martedì 2 dicembre 2014

Due anni e mezzo dopo ma "giustizia è fatta"!

Mi verrebbe da dire "dove eravamo rimasti?". Non voglio però azzardare paragoni tra la mia vicenda e quella del grande ed indimenticabile Enzo Tortora. La frase però è calzante ed anche se in maniera beffarda esprime pienamente il sentimento che oggi trabocca dal mio animo e da quello delle persone che sinceramente mi sono state vicine in questi anni esortandomi a non lasciarmi abbattere, a credere nella giustizia, a far valere le mie ragioni.
"C'è un giudice a Berlino" è un vecchio modo di dire nato dalla vicenda di un mugnaio di Potsdam, in Germania, rimasto senza mulino ma che alla fine ebbe giustizia. Ora possiamo dire, con orgoglio, che c'è un giudice anche a Roma.
E questo giudice, con parole adamantine, demolisce dalle fondamenta la relazione di accesso che ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale da me guidato.
Una sentenza di 25 pagine che entra nel merito della questione stabilendo che "l'infondatezza dei presupposti posti alla base del Decreto di scioglimento" e l'insussistenza di quegli elementi concreti, univoci e rilevanti" richiesti dalla norma per procedere alla rimozione degli amministratori.
Ma vi sono contenuti molti altri passaggi che censurano fortemente l'impianto del Decreto di scioglimento e l'impostazione che, a detta dei giudici del TAR Lazio, esula dalla ragione precipua della norma: intervenire laddove "realmente" sia accertato un problema di ordine pubblico e di condizionamento tale da pregiudicare le libertà democratiche di una comunità.
Scioglimento cioè come "extrema ratio", come decisione che alla base deve avere motivi validi e non sospetti o fumosità e speciosità.
La soddisfazione personale è infinita. Un 25 Aprile del cuore! Per me, per i miei compagni, per il paese intero, al quale è sempre andato il mio pensiero.
Il ricorso, comprensivo dei motivi aggiunti e fortemente supportato da allegati e delibere oltre che dalla difesa dell’integrità morale e della condotta corretta e trasparente è stato accolto nonostante l’avvocatura dello Stato, durante l’udienza, avesse eccepito, come unico motivo di difesa del Decreto, un supposto “venir meno dell’interesse” a discutere il ricorso, poiché nel frattempo il periodo di commissariamento è terminato ed in seguito alle elezioni amministrative, a Bagaladi si è insediata una nuova amministrazione. 
La difesa ha però ribadito che l’interesse a discutere ed arrivare ad un giudizio esisteva e consisteva nella irremovibile volontà dei ricorrenti di chiedere l’annullamento del decreto di scioglimento per ridare decoro e dignità alle persone, alla loro azione amministrativa, ed al paese. Inoltre, non essendo concluso il mandato naturale dell'amministrazione, in scadenza la prossima primavera, l'interesse ad avere "giustizia" era ancora maggiore.
I giudici hanno ritenuto fondati i motivi del ricorso ed hanno emesso una sentenza che non esito a definire "storica" poichè richiama ad una maggiore accuratezza l'azione repressiva, che giustamente va compiuta laddove vengono ravvisati i presupposti per farlo, ma non può diventare regola assoluta rischiando così che passi il principio che si può sospendere la democrazia sulla base del "nulla".
Ed infatti, in un passaggio fondamentale delle motivazioni si legge che l'utilizzo indiscriminato di questa norma appare più come una "ingerenza dello Stato nelle realtà locali".
Nei prossimi giorni terremo una conferenza stampa ed un incontro pubblico con i cittadini per parlare di questa vicenda "buia" che si conclude con l'affermazione delle nostre ragioni. Ragioni che abbiamo sempre sostenuto fin dall'inizio e forti delle quali abbiamo atteso trenta mesi, pazientemente, che la verità venisse ristabilita.
Lo dovevo a me stesso, lo dovevo al paese, lo dovevo a mio padre ed a quanti, anche solo per un attimo, hanno avuto dubbi sulla mia e sulla nostra condotta.

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