mercoledì 18 dicembre 2013

Riflessioni sul libro di Stella e Rizzo "Se muore il Sud"

Un pomeriggio libero, un evento interessante in città. Che faccio? Chiudo lo studio (tanto chi viene verrà solo a farsi calcolare l'IMU...) e decido di andare a seguire la presentazione del nuovo lavoro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo dal titolo "Se muore il Sud".
Mi dirigo alla stazione, compro il biglietto, lo oblitero, salgo sul caro vecchio diesel che sbuffa sul binario 1 e attendo che parta. Alla mia sinistra il sole cala dietro l'Etna e illumina ancora quella poltiglia di ferro e cemento che separa la cittadina dal suo mare, alla mia destra ciò che rimane dell'Ospedale Tiberio Evoli, "nudo" perchè gli alberi che ne coprivano la mole sono morti pure quelli.
E penso..."se muore il Sud"...andiamo a sentire che dicono.
Mi piace il giornalismo di denuncia, devo dire che mi affascinano i numeri, le statistiche. Ma come fu per "la casta" e "la deriva", anche quest'ultimo lavoro dei due bravissimi giornalisti è un manifesto che denuncia la cialtroneria, la corruzione, il malcostume, le tante troppe storture ed i misfatti compiuti negli anni e perpetrati ancor'oggi dalle classi dirigenti del meridione d'Italia.
Solo la denuncia, che pure serve, non basta, rifletto mentre sto seduto nella sala di Confindustria gremita di persone, perlopiù adulte/anziane.
E la sequenza di immagini che Stella proietta sullo schermo è solo denuncia.
Cose che in linea di massima sappiamo. L'ipertrofia degli apparati politici e burocratici, i bilanci infinitesimali del turismo, lo sversamento di rifiuti, la carenza infrastrutturale, le università scadenti...ce n'è per tutti diciamo.
Quello che mi aspettavo, forse, visto il titolo "se muore il Sud", era forse un suggerimento, un'indicazione su come uscire dal pantano, su come tentare di risollevare le sorti di un Meridione che chiaramente soffre di un ritardo enorme nei confronti del resto del Paese e smisurato rispetto al resto dell'Europa.
Invece mi sono sorbito un "pippone" di un'ora e mezza su quanto sono ladri i nostri politici, su quanto sono corrotti i funzionari, su quanto sono incapaci i medici, insipienti i docenti universitari, sfaccendati gli uscieri, lavativi i netturbini ed in generale "incivili" i cittadini tutti.
Bravi, grazie dell'informazione. Quindi?
Ecco, il libro si ferma al quindi, almeno così pare. (Appena l'avrò finito di leggere, scriverò ancora)
Cosa fare? Siamo certi che basti "votare" diversamente per salvare il Sud?
Siamo certi che basti arrestare centinaia di presunti boss, bossucci e bosserellini vari per arrestare la caduta del Mezzogiorno?
Mi è piaciuto un passaggio iniziale di Stella, quello in cui parla di un certo Ferdinando Mittiga, di Platì, "brigante" perchè voleva sottrarsi, appena dopo l'unità d'Italia nel 1861, al servizio di leva dell'esercito savoiardo. Fu ucciso e decapitato e la sua testa portata in giro per Platì come un trofeo. Questo fu il primo atto dopo l'annessione del Mezzogiorno al Regno d'Italia. I bambini di allora, come potevano vedere in quelle divise un "amico"? Oggi non è molto diverso, fatta eccezione per la decapitazione o l'uccisione. Ma in un territorio in cui lo "Stato" è solo in divisa, ma non è "scuola", non è "guardia medica", non è "tribunale", perchè questi presìdi vengono chiusi e negati alla popolazione, come può vincere lo "Stato" la sua lotta contro il male?
Lo so, sto divagando, ma è quello che pensavo mentre Stella e Rizzo parlavano del loro libro; mentre scorrevano le impietose statistiche che vedono la Calabria penultima negli indicatori socio-economici tra le 271 regioni europee!
Mentre vedevo i veleni dell'Ilva o di Giugliano, mentre ci veniva detto che per andare in treno da Potenza a Matera (100 km circa) bisogna arrivare fino a Foggia e cambiare e ci si impiegano 7 ore!
Mentre vedevo i dati sul porto di Gioia Tauro, in costante decrescita perchè non esistono collegamenti rapidi ed intensi in treno. Mentre vedevo che la Sicilia ha meno turisti delle Baleari pur essendo molto più grande, più bella e più colma di storia e di cultura.
Mentre vedevo infine i 170.000 laureati che hanno lasciato il Mezzogiorno per cercare lavoro perchè qui il pubblico impiego è stato piegato alle volontà ed agli interessi di lobbies ristrette ed ingorde. Perchè qui l'iniziativa privata è mortificata perchè non contano le "idee", conta se "conosci qualcuno".
Ed allora a che serve farsi massacrare, moralmente e fisicamente?
C'è un barlume di speranza per il Mezzogiorno? Se c'è è molto flebile...tanto che un colpo di vento appena accennato potrebbe spegnerlo.
Chi credeva nel riscatto di questa terra ed ha dato la vita per il futuro dei propri figli merita rispetto, merita che si tuteli questa fiammella, che si tenga accesa e si corrobori attraverso il costante ed incessante lavoro di demolizione dei pregiudizi e di costruzione di un nuovo "costume".

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