martedì 1 aprile 2014

Le Centrali a processo, l'Area Grecanica verso il progresso

C'è ancora chi sostiene che la produzione di energia da fonti non rinnovabili non provochi danni all'uomo ed all'ambiente. Eppure, guarda caso, tre delle centrali presenti sul territorio nazionale sono finite al centro di indagini e procedimenti che hanno portato a condanne, anche pesanti, per disastro ambientale o sono ancora in corso, con imputati per reati simili.
Vado Ligure, Porto Tolle, Brindisi. Un filo rosso, anzi nero, lega i tre siti, da nord a sud. Luoghi che parlano di malattie, di morte, di deturpamento dell'ambiente in nome dello sviluppo. Certo, è ovvio, sono fonte di sostentamento per le famiglie delle decine e decine di operai, ma a che prezzo?
Quanti bambini sono nati con problemi respiratori, quante donne e uomini hanno sviluppato malattie cancerose, vivendo in prossimità o sotto l'ombrello dei fumi che fuoriescono dai camini? Quanto sono stati attenti e ligi i gestori nel rispetto delle norme e soprattutto del buon senso che suggeriva di riconvertire, dove possibile, le centrali ad un uso più compatibile con la vita e con l'ambiente?
Ci diranno che a Saline questo non succederà, che la Centrale prevista è di nuova generazione, che non emetterà fumi mefitici ma arietta di montagna. E ci racconteranno, con il solito refrain, che è l'unica ed ultima occasione per il rilancio di questo territorio.
Balle! Il rilancio di questo territorio non passa per un'ipotesi industriale che ha già mortificato territorio e residenti tanti anni or sono. Il rilancio passa da una sana ed efficace politica di sviluppo bottom-up, proveniente cioè dal territorio, dai saperi, dalla cultura, dai luoghi, come è stato per altri territori, forse anche di minor pregio.
Il rilancio prende le mosse da un rinnovato attaccamento a questa terra, non dal continuo disprezzo di ciò che ci circonda, non dal menefreghismo, ma dall'interessamento attivo, dalla sinergia tra le realtà positive, come il terzo settore, che ha il dovere di guidare ed orientare anche e soprattutto le scelte della politica.
Certo, quella manca. Da questo punto di vista siamo deboli, spiazzati, tagliati fuori. Però è storia vecchia. Una storia che affonda le sue radici agli albori della Repubblica e si è consolidata con il continuo e deferente conferimento di deleghe in bianco a chi non ha saputo (o voluto) rappresentarci. Il recente passato, quello fatto di scioglimenti e commissariamenti, non ha certo aiutato quest'area ad essere "ascoltata", nè ad essere tirata fuori dal pantano del clientelismo e della corruzione. Vi sono casi poi in cui alcune buone pratiche sono state interrotte ed è stato scavato un fossato profondo tra la gente ed il palazzo.
Paradossalmente è nei momenti di maggiore crisi che vengono fuori le soluzioni e che si esprimono le forze migliori, perciò c'è da sperare che si voglia ripartire dal valore delle persone, dalla qualità e quantità di impegno che ognuno può dare nel costruire prima una "visione" per questa terra e poi mettere in pratica le azioni per realizzarla.
Come ho scritto qualche giorno fa, bisogna arginare la desertificazione mettendo a dimora nuove piante. A primavera queste fioriscono sempre. Ed allora auspichiamo un ritorno di primavera per l'Area Grecanica, senza carbone ma con tanta forza e tante idee per un progresso sociale ed economico sostenibile.

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