giovedì 26 settembre 2013

Il voto svizzero non deve ingannare. "Terra" e "società" sono le questioni vitali

Niente trionfalismi, la partita è tutt’altro che chiusa.
Certo, il voto grigionese ha fermato Repower, l’attore principale, ispiratore e finanziatore più grosso del Consorzio SEI, ma stiamo pur certi che non molleranno.
Forti di una valutazione di impatto ambientale favorevole (passata non con voto unanime) che, se non autorizza l’avvio dei lavori, li pone comunque in condizioni di crederci; forti del denaro che già hanno gettato in questa iniziativa per terreni, consulenti e consenso. Non molleranno.
Ed è chiaro che non mollerà nemmeno chi dall’inizio di questa storia ha scelto da che parte stare. Chi ha sempre rifiutato l’idea che questa sia l’unica via, l’ancora di salvezza di un territorio che non ha alternative.
Va detto però che l’operazione “zero alternative” ha fatto un po’ breccia, vuoi per l’immobilismo di chi è preposto a compiere delle scelte per questo territorio, vuoi per la crescente crisi economica ed occupazionale che può incidere sulle valutazioni dei singoli nei riguardi della possibilità che la Centrale sorga.
Serve un nuovo slancio dunque e può giungere da questa scossa fornita dagli abitanti del Cantone. Indubbiamente ci hanno fatto un appetitoso assist e dobbiamo essere bravi a coglierlo e metterlo a frutto qui, dove quel voto realmente serve a bloccare l’iter.
Non possiamo permettere che ad una politica immobile si sostituisca un’impresa privata. La politica, soprattutto quella regionale, che ha voci in capitolo in materia, va richiamata ai propri compiti, alle promesse fatte più volte, a difendere i cittadini di quest’area che giorno dopo giorno sono sempre più scoraggiati per i continui “salassi” istituzionali perpetrati. E non sto qui a fare l’elenco…
Ma c’è un passo propedeutico da compiere per richiamare la politica al proprio ruolo ed è risvegliare le coscienze della gente e ridare speranza per farle ritrovare fiducia.
Francamente non so come. Le vicissitudini occorse mi hanno fatto perdere buona parte del mio entusiasmo o quantomeno lo hanno relegato in un angolo buio del mio cuore. Avevamo provato la via del “Laboratorio di Idee Diritti-Legalità-Sviluppo”, ma dopo un avvio in cui abbiamo attirato la curiosità di molti ed il fastidio di alcuni, tutto è scemato per via del disimpegno che ognuno di noi si porta impresso nel proprio DNA.
Spero ancora che si crei un fronte eterogeneo e compatto che si erga in difesa di ciò che resta. Sanità e Giustizia, insieme a quel briciolo di democrazia locale, sono state già spazzate via insieme ai diritti più elementari, come il lavoro e l’istruzione, sanciti da una Costituzione che appare sempre più come un libro dei sogni.
Tra poco anche l’aria sarà una conquista, il respiro sarà una velleità, se non agiamo subito.

mercoledì 4 settembre 2013

Berlino: architetture e ricucitura urbana per riempire i vuoti lasciati dalla storia

