mercoledì 5 giugno 2013

Cosa non funziona in questa legge

Hanno provato a spiegarlo in molti, ma in pochi sembrano avere recepito il messaggio. Proviamo a dare un contributo. Per questa analisi ci faremo aiutare da Raffaele Cantone, magistrato napoletano che oggi lavora nella Corte Suprema di Cassazione e che questi problemi li ha messi in luce nel suo libro “I gattopardi”, scritto con Gianluca di Feo.
Il primo e più evidente limite di questo provvedimento è che i commissariamenti dei comuni sciolti per mafia troppo spesso si rivelano delle misere parentesi tra una giunta sospetta e l’altra, in quanto i commissari scelti da Roma sono di solito incapaci di gestire situazioni socio-politiche di cui non conoscono dinamiche e natura e, purtroppo, neppure la storia. Accade quindi con frequenza sempre maggiore che i commissariamenti, che durano da 18 a 24 mesi, anziché costituire un momento di “bonifica” si trasformino in periodi di paralisi dell’attività municipale che spingono i cittadini, anche quelli onesti, a rimpiangere le vecchie giunte. Colluse sì, ma almeno efficienti, in apparenza. Il dato più atroce in questo senso sta nei 31 casi di consigli comunali sciolti due volte. E ci sono sei casi (San Cipriano d’Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Roccaforte del Greco, Melito di Porto Salvo e Misilmeri) in cui gli scioglimenti si sono ripetuti per tre volte. Quello che bisognerebbe stilare subito è un albo di commissari ad hoc. Una lista, cioè, di persone competenti in materia di giustizia e di amministrazione pubblica, provenienti da varie parti del territorio nazionale, entro cui individuare di volta in volta i commissari, per esser certi dell’integrità morale e della capacità operativa di chi si nomina.
Altra pecca del decreto sta nella sua arretratezza: non è al passo coi tempi. Ad esempio non tiene conto che la legge Bassanini del 1997 delega gran parte dei poteri e delle competenze agli uffici comunali e non agli esponenti eletti. Diventa sterile, alla luce di ciò, un provvedimento che elimina i consiglieri sospetti e lascia indisturbato al proprio posto chi fa i veri interessi del clan mafioso.
Bisogna dire che, ultimamente, si è tentato di migliorare la legge, per esempio con il pacchetto sicurezza del 2009 che ha provveduto a stabilire l’allontanamento dei funzionari collusi dagli uffici e ha previsto la possibilità di infliggere la pena accessoria dell’incandidabilità degli amministratori ritenuti la causa dell’infiltrazione. Tuttavia, paradosso dei paradossi, il pacchetto di leggi garantisce la possibilità per l’amministratore colluso cui è sbarrata la strada del seggio comunale, provinciale e regionale, di poter essere comunque eletto deputato e senatore.

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