martedì 18 febbraio 2014

Sono i "dettagli" a fare la differenza

Questo video è stato realizzato dalla finestra del B&B che mi ospita nelle mie trasferte fiorentine per il Master sulle Smart Cities che sto frequentando.
Ore 7:00 del mattino: tre camion si accostano a questa "ecopiazzola" ed iniziano a svuotare i cassonetti a scomparsa estraendoli dal terreno mediante il braccio idraulico installato dietro la cabina del conducente, che a quanto pare è l'unico operatore.
L'operazione dura in tutto circa 15 minuti.
I cassoni sono cinque: divisi per tipologia di rifiuto: multimateriale, carta, organico, vetro e "rifiuto non diversamente differenziabile" (quel cassone che sta svuotando il camion del video).
Ho chiesto ad una signora che abita nello stabile del B&B quanto ha pagato di Tares (ricordo che rispetto alla TIA c'è stato un aumento che però mantiene il tributo tra i più bassi delle città capoluogo) e la signora ha tirato fuori dalla borsa il foglio riepilogativo inviatole.

Quota fissa per abitazione 84 mq = € 129,93
Quota variabile per nuclei familiari di 4 componenti = € 194,92
Totale tributo = € 324,85
Addizionale provinciale = € 16,25
Quota servizi (di competenza statale e pari ad € 0,30/mq) = € 29,40 
TOTALE € 370,50 

Le ho chiesto se le sembrava eccessivo e mi ha risposto: "bè forse un pochino, ma il servizio è buono e poi calcoli che han fatto un lavoro mica da ridere per l'interramento dei cassonetti, quindi sappiamo dove sono andati i nostri soldi".

"Sappiamo dove sono andati i nostri soldi"...ecco, questo è il punto. E i nostri soldi dove vanno?
Oltre 1 mld di Euro spesi dall'Ufficio del Commissario in meno di tre lustri, per fare cosa?
Per aggravare l'emergenza, non far partire una seria differenziata, non avviare la filiera del riciclaggio, non pensare minimamente ai sistemi innovativi di teleriscaldamento per le nostre case...niente di niente...solo...uno sperpero indicibile di denaro pubblico e nostro!
Strade invase dai rifiuti, piazze sottratte alla pubblica fruizione trasformate in discariche, nessun tipo di "guida" al corretto conferimento dei rifiuti, nessuna sanzione.
Eppure l'unico male che tutti vedono è la 'ndrangheta. Io la paragono a quei cumuli di rifiuti, la ndrangheta. Al pari di loro essa invade le strade e va combattuta strenuamente, ma non possiamo accettare che venga elevata ad unico e solo grande male di questa terra.
E' la cultura la leva sulla quale si deve agire. Se cresce la cultura, soprattutto la cultura della civile convivenza, allora il malaffare sarà spazzato via senza grandi clamori.

sabato 8 febbraio 2014

Smart village, un termine che più si confà alle nostre realtà

L'identità prima di tutto. Non per essere "conservatori" o nostalgici, bensì per programmare uno sviluppo armonico ed evitare che i territori ed i loro abitanti "rigettino" gli interventi, siano essi di natura infrastrutturale, siano essi immateriali.

Per questo al concetto globalmente diffuso di "Smart Cities", ritengo opportuno affiancare, ed in alcuni casi sostituire, il concetto di "smart village" o "senseable village", secondo la linea già intrapresa dal professor Carlo Ratti, uno dei massimi studiosi del settore, che opera nel suo "Senseable City Lab" nella splendida Boston.

In pratica non si tratta semplicisticamente di cambiare il nome ad un concetto esistente, ma di agire in profondità, adattando alle dimensioni di territori che non si possono definire "città", i princìpi fondamentali per fare di quei territori delle aree "smart".

