giovedì 27 giugno 2013

Nuova veste grafica, nuovi contenuti

Cambiata la veste grafica da qualche tempo, questo blog è in procinto di cambiare anche nei contenuti.
D'ora in avanti verranno pubblicati solo contributi scientifici e culturali legati alla mia attività di ricerca sulla città, notizie e spunti di dibattito sui temi dell'urbanistica, dell'architettura e dell'ambiente.


martedì 18 giugno 2013

Fai la differenza!

clicca sul banner e visita il gruppo
Un gruppo fondato con lo scopo di avviare un dibattito sul tema dei rifiuti e per promuovere su tutto il territorio un piano per la Raccolta Differenziata, unico modo eco-compatibile per il superamento dell'emergenza ambientale in cui ci troviamo.
La bacheca del Gruppo, sulla quale verranno pubblicati links utili ed esempi di buone pratiche messe in atto in altri territori, serve a sensibilizzare gli aderenti e stimolare la discussione, ma anche ad accrescere i livelli di conoscenza della Raccolta Differenziata e dei vantaggi sociali ed economici che può portare.
E' un tema indifferibile, basta uscire di casa per rendersene conto. Ed è un problema molto sentito in tutti i Comuni dell'Area Grecanica ed oltre.
Ragionare in "rete" può favorire lo scambio di idee e può aiutare a costruire una "piattaforma operativa" che interagisca con le Istituzioni locali e collabori alla realizzazione di un piano di area per la Raccolta Differenziata.

Giovedì 20 Giugno alle ore 18.00, presso il Lido El Caribe, discuteremo insieme su come potenziare il sistema di Raccolta Differenziata nel territorio dell'Area Grecanica.


lunedì 17 giugno 2013

In difesa degli alberi di Istanbul e dei pilastri della democrazia

Questi i "facinorosi" che non ci hanno mostrato
Una protesta ecologica contro un piano urbanistico, può diventare una rivolta di dimensioni colossali.
Poteva l’amministrazione di Istanbul immaginare il vespaio che avrebbe provocato la proposta di un nuovo assetto per piazza Taksim? Forse le ragioni sono da ricercare nella mancata "condivisione" del progetto?
Il progetto prevedeva la ricostruzione di una caserma ottomana del 1800, che avrebbe dovuto ospitare prevalentemente un centro commerciale, e in parte un centro culturale. Ultimamente si vocifera anche che gran parte del polmone verde del parco Gezi, ospitato nella piazza, avrebbe dovuto essere sacrificato.
Ma l'abbattimento degli alberi del parco è ben presto assurto a simbolo dell'abbattimento dei pilastri della democrazia turca perpetuato dal premier Erdoğan e del suo governo islamo-conservatore, almeno nella percezione dei manifestanti.
La farsa della democrazia, non solo in Turchia, ma anche nei Paesi Occidentali, sta producendo un’irreversibile crisi di rappresentanza. Anche in Italia avvertiamo questa crisi. Prova ne sono il "commissariamento" che la politica si è data con il Governo Monti e proseguito oggi con un governo di "larghe intese", ma soprattutto la crisi dei partiti e la nascita di movimenti che contengono tutto ed il contrario di tutto ed infine la siderale distanza tra apparato politico-burocratico e società, popolazione.
Questa crisi, in Turchia, ha unito migliaia di turchi al di là della condizione sociale. La difesa degli alberi è diventata così la difesa dei diritti, delle libertà, della vera "democrazia".
Venuta meno la promessa di un benessere che si è di fatto rivelato "sfruttamento", l'autoprotezionismo  delle classi dirigenti (caste) restituisce forza alle masse.
Ma che messaggio è passato? Abbiamo visto per giorni scontri tra polizia e manifestanti, ma nessuno si è degnato di analizzare i veri motivi della rivolta.
La verità è che fa paura che la gente si ribelli, non si vuol credere a quello che si vede e la realtà viene distorta.
Quella di Piazza Taksim è una grande lezione. Una lezione di cittadinanza attiva, che non deve diventare scontro, come è stato, bensì incontro, dialogo.
E' stata una battaglia sui "beni comuni", su quei beni che appartengono a tutti e verso cui tutti dovremmo essere "responsabili". Governanti e governati, amministratori ed amministrati, eletti ed elettori.
E' questo il vero messaggio degli occupanti di Piazza Taksim, dei difensori del parco Gezi.
Chi l'avrebbe detto che un gruppo di alberi a rischio abbattimento, in un parco di cui il mondo non conosceva l'esistenza, avrebbe spinto la Turchia sull'orlo di una rivolta. Eppure gli alberi hanno dato un'unica voce ai dissidenti. Cittadini di ogni condizione sociale, di diverso credo politico e religioso, insieme, fianco a fianco, per difendere i propri diritti. Bello, bellissimo.

