giovedì 22 maggio 2014

Vogliamo un'Europa che guardi al Mediterraneo

Volge al termine la campagna elettorale per le elezioni europee ed amministrative. I temi ed i toni non sono stati certo quelli che ci aspettavamo ma sono sicuramente il frutto di mesi, di anni di imbarbarimento della politica, di crollo del senso delle istituzioni e di capacità di ragionare serenamente sulle cose.
Tra i "vaffa" di Grillo e gli "80 €" di Renzi, nessuno o pochi hanno capito il senso di questo importante appuntamento continentale.
L'Europa si trova ad un bivio: o sarà Europa o non lo sarà più. La nascita e la proliferazione di movimenti antieuropeisti ha visto la sua genesi proprio nell'immobilismo e nella scarsa autorevolezza dell'Europa su temi come l'economia "reale", il lavoro, le politiche di integrazione ed immigrazione.
Ci si è occupati solo di finanza, di banche, di debito pubblico. Abbiamo deciso insieme di stare insieme e quando si decide di convivere tutti devono smussare gli aspetti più spigolosi del proprio carattere per assicurare una serena e costruttiva convivenza.
Noi italiani di certo non abbiamo fatto la nostra parte, continuando ad espandere il deficit, anche in maniera spregiudicata, ritardando di molto il recepimento delle direttive in molti settori, facendo insomma "gli italiani".
Gli altri non è che abbiano fatto meglio, intendiamoci, ma almeno una cosa l'hanno fatta: hanno mandato a rappresentarli le persone "migliori". Noi? Meglio lasciar perdere.
E' questo il grande limite che ha creato un corto circuito nei rapporti, nello scambio di informazioni, nella diffusione delle pratiche e nella comparazione tra programmi, obiettivi e strumenti per uno sviluppo più armonico e per il superamento dei forti squilibri tra regioni.
I nostri rappresentanti non sono stati quel trait d'union tra Bruxelles (o Strasburgo) ed i territori, tra le linee di indirizzo e l'uso efficace delle risorse a livello nazionale e locale.
Il mio augurio, da europeista convinto, da estimatore del pensiero di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene, è che un'Europa più coesa prenda il posto di questa Europa che pensa alle banche e non alle persone, che predilige i mercati alla "gente". C'è bisogno di un'Europa diversa, che guardi al Mediterraneo che è e sarà sempre la "terra di mezzo" con le due porte "aperte" ad oriente e ad occidente.

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