lunedì 30 dicembre 2013

Il "pieno" di rifiuti ed il "vuoto" di senso civico

Alcuni giorni fa incontrando per strada Fabio Costarella, melitese del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi perchè ai vertici del CONAI, ho scambiato con lui qualche riflessione e qualche opinione sull'emergenza rifiuti che investe quasi tutto il territorio regionale.
Dalla sua esperienza, maturata soprattutto in Campania, Regione "simbolo" di questa saga dei rifiuti tutta italiana, non riusciva a capacitarsi di come oltre un decennio di commissariamento non abbia posto nemmeno le basi per la risoluzione di un problema che, come più volte ho sostenuto anche su questo blog, all'epoca non era così stringente come lo è stato successivamente.
Ed infatti non si tratta di un problema melitese o reggino. E' il sistema a non reggere, anzi ad essere evanescente.
Eppure Fabio è uno di quelli che il rifiuto lo vede come una risorsa, non come un problema. Lo vede come un'opportunità perchè attraverso il suo encomiabile lavoro, tanti Comuni, tanti comprensori, hanno sgomberato le strade dai cumuli di immondizia, dannosi alla vista ed alla salute pubblica (specie se vi si dà fuoco), ed introitano anche risorse dal sistema di riciclo dei materiali differenziati!!!
Non sono cose dell'altro mondo, sono obiettivi che una classe dirigente locale si dovrebbe porre, dovrebbe attuare, tenendo la barra al centro, senza tentennamenti. Perchè per attuare certe rivoluzioni, soprattutto comportamentali, è necessario che vi sia volontà e tenacia politica. Quello che certamente manca dalle nostre parti.
Non mi tiro certamente fuori da questo calderone, con i dovuti distinguo, ma le cose vanno dette. E' questa la prima regola per "cambiare" : compiere un'operazione verità!
Raccontavo a Fabio che nelle settimane precedenti, durante una delle mie "camminate urbane" avevo notato cumuli di immondizia ad un incrocio dal quale erano stati tolti i casonetti per l'indifferenziata.
La gente aveva continuato tranquillamente a gettare i sacchi di spazzatura, spesso poi aperti da cani e gatti randagi, nonostante la "ecopiazzola" (per usare un eufemismo) fosse stata abolita.
Nei giorni seguenti, ripassando per lo stesso incrocio, meraviglia delle meraviglie, i cassonetti sono riapparsi! Ha vinto l'indisciplina! Ha vinto l'anarchia! Ha perso l'istituzione, tornata indietro sulla sua decisione. O perchè troppo debole, o perchè non "convinta" della decisione stessa.
Avrei voluto vedere i vigili urbani a quell'incrocio, multare i cittadini che gettavano i sacchi incuranti che non vi fossero più i cassonetti, non i cassonetti materializzarsi nuovamente perchè "l'abitudine" vince...
Di questo passo nessuna decisione presa avrà effetti sulla "comunità". Nè un senso unico, nè l'istituzione di un'isola pedonale (come è già successo...ed io ne so qualcosa...), nè altro che implichi il coinvolgimento della cittadinanza, senza interessi di parte o addirittura singoli.
In questo senso, sindaco o commissario non ha importanza. Non si fa torto a nessuno se si segnala che i problemi della città o dei paesi commissariati si sono acuiti con l'arrivo dei commissari. E nemmeno si fa torto se si obiettano alcune modalità di gestione della cosa pubblica, improntata alla "chiusura" al dialogo (forse per non "infettarsi", poichè tutti siamo malavitosi...) ed al mero interesse verso alcune specifiche tematiche, dimenticando che la città ed i paesi vanno "amministrati" gomito a gomito coi cittadini.
Insomma, secondo Fabio (ed anche secondo me), la questione sta tutta lì: nel prendere una decisione ed avere il coraggio di portare avanti un percorso senza tentennamenti.
Nel caso dei rifiuti, occorre DIFFERENZIARE! Non vi è altra strada. Tutti dobbiamo esserne consapevoli.

lunedì 23 dicembre 2013

mercoledì 18 dicembre 2013

Riflessioni sul libro di Stella e Rizzo "Se muore il Sud"