mercoledì 12 giugno 2013

sabato 8 giugno 2013

Emergenza rifiuti: è la raccolta differenziata l'unica soluzione possibile

L'estate è alle porte d i cumuli di immondizia iniziano ad essere un problema sanitario, oltre che estetico e civile.
Conosciamo bene la situazione drammatica delle discariche, dietro i cancelli delle quali, i compattatori sono incolonnati in attesa di scaricare per ore ed ore.
Quello che non si comprende è come sia possibile che dopo più di due lustri di commissariamento straordinario per l'emergenza rifiuti, il problema sia amplificato invece che risolto.
E gradiremmo capire cosa ha fatto questa struttura costosissima in tutti questi anni. Quali soluzioni ha pensato o proposto per questa annosa vicenda.
Se alla fine del commissariamento il governatore ha deciso di ordinare che i rifiuti vengano abbancati in discarica senza pretrattamento, che funzione ha rivestito quella struttura commissariale? A chi ha giovato la sua esistenza e la sua (in)attività?
Ma adesso che fare?
RACCOLTA DIFFERENZIATA! UNICA VIA!
- Per diminuire di oltre la metà il quantitativo di rifiuti destinati alla discarica (ed oggi sulle strade).
- Per una questione "culturale".
- Per fornire un'opportunità di lavoro grazie ai centri di riciclaggio da aprire.
- Per abbassare la relativa tassa.
- Per trasformare i rifiuti, finalmente, da problema in risorsa.
Tirare la corda, forse attendendo che i cittadini alla fine accettino impianti di incenerimento e termovalorizzatori, non fa altro che peggiorare la situazione.
I cumuli vengono già da tempo incendiati, con grave pericolo per la salubrità dell'aria e la salute pubblica. Ora l'arrivo delle temperature elevate sarà un altro pesante fattore di rischio.
Proporrò al laboratorio di idee "Diritti-Legalità-Sviluppo" di occuparsi della questione e di spronare le istituzioni locali a predisporre al più presto un piano per la raccolta differenziata veramente efficace. 
Ottima, in questo senso, l'iniziativa di Melito Futura che ha invitato gli amministratori del Comune di Roccella Jonica, di cui mi sono occupato in un precedente post (clicca qui), ed il responsabile area sud del CONAI, Fabio Costarella, tra l'altro nostro conterraneo che si fa valere in campo nazionale nel settore.
Da quell'incontro e dalla volontà di quanti sentono la questione, deve scaturire un nuovo modo di affrontare il problema e di proporre alla politica ed alle gestioni commissariali, una soluzione condivisa, sostenibile, fattibile.

