lunedì 22 luglio 2013

L'essenza delle Smart Cities

Si fa un gran parlare di Smart City ultimamente, ed è un bene. Ma di cosa parliamo esattamente? Consapevoli che una definizione ufficiale e universalmente condivisa non c’è ancora, un passo in avanti si può provare a farlo dicendo innanzitutto cosa non è. 
Una Smart City non è un semplice espediente di maquillage pubblicitario il cui scopo sia quello di distrarre attraverso la cosmesi dell'ipertecnologia le aberrazioni di operazioni immobiliari mascherate da progetti innovativi.
No, la Smart City è qualcosa che va ben oltre la semplice sommatoria delle innovazioni tecnologiche glamour che la compongono e dei palazzi fashion. Non è infatti installando pannelli olografici touch-screen che una città diventa “smart”, se per esempio viene ignorata la qualità della vita e dell’aria di una delle città meno vivibili e più cementificate d’Europa.
Smart City è un processo in divenire, un insieme non per forza di sforzi urbanistici faraonici, ma piuttosto di tappe, anche piccole, per interconnettere la città e i suoi servizi con i cittadini, primi ed unici giudici di quanto una città sia effettivamente intelligente. 
Mobilità, informazione, risparmio energetico, attività culturali, partecipazione, sicurezza, opportunità economiche, rifiuti, salute. Una città a misura d’uomo (termine abusato), progettata per il massimo del comfort grazie all'uso diffuso e pervasivo di tecnologie evolute (non solo ICT), è in grado di affrontare in modo innovativo una serie di problematiche e di bisogni. Pertanto, può e deve coniugarsi anche con il tentativo di lasciarsi alle spalle quella “globalizzazione dell’architettura” per la quale da San Paolo del Brasile a Dubai, da Shanghai a Milano si progetta con gli stessi vuoti formalismi senza tener conto delle singole realtà, dei singoli problemi, del tessuto sociale, della storia e della cultura: insomma, tutte quelle cose che fanno di una città, quella città, e non un’altra.
Altra questione sono le dimensioni. Perché, ad esempio, aspettare che a farsi smart e a tracciare la rotta siano solo le grandi città? Non possiamo permetterci di aspettare quegli enormi pachidermi affetti dal fenomeno dello sprawl (la dispersione urbana), mossi spesso da meccanismi immensi nella loro autoreferenziale ricerca del colpo di scena. I nostri meravigliosi borghi e paesi già brillano per moltissime eccellenze uniche al mondo, non sarebbe logico pensare di adottare a partire da queste piccole realtà locali i primi esperimenti di smart living? 
Anche se in Italia c’è chi si sta già muovendo, dobbiamo essere però consapevoli del fatto che da noi c’è un enorme problema che schiaccia ogni iniziativa a prescindere: il demenziale vincolo suicida del patto di stabilità che impedisce ai comuni di spendere in nome di dogmi che non trovano alcuna giustificazione economica.
Ma se è vero che per molte cose servono ingenti risorse, ce ne sono comunque altre che ne richiedono davvero poche. 
La città davvero “smart” è infatti un gioco intelligente di contraddizioni apparenti: è la città che sa muoversi, ma allo stesso tempo è la città che sa non muoversi, perché ha capito che per molte cose non ce n’è alcun bisogno. Quante volte avete perso giornate intere a rimbalzare da un ufficio all'altro? Vi sembra che una città che funziona in questo modo sia intelligente? Ovviamente no, dal momento che abbiamo ormai la certezza che “oltre la metà delle pratiche amministrative correlate a questi momenti chiave della vita potrebbe essere sbrigata online” (come afferma un rigoroso studio della Commissione Europea).
Oggi infatti il grande sviluppo dei soli social network ha permesso alla “piazza medioevale” di rinascere in forma digitale e portare alla formazione di nuove comunità di persone, aggregando in un click intelligenze da ogni parte del pianeta in un unico luogo (virtuale, ma concreto) di scambio e condivisione. 
Le città si stanno mettendo anche loro in questa nuova piazza e il vasto novero di associazioni, siti internet e gruppi Facebook sorti per discutere di problemi legati al proprio territorio sono solo uno dei tanti ottimi esempi di iniziative smart spontanee e dal basso: il vero traguardo cui ambire dev'essere una seria e totale integrazione di tali strumenti partecipativi nella macchina amministrativa, con forme nuove e dirette di dialogo fra i soggetti che compongono il tessuto sociale e politico della città che vuole essere smart. Ma se anche è vero la tecnologia ci porterà lontano, sburocratizzandoci e semplificandoci la vita come è auspicabile che sia, sappiamo però che devono cambiare alcuni paradigmi affinché se ne possano sfruttare appieno le opportunità. 
Una tecnologia non è mai intelligente, lo diventa solo in base all'uso che se ne fa. E questo dipende dalle persone. Altrove i social network hanno mobilitato migliaia di persone per le strade, da noi finora gli animi si sono scaldati solo quando c’è stato un qualche gol in fuorigioco.

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