lunedì 17 giugno 2013

In difesa degli alberi di Istanbul e dei pilastri della democrazia

Questi i "facinorosi" che non ci hanno mostrato
Una protesta ecologica contro un piano urbanistico, può diventare una rivolta di dimensioni colossali.
Poteva l’amministrazione di Istanbul immaginare il vespaio che avrebbe provocato la proposta di un nuovo assetto per piazza Taksim? Forse le ragioni sono da ricercare nella mancata "condivisione" del progetto?
Il progetto prevedeva la ricostruzione di una caserma ottomana del 1800, che avrebbe dovuto ospitare prevalentemente un centro commerciale, e in parte un centro culturale. Ultimamente si vocifera anche che gran parte del polmone verde del parco Gezi, ospitato nella piazza, avrebbe dovuto essere sacrificato.
Ma l'abbattimento degli alberi del parco è ben presto assurto a simbolo dell'abbattimento dei pilastri della democrazia turca perpetuato dal premier Erdoğan e del suo governo islamo-conservatore, almeno nella percezione dei manifestanti.
La farsa della democrazia, non solo in Turchia, ma anche nei Paesi Occidentali, sta producendo un’irreversibile crisi di rappresentanza. Anche in Italia avvertiamo questa crisi. Prova ne sono il "commissariamento" che la politica si è data con il Governo Monti e proseguito oggi con un governo di "larghe intese", ma soprattutto la crisi dei partiti e la nascita di movimenti che contengono tutto ed il contrario di tutto ed infine la siderale distanza tra apparato politico-burocratico e società, popolazione.
Questa crisi, in Turchia, ha unito migliaia di turchi al di là della condizione sociale. La difesa degli alberi è diventata così la difesa dei diritti, delle libertà, della vera "democrazia".
Venuta meno la promessa di un benessere che si è di fatto rivelato "sfruttamento", l'autoprotezionismo  delle classi dirigenti (caste) restituisce forza alle masse.
Ma che messaggio è passato? Abbiamo visto per giorni scontri tra polizia e manifestanti, ma nessuno si è degnato di analizzare i veri motivi della rivolta.
La verità è che fa paura che la gente si ribelli, non si vuol credere a quello che si vede e la realtà viene distorta.
Quella di Piazza Taksim è una grande lezione. Una lezione di cittadinanza attiva, che non deve diventare scontro, come è stato, bensì incontro, dialogo.
E' stata una battaglia sui "beni comuni", su quei beni che appartengono a tutti e verso cui tutti dovremmo essere "responsabili". Governanti e governati, amministratori ed amministrati, eletti ed elettori.
E' questo il vero messaggio degli occupanti di Piazza Taksim, dei difensori del parco Gezi.
Chi l'avrebbe detto che un gruppo di alberi a rischio abbattimento, in un parco di cui il mondo non conosceva l'esistenza, avrebbe spinto la Turchia sull'orlo di una rivolta. Eppure gli alberi hanno dato un'unica voce ai dissidenti. Cittadini di ogni condizione sociale, di diverso credo politico e religioso, insieme, fianco a fianco, per difendere i propri diritti. Bello, bellissimo.

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