mercoledì 5 giugno 2013

Cosa non funziona in questa legge

Hanno provato a spiegarlo in molti, ma in pochi sembrano avere recepito il messaggio. Proviamo a dare un contributo. Per questa analisi ci faremo aiutare da Raffaele Cantone, magistrato napoletano che oggi lavora nella Corte Suprema di Cassazione e che questi problemi li ha messi in luce nel suo libro “I gattopardi”, scritto con Gianluca di Feo.
Il primo e più evidente limite di questo provvedimento è che i commissariamenti dei comuni sciolti per mafia troppo spesso si rivelano delle misere parentesi tra una giunta sospetta e l’altra, in quanto i commissari scelti da Roma sono di solito incapaci di gestire situazioni socio-politiche di cui non conoscono dinamiche e natura e, purtroppo, neppure la storia. Accade quindi con frequenza sempre maggiore che i commissariamenti, che durano da 18 a 24 mesi, anziché costituire un momento di “bonifica” si trasformino in periodi di paralisi dell’attività municipale che spingono i cittadini, anche quelli onesti, a rimpiangere le vecchie giunte. Colluse sì, ma almeno efficienti, in apparenza. Il dato più atroce in questo senso sta nei 31 casi di consigli comunali sciolti due volte. E ci sono sei casi (San Cipriano d’Aversa, Casal di Principe, Casapesenna, Roccaforte del Greco, Melito di Porto Salvo e Misilmeri) in cui gli scioglimenti si sono ripetuti per tre volte. Quello che bisognerebbe stilare subito è un albo di commissari ad hoc. Una lista, cioè, di persone competenti in materia di giustizia e di amministrazione pubblica, provenienti da varie parti del territorio nazionale, entro cui individuare di volta in volta i commissari, per esser certi dell’integrità morale e della capacità operativa di chi si nomina.
Altra pecca del decreto sta nella sua arretratezza: non è al passo coi tempi. Ad esempio non tiene conto che la legge Bassanini del 1997 delega gran parte dei poteri e delle competenze agli uffici comunali e non agli esponenti eletti. Diventa sterile, alla luce di ciò, un provvedimento che elimina i consiglieri sospetti e lascia indisturbato al proprio posto chi fa i veri interessi del clan mafioso.
Bisogna dire che, ultimamente, si è tentato di migliorare la legge, per esempio con il pacchetto sicurezza del 2009 che ha provveduto a stabilire l’allontanamento dei funzionari collusi dagli uffici e ha previsto la possibilità di infliggere la pena accessoria dell’incandidabilità degli amministratori ritenuti la causa dell’infiltrazione. Tuttavia, paradosso dei paradossi, il pacchetto di leggi garantisce la possibilità per l’amministratore colluso cui è sbarrata la strada del seggio comunale, provinciale e regionale, di poter essere comunque eletto deputato e senatore.

