domenica 28 dicembre 2014

Terremoto e ricostruzione antisismica: il black-out del secondo dopoguerra.

Per le sue caratteristiche strutturali la città di Reggio Calabria presenta diverse fonti di rischio naturale. Tra questi, storicamente provato è il rischio sismico.
La sismicità storica della città si evince dagli archivi storici e dai dati accumulati in decenni di studio sulla pericolosità sismica locale.
Il territorio comunale è classificato secondo l’OPCM 3274/2003 come Zona 1 di pericolosità, cioè la zona più pericolosa dove possono verificarsi forti eventi sismici.
L’evento più tragico fu quello del 28 dicembre 1908. Alle 5.20 del mattino la città, unitamente alla dirimpettaia Messina, fu svegliata da un terremoto di 7,2 di Magnitudo e XI grado della Scala Mercalli con successivo tsunami e che è stato una delle più gravi catastrofi sismiche che si sono verificate in Italia.
La scossa provocò la distruzione quasi completa delle città di Messina e di Reggio Calabria, interessando con i suoi effetti più gravi un’area di 6000 kmq. Le caratteristiche dei terreni di fondazione e la qualità delle costruzioni determinarono la gravità dei danni osservati. A Messina, la parte vecchia ed in particolare la parte bassa e pianeggiante della città, fondata sulle sabbie subì i danni più gravi. Furono distrutti molti importanti edifici, tra questi la famosa “Palazzata”, la sequenza di edifici che costeggia il porto, già distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1783. Danni gravissimi si registrarono in numerosi paesi e piccoli centri dell’entroterra sia messinese che reggino. La scossa fu seguita circa dieci minuti dopo da una devastante onda di maremoto, che produsse ulteriori danni e vittime. 
Per la vastità dell’area coinvolta e per le conseguenze, l’evento condizionò per anni l’economia e le dinamiche demografiche delle aree colpite, che furono caratterizzate da un momentaneo spopolamento al quale seguì un flusso migratorio richiamato dalla richiesta di manodopera necessaria alla ricostruzione. 
Il terremoto del 1908 segna l’inizio dell’azione dello Stato italiano per la riduzione degli effetti degli eventi sismici, attraverso l’introduzione della classificazione sismica del territorio e l’applicazione di specifiche norme per le costruzioni nei territori classificati. E’ del 1909, infatti, il primo Regio Decreto contenente norme valide per l’intero territorio nazionale.

Un’immagine di Reggio dopo il sisma del 1908
Ma l’attività sismica in riva allo Stretto nel corso dell’ultimo secolo è stata rilevante. L’evento più importante fu il terremoto del 16 Gennaio 1975 che ebbe un potenziale di 4.7 di magnitudo, il più forte sisma che ha colpito lo stretto dopo il 1908.
Ma oltre la pericolosità locale, considerevole è il dato relativo alla vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture.
Il “rapporto Barberi”, risalente alla fine degli anni ’90, traccia un profilo drammatico sull’inadeguatezza degli edifici, soprattutto scolastici e risulta ormai datato oltre che disatteso in termini di interventi di mitigazione.
Secondo una recente ricerca effettuata dall’Università Mediterranea oltre il 50% degli edifici in riva allo Stretto sarebbe gravemente danneggiato in caso di terremoto di magnitudo 7.1.

La ricostruzione in chiave “antisismica” della città

Nella fase della ricostruzione della città di Reggio Calabria dopo il sisma del 1908 vennero sperimentate nuove tecniche costruttive antisismiche, tra cui la tecnica baraccata, la muratura confinata (o intelaiata) e i sistemi prefabbricati. 
La pianta della ricostruzione
Con riferimento a quest’ultima, già a partire dal 1910 si diffuse una nuova tipologia di “prefabbricazione” che prevedeva la realizzazione di un sistema strutturale formato da travi e pilastri in conglomerato cementizio che conglobavano al loro interno delle travature reticolari metalliche. Questa consisteva nella realizzazione di un sistema di travature reticolari spaziali (tralicci metallici) lungo lo sviluppo dei pilastri e delle travi principali e successivamente, dopo opportuna casseratura e la realizzazione della muratura, di un getto “avvolgente” di calcestruzzo. 
La tecnica costruttiva, utilizzata nella città di Reggio Calabria soprattutto nel primo periodo della ricostruzione post-sismica, potrebbe essere confusa, da occhi poco esperti, con la struttura intelaiata in c.a. ma si tratta in realtà di una tecnologia innovativa per il periodo. 
La memoria descrive tale tipologia costruttiva e, con riferimento a un edificio scolastico, l’Istituto “R. Piria” di Reggio Calabria, riporta i risultati delle indagini pacometriche condotte su alcuni elementi strutturali (pilastri e travi) con l’obiettivo di ricercare la posizione e l’andamento delle “armature” rappresentate dai tralicci metallici annegati all’interno dei getti di conglomerato cementizio.

