mercoledì 11 dicembre 2013

Ospedale, si avvicina la chiusura?

Forse è superfluo dire che a questo punto c'era da aspettarselo, ma l'annunciata (da verificare) chiusura di 175 ospedali in Italia, tra i quali il P.O. di Melito di Porto Salvo, era nell'aria da tempo.
Calcoli ragionieristici? Tagli indiscriminati? Stretta sugli sprechi? Negazione dei diritti? Comunque la si guardi, questa "non" novità pare stia lasciando tutti indifferenti.
Qualche timido servizio giornalistico, qualche condivisione su facebook, qualche commento per strada, ma di fatto, dell'Ospedale Tiberio Evoli e della sanità nel basso jonio non se ne parla da quasi dieci mesi.
Dieci mesi in cui è successo di tutto. Professionisti annunciati, che arrivano in pompa magna, poi se ne vanno in sordina per poi tornare fino ad un certo punto ed infine smettere di venire a supportare le "equipe" locali; lavori di ristrutturazione (circa 10 mln) mai partiti; chimerico accorpamento con l'Azienda Ospedaliera rimasto solo un sogno (per noi, un incubo forse per l'Az.Osp.) nel cassetto di qualche burocrate nominato dalla politica, al servizio della politica e non dell'utenza.
Insomma un "rilancio a perdere", se fosse una partita a carte od una puntata al casinò.
Il problema è che non è un gioco, è la realtà. Siamo arrivati all'ultima mano e con carte pessime da giocare. Il famoso due di bastoni con la briscola a denari...
D'altronde, cosa abbiamo fatto dopo quel corteo di febbraio o quelle catene di maggio?
Cosa abbiamo fatto noi come cittadini/utenti? Cosa hanno fatto gli operatori sanitari? Cosa hanno fatto i vertici per scongiurare la chiusura? Con quanta intensità si é lavorato per dimostrare l'importanza di avere un presidio ospedaliero, per dimostrare la necessità di un'offerta sanitaria sul territorio? E con quanta intensità si é lavorato per "migliorare" dall'interno il Tiberio Evoli?
Tutti, indistintamente, siamo venuti meno ai nostri doveri. Per questo, forse, oggi, brucia di meno sapere che la parola fine sta per scorrere nei titoli di coda di questa triste storia tra il drammatico ed il comico.
E se qualcuno aprirà la bocca per additare ad un singolo la colpa di questo epilogo, sbaglierà.
Con molta umiltà consiglierei a tutti di fare una sana introspezione e di analizzare cosa abbiamo fatto per evitare questo sfacelo. Io per primo.
Abbiamo protestato e manifestato solo quando venivano prese delle decisioni penalizzanti ed effettuati tagli ai servizi, ma mai abbiamo denunciato le cose che non andavano le disfunzioni, i soprusi, le inadempienze, le carenze strutturali. Non lo abbiamo fatto noi, non lo hanno fatto gli operatori. Ci siamo resi complici dello sfascio, tutti.
Certo, un governo che ragiona solo sui "numeri" senza tenere conto delle sostanziali differenze tra un territorio e l'altro, é inqualificabile, anzi, non é un governo. E di fatto in tutti i settori opera come se avesse l'incarico di smantellare lo Stato, senza toccare però i privilegi e le rendite di posizione acquisite dalle tante caste che infettano la società.
Lungi da me abbandonarmi a derive populiste, ma un minimo di analisi va effettuata per comprendere dove stanno gli errori per essere in grado di non ripeterli.
Sapevamo a quale finale thriller saremmo arrivati. L'annunciata chiusura del Tiberio Evoli e degli altri 174 ospedali con meno di 120 posti letto, rivela un pericoloso attentato: quello al diritto alla salute, di fatto negato a milioni di italiani che rischiano di non potersi curare se non facendo chilometri e chilometri. E qui torna, implacabile, la certezza che esistono cittadini di serie A e cittadini di serie inferiore. Non c'è più dubbio ormai. La domanda é: a chi rivolgiamo il nostro sdegno? Quale interlocutore abbiamo? Dov'é lo "Stato"? Lo Stato siamo noi, certo. Ma se questa affermazione é vera allora com'è che avvertiamo questo senso di abbandono?


0 commenti: