente, influenzato l’assetto complessivo del territorio, ovvero i mutamenti successivi del rapporto tra uomo e natura.
La Valle dell'Amendolea presenta notevoli caratteri di omogeneità fisica, antropica e culturale; le condizioni geografiche ed orografiche che hanno reso e rendono difficili i collegamenti e gli scambi con il resto del territorio, l’ubicazione dei centri abitati lungo i profondi solchi della fiumara o arroccati su impervi costoni rocciosi, se da un lato hanno generato motivi di arretratezza socio-economica, dall'altro hanno consentito la conservazione, fino ai giorni nostri, di segni “forti” di un’Isola dai caratteri fisici e culturali direttamente riferibili a momenti storici molto antichi e che non possono ritrovarsi altrove, nella nostra provincia.
Tutti questi segni e con essi il background di cultura e tradizioni che si portano appresso, sono in costante pericolo. Pericolo che deriva da diversi fattori.
Fattori di rischio naturale che minacciano questo sistema vallivo la cui storia ha già impressi momenti drammatici che hanno contribuito non poco all'abbandono ed alla marginalità.
Fattori di rischio antropico, frutto di errata gestione del territorio nel corso soprattutto degli ultimi decenni.
C’è un brano di Gente in Aspromonte, di Corrado Alvaro, che ben rappresenta l’immagine di questo territorio, dice: “Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare e la terra sembra navigare sulle acque. I torrenti hanno una voce assordante”.

Dall’analisi dello stato attuale dei sistemi di difesa, rilevamento e monitoraggio, degli investimenti e degli strumenti di comunicazione attivi, emerge un’ampia frammentarietà che non consente di incidere sui processi decisionali locali e che necessita dunque di nuovi e più efficaci modelli organizzativi.
Per intervenire correttamente nelle fasi di emergenza è necessario conoscere prima cosa si deve fare, come e con quali mezzi. Le innovazioni tecnologiche, che la scienza e la ricerca mettono a disposizione, sono di grande aiuto, ma richiedono anche un costante e capillare aggiornamento legato alla pianificazione ed alla programmazione degli interventi.
La fragilità del territorio e la forte presenza dei rischi che mettono a repentaglio le nostre grandi risorse paesaggistiche ed ambientali, nonché la vita dell’uomo, sono state affrontate negli anni passati e vengono affrontate ancora oggi, in linea generale, soltanto dopo che un evento calamitoso avviene.
Tuttavia sono stati compiuti notevoli passi in avanti nella gestione dei rischi, sia nella fase di emergenza che in quella di ricostruzione. Il contesto però, oltre a non permettere di abbassare la guardia, suggerisce la concentrazione di norme ed azioni, la loro razionalizzazione e, qualora occorra, l’integrazione delle stesse, ma soprattutto indica con estrema chiarezza che la prevenzione dei rischi è la migliore risposta agli eventi catastrofici.
Ci troviamo in un momento storico in cui si riscontra un oggettivo inasprimento di questi eventi, poiché in molti casi l’uomo ha accelerato o innescato processi naturali catastrofici, oppure ha trasformato il territorio rendendolo molto vulnerabile a questi processi. Ma anche fattori esclusivamente naturali concorrono a far aumentare i rischi: dalla continua variabilità del clima alla crescita dei fattori di rischio, accompagnato da una differenziazione di tipologie a livello territoriale.
Pertanto è necessario riflettere sugli effetti indotti dal modello di sviluppo attuale che crea carichi divenuti ormai insostenibili per il territorio.

*******************************

Il territorio della Valle dell’Amendolea deve riscoprire una nuova vita ed alimentare la fertilità delle idee, delle imprese, dei giovani e delle donne che ci vivono.
In questa situazione non solo la vocazione turistica ha delle nuove e inaspettate prospettive, ma devono emergere prepotentemente ciò che consideriamo oggi come risorse prettamente locali: i mestieri cosiddetti tradizionali e artigianali, il vastissimo patrimonio eno-gastronomico, i siti di rilevanza storica e artistica, la gestione preziosa delle risorse naturali e della biodiversità.
Di strumenti, come vedremo, ce ne sono tanti e primo tra tutti la cultura, la profonda conoscenza del territorio in tutte le sue componenti.
Solo dall’integrazione tra università e centri del sapere, territorio, istituzioni e cittadini, si può plasmare un nuovo modo di vivere e di “costruire” il futuro per queste aree così marginali ma così ricche.
Il turismo sostenibile nelle aree rurali offre un'opportunità per l'integrazione del reddito familiare, prevenendo l'abbandono delle campagne, e contribuisce a preservare l'ambiente e le tradizioni locali.
Ma il turismo rurale necessita di strategie, obiettivi ed azioni che non possono prescindere dal coinvolgimento di tutti gli attori locali. Cancellare le brutture, laddove si può. Evitare che altre se ne creino, attraverso il costante controllo del territorio e la diffusione di una nuova cultura del bello e del giusto. E’ questa la via maestra e tutti noi dobbiamo aiutare a tracciarla.