L'edificio scolastico "R.Piria" di Reggio Calabria
Dalla documentazione reperita presso l’Archivio Storico di Reggio Calabria, il progetto prevedeva la realizzazione di un “reticolato di muri di fondazione … tali muri saranno in muratura listata costituiti da tre strati di muratura di pietrame e malta idraulica … ed alti ciascuno metri 0.78, ed altri tre strati di conglomerato cementizio alti ciascuno metri 0.30 … su detto reticolato di muratura sarà impiantato il telaio di fondazione costituito da un reticolato di travi in cemento armato, dai nodi dei quali sorgeranno i montanti … La trave in parola sarà armata con quattro tondi da 31 mm di diametro e da staffe di millimetri 50x6 – I predetti tondi saranno poi legati alle sbarre del traliccio in esse travi annegate; il traliccio costituente il montante, nel tratto che va dal telaio di fondazione al pavimento del pianoterra, sarà costituito da cantonali da 90x90/9 e da diagonali di mm 50x6 …”
Il progetto prevedeva la collocazione, all’interno di pilastri e travi dei piani superiori, di tralicci metallici costituiti da 4 angolari ad L a lati uguali collegati tra loro da ferri piatti 30x5 mediate chiodatura.
La tecnica suddetta è stata impiegata anche per la realizzazione di edifici privati, soprattutto sul waterfront e nel centro storico (studi R. Pucinotti).
L'armatura dell'edificio
L'impianto urbanistico e le tecniche costruttive però perdono i loro caratteri nei decenni successivi, finita la spinta della ricostruzione "guidata" dal piano, allorquando l'espansione urbana diviene incontrollabile per via della crescita demografica e della polverizzazione della proprietà fondiaria.
Si inizia così a costruire senza un criterio, senza un disegno, senza che sia il pubblico a governare i processi di trasformazione.
Un black-out che è valso alla città di Reggio quell'infame primato di abusivismo edilizio e l'altrettanto scomodo collocamento in fondo alle classifiche sulla qualità della vita tra le città italiane.
Sembra alquanto difficile oggi intervenire in maniera drastica su una città densa e consolidata. Provocatoriamente, solo un'autorità superiore, un novello Barone Haussmann, un plenipotenziario con l'obiettivo di ridare sicurezza e decoro alla città, potrebbe "sventrare", abbattere, cancellare i guasti di decenni di deroghe, occhi chiusi, mazzette e chissà quali altri impicci.
Ciò a cui tutti dobbiamo limitarci (ma non è poco, se fatto bene) è praticare una seria azione di mitigazione del rischio.

Veduta panoramica della periferia sud della città. 
Un’efficace strategia di mitigazione del rischio sismico richiede innanzitutto un costante impegno volto a migliorare le conoscenze sulle cause del fenomeno, ad approfondire gli studi sul comportamento delle strutture sottoposte alle azioni sismiche e a migliorare gli interventi in emergenza. 
Il rischio sismico, infatti, oltre che al verificarsi del fenomeno fisico, è indissolubilmente legato alla presenza dell’uomo. 
Poiché non è possibile prevedere il verificarsi dei terremoti, l’unica strategia applicabile è quella di limitare gli effetti del fenomeno sull’ambiente antropizzato, attuando adeguate politiche di prevenzione e riduzione del rischio sismico. 
In particolare: 
- migliorando la conoscenza del fenomeno, anche attraverso il monitoraggio del territorio e valutando adeguatamente il pericolo a cui è esposto il patrimonio abitativo, la popolazione e i sistemi infrastrutturali; 
- attuando politiche di riduzione della vulnerabilità dell’edilizia più antica, degli edifici “strategici” (scuole, ospedali, strutture adibite alla gestione dell’emergenza), attraverso un’ottimizzazione delle risorse utilizzate per il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio; 
- aggiornando la classificazione sismica e la normativa; 
- utilizzando al meglio gli strumenti ordinari di pianificazione, per conseguire nel tempo un riassetto del territorio che tenga conto del rischio sismico e per migliorare l’operatività e lo standard di gestione dell’emergenza a seguito di un terremoto; 
- intervenendo sulla popolazione con una costante e incisiva azione di informazione e sensibilizzazione. 
La riduzione del rischio sismico non si risolve solo con norme e leggi. L’azione dello Stato deve essere accompagnata dalla funzione attiva dei cittadini, resi consapevoli delle caratteristiche di sismicità del territorio in cui vivono, per lo sviluppo di una efficace prevenzione degli effetti del terremoto, a partire dal recupero in chiave antisismica dell’edilizia esistente. 
La consapevolezza si diffonde attraverso campagne di informazione, attività di educazione e didattica nelle scuole ed attraverso il recupero della memoria storica e tecnico-scientifica sulle conseguenze dei maggiori terremoti italiani. Fondamentale, inoltre, la conoscenza delle principali norme di comportamento da tenersi prima, durante e dopo un terremoto, che possono aiutare a mitigare le conseguenze del terremoto sulla popolazione.

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