lunedì 3 giugno 2013

Roccaforte del Greco e la dignità calpestata

Ho trovato vergognoso l'articolo che Repubblica ha dedicato al "caso Roccaforte". Fanno più male commenti come questo, probabilmente, che uno scioglimento per mafia.
Nessuno ha pensato di indagare i motivi di questa diserzione delle urne. Nessuno si è domandato come mai la gente di Roccaforte non è recata alle urne.
Colei che ha scritto di Roccaforte non ha nemmeno consultato il sito del Ministero dell'Interno perchè se l'avesse fatto, lì avrebbe trovato una risposta, ed avrebbe evitato di lanciarsi in affermazioni che uccidono quel che resta di una comunità dignitosa e laboriosa. Il dato relativo all'affluenza alle urne nelle scorse elezioni politiche di febbraio, infatti, mostrano come la disaffezione al voto fosse già chiara e non pilotata da chissà quali forze occulte.
Circa 200 sono stati gli elettori che si sono recati alle urne in febbraio, un terzo degli aventi diritto.
Nessun "allarme" dunque, specie se a presentarsi alle Comunali, è una lista totalmente avulsa dal contesto locale, anche se va riconosciuta la buona intenzione e la moralità indiscussa dei candidati.
I roccafortesi semplicemente sono stanchi. Stanchi di votare e di essere commissariati, stanchi di essere etichettati. Non hanno voluto andare a votare...liberamente.
La storia di questo borgo ha ben altre radici e meriterebbe ben diversa sorte, come tutti i Comuni dell'Area Grecanica, in cui la 'ndrangheta esiste, ma forse si combatte in modo quanto meno inefficace, perchè la strategia non parte dalla cultura, ma dalla repressione pura e semplice.
Roccaforte del Greco, paese che già nel nome evoca l'immagine di un qualcosa di duro, di resistente, di ancestrale, ha iniziato a morire proprio negli anni '90, quando oltre alla faida, che ha lasciato sul selciato più di 50 morti, è iniziata la stagione dei commissariamenti per infiltrazioni mafiose.
Una risposta dello Stato somigliante ad una pezza peggiore del buco.
Un provvedimento che non rimuove gli ostacoli e le cause della presenza della 'ndrangheta, anzi le amplifica, allontanando ulteriormente la gente comune dalle Istituzioni.
E' assodato che in paesi minuscoli, con bilanci esigui, spesso in deficit, le stagioni commissariali non hanno aiutato ad invertire la rotta. Prova ne è che Comuni come Roccaforte del Greco, in 17 anni, di scioglimenti per infiltrazioni mafiose ne han subiti tre.
Nel frattempo però l'esodo era iniziato. Ed è diventato sempre più inarrestabile, fino a che su quello spuntone di roccia, stanno rimanendo solo ottuagenari dalle membra stanche e dagli occhi trasognati, che ripensano a quando la vita pulsava nei vicoli, nel plesso scolastico oramai abbandonato alle sterpaglie, negli slarghi e nelle corti tra un'abitazione e l'altra.
Conosco bene Roccaforte del Greco. Mio padre, come tecnico comunale, ci ha lavorato per vent'anni, dal 1978 al 1996 e successivamente al suo trasferimento a Campo Calabro, fino al 1999 richiamato dai Commissari Prefettizi come consulente a scavalco.
Spesso, nei periodi in cui la scuola era chiusa, di buon mattino mi svegliavo per andare con lui. L'arrivo in paese era una festa, ogni mattina. Il messo comunale che ti tirava verso il bar per offrirti il gelato, le donne che ti riempivano le tasche di merendine e il cofano della macchina di frutta, tra cui le deliziose ciliege "carammendola", di un colore e di una dolcezza indescrivibile.
L'ufficio di mio padre, posto a piano terra del Municipio (non quello attuale, recentemente restaurato), una struttura in cemento armato che aveva una parete in aderenza alla Chiesa di San Rocco, patrono del paese. La finestra a vasistas che dava su uno strapiombo di circa 300 metri e sotto il bianchissimo letto dell'Amendolea che potevi seguire con lo sguardo nel suo tortuoso percorso fino a Condofuri Marina. Una ventina di km in linea d'aria, ma nelle giornate più terse, riuscivi a vedere le auto transitare sulla S.S.106, sul ponte che attraversa la parte finale dell'ampio letto di ghiaia.
Le mattinate trascorrevano serene, in giro con Gaetano, il figlio del vigile, mio coetaneo e che sarebbe poi diventato mio grande amico e compagno di Liceo, allorquando la sua famiglia esodò come tante altre nella Melito crescente degli anni '90.
D'estate poi arrivava la carovana del VIDES, l'ong promossa dalle suore salesiane che animava il paese. Ricordo i campi di lavoro coi giovani, i giochi di squadra, i canti e le recite, le grandi scorpacciate.
Certo la 'ndrangheta c'era, ma a otto-nove anni non potevo riconoscerla. Non capivo perchè a volte mio padre non voleva portarmi con lui, come quella volta che quasi buttarono giù una casa a fucilate e colpi di bazooka. Non voleva che vedessi passando quella scena post-bellica. Qualche anno dopo mi fu più chiaro.
Si può certamente addebitare a questa "guerra" l'inizio della fine per il paese di Roccaforte del Greco. I pochi hanno vinto sui molti. Ma i molti, non si sono mai sentiti protetti veramente, anzi, si sono sentiti "sospettati" di connivenze, omertà, collusione. Nessuno si è mai voluto calare nei panni di chi vive fianco a fianco con quei "pochi" pur non avendo nulla a che vedere con loro o le loro criminose attività.
E così siamo arrivati al punto che tutti sono responsabili, che non c'è salvezza, che non c'è differenza tra chi delinque e chi invece cerca solo di campare in pace, con la propria famiglia, in mezzo alle sue cose, decidendo, in ultima analisi, di andare via, di strappare il forte legame con la propria terra e spostarsi in luoghi dove la provenienza non è un peccato. Lì forse, lontano dal "feudo della 'ndrangheta in cui è proibito votare", così lo ha definito indegnamente la "giornalaia" di Repubblica, potrà sentirsi meno sospettato, meno etichettato.