Smart Villages dunque, abitate da "smart community".
Anzitutto va detto che l'input va dato dalle Pubbliche Amministrazioni. Nota dolente, direte voi, dato il momento e la situazione attuale, soprattutto delle amministrazioni comunali rette, in molti casi, da commissari prefettizi. Ma se c'è una cosa che va fatta per "ripartire" è avere una "vision", un'idea di futuro, che vada ben oltre il limite temporale commissariale (due anni) o di un mandato di qualsiasi amministrazione democraticamente eletta.

Senza visione, è impossibile perseguire obiettivi di miglioramento di qualità della vita.

L'input che va dato, dicevo, è quello della pubblicazione di tutti gli "open data" possibili. E non mi riferisco al dato sugli emolumenti di un sindaco o di un funzionario, che pure sono importanti, ma che hanno fuorviato in questi anni, l'utilizzo degli "open data".

Parlo dei dati relativi al consumo del suolo, al consumo di acqua, ai parcheggi, alla quantità e tipologia di rifiuti prodotti, ai servizi di welfare, di trasporto, ecc.

La fruizione dei dati relativi alla "comunità" è la precondizione per pensare azioni "smart".

Un altro tassello fondamentale sono i "sensori" urbani. E non pensate a nulla di tecnologico. I sensori, sono i cittadini, coloro che interagendo sui principali social network (facebook, twitter, linkedin, Instagram, ecc...), in maniera inconsapevole esternano il livello di gradimento di un servizio o dell'ambiente urbano che li circonda.
Cittadini, terzo settore, imprese, esercenti, tutti concorrono, partecipando attivamente, alla costruzione delle "reti sensoriali" necessaria ad intelaiare programmi smart.

Dati, sensori e connessioni dunque, da questo si deve partire. Impossibile? Difficile? Forse, ma nei momenti di massima crisi ed accentuazione dei problemi, il vento del cambiamento può soffiare più forte. Vedremo.

mercoledì 5 febbraio 2014

Ferrovia Jonica: entro dicembre ulteriori tagli ai servizi già asfittici

Torno ad occuparmi del trasporto pubblico locale, segnatamente di quello ferroviario sulla linea jonica, poichè sono in arrivo ulteriori negative novità.
Passata ormai (nel silenzio più assoluto da parte di tutti) l'arrabbiatura per l'aumento sconsiderato del costo del biglietto, si apprende che entro dicembre di quest'anno circa dieci stazioni, c'è chi dice che potrebbero arrivare a venti, verranno declassate a “fermate”. 
Le stazioni che subiranno il definitivo taglio e che rimarranno a singolo binario, saranno le seguenti: Marina di San Lorenzo, Bova Marina, Capo Spartivento, Ferruzzano, Ardore, Gioiosa Jonica, Caulonia, Riace, Squillace, Roccabernarda, Isola di Capo Rizzuto, Roseto Capo Spulico, Policoro-Tursi.
Questa drastica riduzione dei punti di incrocio/precedenza sulla nostra tratta Jonica, porterà ad una riduzione della capacità di traffico della linea ferroviaria, vicina al 50%.
Diminuendo il numero di punti di incrocio, automaticamente diminuisce la possibilità di incrementare il traffico, perchè non ci sarà spazio a sufficienza.
Ciò, di fatto, declassa ulteriormente la tratta Reggio-Metaponto che, va ricordato, è a binario singolo e non elettrificata. Rete Ferroviaria Italiana, forse in maniera arbitraria, forse di concerto con la Regione, sta smantellando con dati alla mano, il trasporto ferroviario su un litorale in cui l'unica alternativa è la S.S.106, infrastruttura obsoleta e per nulla rispondente a criteri di efficienza e sicurezza e che sarà difficile vedere migliorata poichè tagliata fuori da ogni finanziamento "strutturale".
Se RFI sta facendo tutto da sola, allora l'auspicio è che la Regione blocchi in tempo queste scelte scellerate e riaccenda l'attenzione con investimenti cospicui nel settore. Se invece la Regione è già a conoscenza di questo piano di ulteriori "tagli" da parte di RFI, allora significa che il rinnovato interesse per il trasporto pubblico locale è solo di facciata e non sostanziale.