venerdì 30 maggio 2014

Barriere architettoniche: puoi segnalarle grazie ad un'app

Dichiarare guerra alla piaga delle barriere architettoniche? Da oggi c’è un’app anche per questo. Ci ha pensato l’Associazione Luca Coscioni che, insieme con la società Revevol, ha sviluppato e appena lanciato un’applicazione con cui è possibile fotografare, geolocalizzare e aggiungere su una mappa pubblicamente consultabile qualsiasi barriera architettonica.

Sebbene infatti esistano già dal lontano 1992 i cosiddetti Piani di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), a tutt’oggi ancora poco o nulla è stato fatto risolvere il problema: basti pensare che, per esempio, la maggior parte dei Comuni non si è adeguata alla normativa e, di fatto, si rivela inaccessibile ai disabili, sia motori che sensoriali.

Resta il fatto che, come si legge sul sito dell’Associazione, “le leggi in vigore prevedono che tutti gli edifici, privati e pubblici, nonché gli spazi urbani, siano progettati, costruiti o restaurati in modo da renderli accessibili ed utilizzabili anche dalle persone con problemi di mobilità”. Quindi perché non ricorrere all’aiuto di tutti e dare vita a un’iniziativa di crowdsourcing in piena regola? Perché non mettere ogni cittadino in condizioni di mappare gli ostacoli distribuiti sul territorio nazionale e quindi a fare pressione sulle Istituzioni affinché vengano rimossi?

Da qui l’idea dell’app che, come rivela Massimo Cappato, Managing director di Revevol, è stata sviluppata in Html 5 ed è quindi consultabile via web attraverso qualsiasi dispositivo: “Pc, Tablet, smartphone con sistema operativo iOS, Android, Windows Phone. Quale che sia il device che l’utente ha in mano – spiega Cappato – è sufficiente seguire il web link che porta alla nostra app e si accede al servizio. Non c’è niente da scaricare, basta solo essere connessi a Internet“. Una volta collegato, l’utente ha la possibilità di scattare una foto alla barriera architettonica, di geolocalizzare tale foto e corredarla con una serie di informazioni aggiuntive, quindi di condividerla con gli altri attraverso la piattaforma software basata su Google Cloud Platform, che ovviamente integra servizi Google Maps. È possibile inoltre consultare in tempo reale il database delle barriere già catalogate, in modo da evitare brutte sorprese all’ultimo momento, oppure per organizzare iniziative mirate alla loro rimozione. “Una soluzione pratica, efficiente e dai costi ridotti”, commenta ancora Cappato, che ha scelto di realizzare e mettere a disposizione gratuitamente l’app.

Infine, è bene ricordare che l’app lanciata oggi è solo l’ultima delle iniziative intraprese dall’Associazione Luca Coscioni nell’ambito di un’articolata campagna per l’eliminazione dellebarriere architettoniche. Campagna che, nei prossimi giorni, porterà a diversi procedimenti civili: ad esempio contro Roma Capitale, dove verrà depositato un ricorso per condotta discriminatoria a causa della impossibilità per le persone disabili di poter accedere alle stazioni della metropolitana; oppure contro il ministero della Pubblica istruzione, dove è in fase di preparazione anche una causa poiché un istituto scolastico romano non ha accettato l’iscrizione di un alunno disabile a causa dell’esistenza delle barriere architettoniche.

fonte: wired

giovedì 22 maggio 2014

Vogliamo un'Europa che guardi al Mediterraneo

Volge al termine la campagna elettorale per le elezioni europee ed amministrative. I temi ed i toni non sono stati certo quelli che ci aspettavamo ma sono sicuramente il frutto di mesi, di anni di imbarbarimento della politica, di crollo del senso delle istituzioni e di capacità di ragionare serenamente sulle cose.
Tra i "vaffa" di Grillo e gli "80 €" di Renzi, nessuno o pochi hanno capito il senso di questo importante appuntamento continentale.
L'Europa si trova ad un bivio: o sarà Europa o non lo sarà più. La nascita e la proliferazione di movimenti antieuropeisti ha visto la sua genesi proprio nell'immobilismo e nella scarsa autorevolezza dell'Europa su temi come l'economia "reale", il lavoro, le politiche di integrazione ed immigrazione.
Ci si è occupati solo di finanza, di banche, di debito pubblico. Abbiamo deciso insieme di stare insieme e quando si decide di convivere tutti devono smussare gli aspetti più spigolosi del proprio carattere per assicurare una serena e costruttiva convivenza.
Noi italiani di certo non abbiamo fatto la nostra parte, continuando ad espandere il deficit, anche in maniera spregiudicata, ritardando di molto il recepimento delle direttive in molti settori, facendo insomma "gli italiani".
Gli altri non è che abbiano fatto meglio, intendiamoci, ma almeno una cosa l'hanno fatta: hanno mandato a rappresentarli le persone "migliori". Noi? Meglio lasciar perdere.
E' questo il grande limite che ha creato un corto circuito nei rapporti, nello scambio di informazioni, nella diffusione delle pratiche e nella comparazione tra programmi, obiettivi e strumenti per uno sviluppo più armonico e per il superamento dei forti squilibri tra regioni.
I nostri rappresentanti non sono stati quel trait d'union tra Bruxelles (o Strasburgo) ed i territori, tra le linee di indirizzo e l'uso efficace delle risorse a livello nazionale e locale.
Il mio augurio, da europeista convinto, da estimatore del pensiero di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene, è che un'Europa più coesa prenda il posto di questa Europa che pensa alle banche e non alle persone, che predilige i mercati alla "gente". C'è bisogno di un'Europa diversa, che guardi al Mediterraneo che è e sarà sempre la "terra di mezzo" con le due porte "aperte" ad oriente e ad occidente.