Enormi "blocchi" abitativi di cemento grigio, costruiti secondo l'estetica socialista (se mai ne è esistita una), misti a strutture architettoniche dall'aspetto imponente e che intimoriscono l’osservatore, profili squadrati e durissimi, palazzi dai colori tenui e case popolari gigantesche dalle tinte sbiadite improvvisamente interrotte da altri edifici variopinti e stravaganti e tante, tante gru, in continuo movimento. Questa è Berlino. Un enorme cantiere.
Così si presenta al viaggiatore che arriva in aereo e si avvia verso il centro sfruttando l'efficientissimo servizio di mezzi pubblici offerto dalla città.
La città toglie il fiato per la sua estensione territoriale, per gli spazi estremamente ampi, quasi agorafobici, dove non si prova il senso di oppressione e frenesia che pervade città più popolose come Parigi o New York.
E' una metropoli che porta con sè i segni di un passato travagliatissimo e molto recente che l'ha vista protagonista, in poco meno di un secolo, di una storia civica unica al mondo. Una città viva prima della Grande Guerra, poi in recessione, poi teatro della distorta visione della grandezza nazifascista, poi rasa praticamente al suolo e successivamente divisa in due, con due identità estremamente differenti, ma che negli ultimi vent'anni sono rientrate in contatto e dalla cui fusione sta nascendo un unico e futuristico centro urbano.
Una città che oggi affascina per la quantità e qualità di cose da vedere, dall'architettura classica ai suoi spettacolari edifici moderni, dai magnifici musei agli spazi pubblici vissuti dai residenti 24 ore su 24.
Berlino è ancora oggi, a ventiquattro anni dalla caduta del muro, il più grande cantiere d'Europa; un laboratorio per straordinarie e forse uniche opportunità di pianificazione urbana e progettazione, tra nuovi edifici, nuove infrastrutture, restauri, riqualificazione e progettazione di nuovi quartieri, la moderna architettura che si inserisce nell'architettura classica in maniera armoniosa, in una continua e stupefacente evoluzione.
Ma le tracce della divisione durata quarant'anni sono ancora visibili nella fisionomia della città. I resti del muro esistono in varie forme: come monumento commemorativo, come ricollocazione della casetta di frontiera del Checkpoint Charlie, come tela dove lasciare un segno di testimonianza nell'avvenieristica Potsdamer Platz.
Il centro direzionale, con il meraviglioso ed imponente Palazzo del  Reichstag, è sede di ministeri ed ambasciate. In quest'area sorge "il nastro della federazione" che congiunge in senso figurato le due metà est ed ovest della città con un doppio ponte pedonale sulla Spree. Il collegamento con le altre costruzioni parlamentari è garantito da un sistema di tunnels sotterranei. A seguire la sede del cancellierato "Bundeskanzleramt" è una costruzione imponente che si unisce al nastro della federazione “Band des Bundes”con un corpo centrale di 40m di altezza con laterale una parte destinata ad uffici. 
Senza dubbio è però la Potsdamer Platz il vero fulcro della ricostruzione e della ricucitura armonica tra le due parti della città. Di importanza strategica anche ai primi del '900, oggi nonostante le ardite architetture dei tre grattacieli e la presenza del Sony Center, nonchè, a poche decine di metri, del Kulturforum, la piazza non è riuscita a diventare la "nuova polarità urbana" che i progettisti ed i committenti speravano. Il colpo d'occhio è però di rara bellezza.
panorama da Potsdamer Platz
I progetti sono il risultato di un concorso di idee indetto nel 1991 al quale parteciparono su invito 16 studi di progettazione da tutto il mondo, a cui si richiedeva la realizzazione di una zona (di circa 480.000 mq ) a destinazione mista, commercio, tempo libero, cultura, artigianato, abitazioni, uffici, secondo un modello urbanistico seguito a Berlino a partire dagli anni 80, che voleva garantire l’utilizzazione degli spazi urbani nell'arco delle 24 ore. 
Renzo Piano ha fortemente influenzato il nuovo centro sia per il suo ruolo di coordinatore artistico del progetto d’insieme, sia grazie ai due grattacieli (uno dei quali ha una forma costituita da un angolo acuto a sbalzo con una vasta superficie vetrata ove è posto l’ingresso).
Di notevole interesse anche gli edifici a margine di Potsdamer Platz di Richard Rogers, caratterizzati da cilindri vetrati sugli angoli dei fabbricati.
Risalendo la Ebertstrasse, lungo il vecchio tracciato del muro, ricordato a terra da due file di blocchetti in pietra affondati nell'asfalto, si giunge al Memoriale dell'Olocausto, un'opera d'arte all'aperto che occupa un intero isolato (quello in cui sorgeva la residenza del Ministro della Propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels). Una grande scultura evocativa, un grande "cimitero" con tombe senza nome, a ricordare le vittime della Shoah, rimaste senza sepoltura.
Continuando sulla Ebertstrasse e costeggiando l'immenso Tiergarten, si giunge alla Porta di Brandeburgo ed attraversandola verso Est, si entra nella Parisier Platz in cui si trova l'edificio della DZ Bank progettato da Frank Ghery. A Parisier Platz inizia in grande viale alberato Unter den Linden, una spettacolare passeggiata che porta all'altro "polo urbano" importantissimo, Alexanderplatz.
Qui si incontra la Berlino classica. Da Gendarmenmacht, la piazza perfettamente simmetrica con le due chiese ed al centro la sede dell'orchestra sinfonica, a Bebelplatz, dove vi fu il rogo dei libri "non ariani" nel maggio del 1933, ricordato ancora oggi da una botola a vetri che lascia intravedere una stanza con degli scaffali vuoti.
Panorama dalla Cupola del Berliner Dom
Il Duomo, neobarocco, restaurato dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, l'isola dei Musei, in cui sono concentrati i 5 musei più importanti di Berlino, tra cui il bellissimo Pergamon Museum che conserva il poderoso Altare di Pergamo, la porta del mercato di Mileto e la porta della città di Istar.
Ad Alexanderplatz ci si tuffa nell'architettura socialista. I quattro edifici che circondano la piazza hanno i profili squadrati e nessun elemento decorativo. La piazza è poi sovrastata dalla Fernsethurm, la torre della televisione alta 360 metri costruita alla fine degli anni '60 per mostrare la "supremazia tecnologica" della DDR. 
Da vedere anche l'area del Checkpoint Charlie, il passaggio nel muro tra est e ovest nel cuore della città, dove si trova il quartiere di Aldo Rossi (1994-1997) si compone di dodici singoli edifici che utilizzano numerose citazioni dell’architettura storica, nonché la tradizione costruttiva degli edifici con cortili e corpi di fabbrica retrostanti. Suggestivo anche il Museo del Muro.
Così come il Museo ebraico di Libeskind che è una grande scultura, un’architettura simbolica ricca di segni, a partire dalla pianta che ricorda una saetta, dalle finestre a feritoia, che appaiono come lacerazioni nel rivestimento di metallo delle facciate.
Di Berlino, come detto, impressionano gli enormi spazi pubblici, spazi un tempo "terra di nessuno", lande desolate tra muri, recinzioni, strade di pattugliamento e torrette di avvistamento ed oggi "luogo per tutti", ritrovo per artisti, per turisti, per giovani ed anziani (sene vedono pochi, la città è molto giovane).
Due parole sulla mobilità urbana. Le nove linee di U-Bahn, le classiche metropolitane underground, e le quindici linee di S-Bahn, i treni di superficie, compongono una fittissima e rapidissima trama che si completa con i bus ed i tram e collega perfettamente ogni angolo della città ad ogni ora del giorno e della notte, anche nel weekend. Se ciò non bastasse decine di km di piste ciclabili affiancano le principali arterie urbane.
Berlino è dunque il simbolo della laboriosità tedesca. Caduta, ricostruita, bombardata e distrutta, ricostruita nuovamente, poi divisa per quarant'anni e oggi nuovamente unita. Nessun'altra città ha subìto nell'arco di un secolo trasformazioni così profonde accompagnate da traumi urbani così forti, eppure è riuscita a riempire i vuoti lasciati dalla storia, dando nuova forma e nuovo significato ma senza dimenticare quello che è stato. Forse perchè, nonostante tutto, i berlinesi, sono stanchi di ricominciare sempre da capo.