Un pomeriggio libero, un evento interessante in città. Che faccio? Chiudo lo studio (tanto chi viene verrà solo a farsi calcolare l'IMU...) e decido di andare a seguire la presentazione del nuovo lavoro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo dal titolo "Se muore il Sud".
Mi dirigo alla stazione, compro il biglietto, lo oblitero, salgo sul caro vecchio diesel che sbuffa sul binario 1 e attendo che parta. Alla mia sinistra il sole cala dietro l'Etna e illumina ancora quella poltiglia di ferro e cemento che separa la cittadina dal suo mare, alla mia destra ciò che rimane dell'Ospedale Tiberio Evoli, "nudo" perchè gli alberi che ne coprivano la mole sono morti pure quelli.
E penso..."se muore il Sud"...andiamo a sentire che dicono.
Mi piace il giornalismo di denuncia, devo dire che mi affascinano i numeri, le statistiche. Ma come fu per "la casta" e "la deriva", anche quest'ultimo lavoro dei due bravissimi giornalisti è un manifesto che denuncia la cialtroneria, la corruzione, il malcostume, le tante troppe storture ed i misfatti compiuti negli anni e perpetrati ancor'oggi dalle classi dirigenti del meridione d'Italia.
Solo la denuncia, che pure serve, non basta, rifletto mentre sto seduto nella sala di Confindustria gremita di persone, perlopiù adulte/anziane.
E la sequenza di immagini che Stella proietta sullo schermo è solo denuncia.
Cose che in linea di massima sappiamo. L'ipertrofia degli apparati politici e burocratici, i bilanci infinitesimali del turismo, lo sversamento di rifiuti, la carenza infrastrutturale, le università scadenti...ce n'è per tutti diciamo.
Quello che mi aspettavo, forse, visto il titolo "se muore il Sud", era forse un suggerimento, un'indicazione su come uscire dal pantano, su come tentare di risollevare le sorti di un Meridione che chiaramente soffre di un ritardo enorme nei confronti del resto del Paese e smisurato rispetto al resto dell'Europa.
Invece mi sono sorbito un "pippone" di un'ora e mezza su quanto sono ladri i nostri politici, su quanto sono corrotti i funzionari, su quanto sono incapaci i medici, insipienti i docenti universitari, sfaccendati gli uscieri, lavativi i netturbini ed in generale "incivili" i cittadini tutti.
Bravi, grazie dell'informazione. Quindi?
Ecco, il libro si ferma al quindi, almeno così pare. (Appena l'avrò finito di leggere, scriverò ancora)
Cosa fare? Siamo certi che basti "votare" diversamente per salvare il Sud?
Siamo certi che basti arrestare centinaia di presunti boss, bossucci e bosserellini vari per arrestare la caduta del Mezzogiorno?
Mi è piaciuto un passaggio iniziale di Stella, quello in cui parla di un certo Ferdinando Mittiga, di Platì, "brigante" perchè voleva sottrarsi, appena dopo l'unità d'Italia nel 1861, al servizio di leva dell'esercito savoiardo. Fu ucciso e decapitato e la sua testa portata in giro per Platì come un trofeo. Questo fu il primo atto dopo l'annessione del Mezzogiorno al Regno d'Italia. I bambini di allora, come potevano vedere in quelle divise un "amico"? Oggi non è molto diverso, fatta eccezione per la decapitazione o l'uccisione. Ma in un territorio in cui lo "Stato" è solo in divisa, ma non è "scuola", non è "guardia medica", non è "tribunale", perchè questi presìdi vengono chiusi e negati alla popolazione, come può vincere lo "Stato" la sua lotta contro il male?
Lo so, sto divagando, ma è quello che pensavo mentre Stella e Rizzo parlavano del loro libro; mentre scorrevano le impietose statistiche che vedono la Calabria penultima negli indicatori socio-economici tra le 271 regioni europee!
Mentre vedevo i veleni dell'Ilva o di Giugliano, mentre ci veniva detto che per andare in treno da Potenza a Matera (100 km circa) bisogna arrivare fino a Foggia e cambiare e ci si impiegano 7 ore!
Mentre vedevo i dati sul porto di Gioia Tauro, in costante decrescita perchè non esistono collegamenti rapidi ed intensi in treno. Mentre vedevo che la Sicilia ha meno turisti delle Baleari pur essendo molto più grande, più bella e più colma di storia e di cultura.
Mentre vedevo infine i 170.000 laureati che hanno lasciato il Mezzogiorno per cercare lavoro perchè qui il pubblico impiego è stato piegato alle volontà ed agli interessi di lobbies ristrette ed ingorde. Perchè qui l'iniziativa privata è mortificata perchè non contano le "idee", conta se "conosci qualcuno".
Ed allora a che serve farsi massacrare, moralmente e fisicamente?
C'è un barlume di speranza per il Mezzogiorno? Se c'è è molto flebile...tanto che un colpo di vento appena accennato potrebbe spegnerlo.
Chi credeva nel riscatto di questa terra ed ha dato la vita per il futuro dei propri figli merita rispetto, merita che si tuteli questa fiammella, che si tenga accesa e si corrobori attraverso il costante ed incessante lavoro di demolizione dei pregiudizi e di costruzione di un nuovo "costume".

mercoledì 11 dicembre 2013

Ospedale, si avvicina la chiusura?

