venerdì 15 novembre 2013

Lo spazio pubblico, luogo dell'uguaglianza, motore della rinascita sociale

Perduto lo spazio pubblico, perduta la "piazza", si è perso anche il luogo della libertà e della democrazia.
Appare importante, dunque, affrontare il tema dello spazio pubblico soprattutto nelle piccole e medie realtà urbane che vivono una profonda crisi sociale che ha fatto perdere di vista il concetto di "comunità" e di "bene comune".
E' propedeutico anzi. Lo spazio pubblico come luogo da rivitalizzare per riattivare il dialogo, la partecipazione.
Hannah Arendt, in un suo scritto sostiene il "dovere politico della partecipazione come fondamentale espressione della libertà"; affermazione in cui mi riconosco pienamente, anche perché da sempre appassionato ed attivo in politica nel mio territorio.
Per questo motivo mi è molto caro il tema dello spazio pubblico, che tra i temi da affrontare per chi si occupa di politica e nella fattispecie di politica urbana, mi sembra quello di maggiore importanza.
Considero infatti il dare forma e vita agli spazi in cui si rapporta la collettività un obiettivo cui un architetto/urbanista e un politico dovrebbero assolutamente puntare per il bene della città. 
Piazza Taksim a Istanbul e Piazza Tahrir a El Cairo, due luoghi pubblici che di recente sono entrati nelle nostre case tramite tv e web per essere state teatro di dimostrazioni e violenti scontri che hanno fatto temere lo scoppio di guerre civili in Turchia ed Egitto, sono un esempio, magari troppo radicale, di ciò che lo spazio pubblico può essere o meglio può tornare ad essere.
Oltre la dimensione urbana e fisica, lo spazio pubblico assume dunque anche il ruolo di "luogo simbolico delle libertà civili": libertà di manifestazione, di parola, d'espressione. Questo luogo simbolico è regolato dalle leggi e costituisce il terreno delle libertà democratiche che consentono di regolare i conflitti sociali e politici ed il confronto con i poteri costituiti.
Spazio pubblico è quindi una nozione cardine delle scienze umane e sociali.
"Ripensare lo spazio pubblico", sapendo che la democrazia ha bisogno di luoghi fisici, spazi concreti dove possa avvenire il riconoscimento reciproco tra cittadini, è la condizione di qualsiasi uguaglianza politica.

Nella piazza virtuale, i social network, che hanno progressivamente sostituito lo spazio pubblico, l'interazione avviene da uno spazio privato, da casa; perciò non si condivide una panchina, un muretto. Questo isolamento contribuisce a far dimenticare o, per i più piccoli, disconoscere il valore dello spazio pubblico, della condivisione di un bene comune.
Nonostante Facebook o Twitter siano tra le più grandi invenzioni del nuovo millennio ed abbiano completamente stravolto il modo di diffondere notizie, di far restare in contatto persone lontane, non possono sostituire l’esperienza del discutere faccia a faccia.
Lo spazio pubblico dev'essere articolato su luoghi fisici che, per svolgere una funzione democratica, devono essere luoghi di uguaglianza. Non ogni spazio "aperto al pubblico" è però pubblico, né è necessariamente attraente: occorre quindi progettare degli spazi che siano gradevoli e autogestiti o facili da gestire.
Questa è la condizione perché si manifesti una ritrovata capacità dei privati (individui, movimenti, associazioni) di parlare e di stare in pubblico.
Non si faranno uscire i cittadini dal loro privato mondo "feisbucchiano" senza offrire loro la dimostrazione che esistono luoghi più interessanti del salotto di casa o dello schermo dello smartphone.
La struttura della città ne offre molti: piazze, viali, giardini pubblici, ma anche caffè, chiese, biblioteche, librerie. Si tratta di lavorare per renderli fruibili a chi voglia ricostruire un tessuto di relazioni più ricco, più egualitario, più politico.
Da dove si comincia? Si comincia dal creare "eventi" nelle piazze. Eventi che non per forza richiedono sforzi economici per la realizzazione, ma piccole cose che formino un’offerta di esperienze il più varia possibile.
Il fascino di molti spazi pubblici deriva da una gamma sorprendentemente vasta di possibilità che offrono nell'arco della giornata: comprare giornali, fiori o verdure; bere un caffè, un aperitivo o una birra; mangiare un tramezzino, un piatto di pesce o un pasto completo; entrare in una libreria, in un tabaccheria o in un’osteria; fermarsi al mercatino di oggetti usati, in un negozio di antiquariato o al centro informazioni per gli anziani, tirare tardi con gli amici.
Lo spazio pubblico deve avere le caratteristiche di un luogo piacevole e il potenziale per un suo uso civile e politico.
I luoghi di incontro non si creano a comando: è necessario creare una sorta di continuità fra i cittadini, singoli o gruppi e lo spazio circostante.
E di spazio, di luoghi, di edifici ce ne sono tanti. Nella cittadina di Melito, ad esempio, vi sono edifici ristrutturati e chiusi. Altri stanno per perdere la loro funzione, come il Tribunale. Perchè non aprire questi edifici alla pubblica fruizione?
Le public libraries sono un elemento del paesaggio urbano negli Stati Uniti: accanto al municipio e alle chiese principali non può mancare una biblioteca pubblica dove i cittadini vanno ben più spesso di quanto si immagini, non solo a leggere, ma anche a stare insieme, discutere, organizzare un cineforum, fare ricerche, usare computer collegati a internet o utilizzare la connessione wi-fi dal proprio tablet o smartphone.
Nulla di tutto questo è di per sé politico, ma tutto questo è profondamente politico se contribuisce a ricreare quel tessuto di relazioni con l’altro che è l’opposto dell’isolamento casalingo davanti a TV e computer.
Naturalmente, in un momento in cui le risorse per la cultura, la scuola e l’università vengono tagliate selvaggiamente da governi che preferiscono non decidere, rimandare le decisioni che rimetterebbero l'Italia in carreggiata, tutto questo può sembrare un libro dei sogni. 
In paesi e cittadine in cui  la lotta alla 'ndrangheta viene vista esclusivamente come repressione, battersi per una biblioteca, per una piazza, per l'utilizzo gratuito e costante di un edificio pubblico o di un auditorium che diventi il motore della vita culturale cittadina può essere un obiettivo che risveglia energie, coinvolge persone oggi disinteressate o diffidenti verso la politica ed in ultima analisi, riattiva la vera democrazia. Vogliamo provarci?

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