venerdì 14 novembre 2014

Dissesto idrogeologico, una metastasi nazionale

I disastri di questi giorni, gli allagamenti, le frane, l'esondazione di fiumi, torrenti e canali, sono il chiaro indicatore dello stato di salute precaria in cui versa il territorio.
La metastasi del dissesto idrogeologico interessa ormai l'intero stivale, da Nord a Sud, a riprova del fatto che, almeno questa, non è solo una "questione meridionale", ma colpisce ovunque non si faccia manutenzione, prevenzione dei rischi, ovunque non si investa in questo senso.
I problemi di bilancio sono la principale causa di queste carenze. Il fatto poi che i pochi soldi che ci sono si spendano male, è il secondo grande problema.
Come si può far comprendere un concetto come la "resilienza" a chi è impegnato a destinare somme alle sagre di paese, sottraendole alla sicurezza del territorio, incosciente del fatto che se non si tutela il territorio, se non si mettono in sicurezza gli abitati e le strade di collegamento, tutto il resto è superfluo?

Posto qui a tal proposito l'intervento di Marco Boschini, dell'Associazione Comuni Virtuosi.

"Siamo in guerra. Lo siamo da tempo e lo accettiamo, impotenti. Ce lo dicono le cronache dei notiziari quasi ogni settimana, da autunno a primavera inoltrata. Gli eserciti ci invadono da terra, via mare, dalle montagne. Ci travolgono nei nostri letti mentre dormiamo. Ci uccidono nei capannoni dove ogni giorno portiamo avanti il lavoro. Sparano munizioni che non lasciano scampo: frane, esondazioni, terremoti…
Hanno alleati a cui avremmo affidato la nostra sicurezza: politica,istituzioni locali, partiti. Che invece si rimpallano ogni volta responsabilità e dichiarazioni a favore di telecamere. Cambiano i nomi dei morti, gli scenari dei paesi bombardati. Non il canovaccio della storia. Case costruite dove non si sarebbe dovuto. Mancata prevenzione e cura del territorio. Disorganizzazione nel gestire l’emergenza. Polemiche, dolore, altri morti.
Io non voglio entrare qui nel merito di questioni per cui ci battiamo da un decennio: opere utili, opere meno utili. Se fossimo un Paese normale si potrebbero fare un sacco di cose, ma non lo siamo. Non è così. L’Italia è un Paese malato, un Paese in guerra. Invece di procedere con lo Sblocca Italia e tutte le altre sicuramente (?) utilissime opere pubbliche dovremmo davvero fermarci. Porre un freno, uno stop.
Avere il coraggio di sospendere tutte le grandi opere previste nei prossimi anni e concentrarsi “solo” ed esclusivamente sul dissesto idrogeologico. Lo faccia Renzi, che ha così smania di cambiare questo Paese in meglio. Lo facciano i governatori di regione e i sindaci sparsi nel territorio.
Siano il nostro esercito della salvezza. Agiscano subito, perché è già troppo tardi. Perché stiamo perdendo
".