Forse è superfluo dire che a questo punto c'era da aspettarselo, ma l'annunciata (da verificare) chiusura di 175 ospedali in Italia, tra i quali il P.O. di Melito di Porto Salvo, era nell'aria da tempo.
Calcoli ragionieristici? Tagli indiscriminati? Stretta sugli sprechi? Negazione dei diritti? Comunque la si guardi, questa "non" novità pare stia lasciando tutti indifferenti.
Qualche timido servizio giornalistico, qualche condivisione su facebook, qualche commento per strada, ma di fatto, dell'Ospedale Tiberio Evoli e della sanità nel basso jonio non se ne parla da quasi dieci mesi.
Dieci mesi in cui è successo di tutto. Professionisti annunciati, che arrivano in pompa magna, poi se ne vanno in sordina per poi tornare fino ad un certo punto ed infine smettere di venire a supportare le "equipe" locali; lavori di ristrutturazione (circa 10 mln) mai partiti; chimerico accorpamento con l'Azienda Ospedaliera rimasto solo un sogno (per noi, un incubo forse per l'Az.Osp.) nel cassetto di qualche burocrate nominato dalla politica, al servizio della politica e non dell'utenza.
Insomma un "rilancio a perdere", se fosse una partita a carte od una puntata al casinò.
Il problema è che non è un gioco, è la realtà. Siamo arrivati all'ultima mano e con carte pessime da giocare. Il famoso due di bastoni con la briscola a denari...
D'altronde, cosa abbiamo fatto dopo quel corteo di febbraio o quelle catene di maggio?
Cosa abbiamo fatto noi come cittadini/utenti? Cosa hanno fatto gli operatori sanitari? Cosa hanno fatto i vertici per scongiurare la chiusura? Con quanta intensità si é lavorato per dimostrare l'importanza di avere un presidio ospedaliero, per dimostrare la necessità di un'offerta sanitaria sul territorio? E con quanta intensità si é lavorato per "migliorare" dall'interno il Tiberio Evoli?
Tutti, indistintamente, siamo venuti meno ai nostri doveri. Per questo, forse, oggi, brucia di meno sapere che la parola fine sta per scorrere nei titoli di coda di questa triste storia tra il drammatico ed il comico.
E se qualcuno aprirà la bocca per additare ad un singolo la colpa di questo epilogo, sbaglierà.
Con molta umiltà consiglierei a tutti di fare una sana introspezione e di analizzare cosa abbiamo fatto per evitare questo sfacelo. Io per primo.
Abbiamo protestato e manifestato solo quando venivano prese delle decisioni penalizzanti ed effettuati tagli ai servizi, ma mai abbiamo denunciato le cose che non andavano le disfunzioni, i soprusi, le inadempienze, le carenze strutturali. Non lo abbiamo fatto noi, non lo hanno fatto gli operatori. Ci siamo resi complici dello sfascio, tutti.
Certo, un governo che ragiona solo sui "numeri" senza tenere conto delle sostanziali differenze tra un territorio e l'altro, é inqualificabile, anzi, non é un governo. E di fatto in tutti i settori opera come se avesse l'incarico di smantellare lo Stato, senza toccare però i privilegi e le rendite di posizione acquisite dalle tante caste che infettano la società.
Lungi da me abbandonarmi a derive populiste, ma un minimo di analisi va effettuata per comprendere dove stanno gli errori per essere in grado di non ripeterli.
Sapevamo a quale finale thriller saremmo arrivati. L'annunciata chiusura del Tiberio Evoli e degli altri 174 ospedali con meno di 120 posti letto, rivela un pericoloso attentato: quello al diritto alla salute, di fatto negato a milioni di italiani che rischiano di non potersi curare se non facendo chilometri e chilometri. E qui torna, implacabile, la certezza che esistono cittadini di serie A e cittadini di serie inferiore. Non c'è più dubbio ormai. La domanda é: a chi rivolgiamo il nostro sdegno? Quale interlocutore abbiamo? Dov'é lo "Stato"? Lo Stato siamo noi, certo. Ma se questa affermazione é vera allora com'è che avvertiamo questo senso di abbandono?