giovedì 16 maggio 2013

Il "processo anomalo"

di Federico Curatola*
Qualcuno potrebbe dire "la lingua batte dove il dente duole". Forse ha ragione. Ma il punto è sensibile oggi non solo per me, per il mio paesino indifeso, bensì per un'intera area geografica, ed oltre.
Un'operazione che si è allargata a macchia d'olio e che sta assumendo proporzioni vaste.
L'Area Grecanica, con la maggior parte dei Comuni sciolti, è diventata l’esempio tragico di una sospensione di massa di diritti attivi e passivi dei cittadini.

E' l'applicazione spropositata ed ampiamente discrezionale che contesto, non certo il ruolo che lo Stato deve affermare sui territori nel contrasto alla criminalità organizzata, sia chiaro.

La procedura e la legislazione sugli scioglimenti è tutt'altra cosa. E' un "processo anomalo". Niente difesa, niente prove, niente testimoni. Solo un verdetto. Appellabile, certo, ma anche in questo caso, l'orientamento, è quello di confermare lo scioglimento, sulla base della stessa norma.

Non lascia scampo, a conferma di quanto detto, la sentenza con la quale nei giorni scorsi, il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso avanzato dal sindaco e dalla maggioranza del Comune di Mileto (sciolto lo stesso giorno di Bagaladi, peraltro). Viene affermata "l'idoneità a costituire presupposto per lo scioglimento dell’organo comunale anche di situazioni che, di per sé, non rivelino direttamente, né lascino presumere, l'intenzione degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata". 
Più avanti, nello stesso dispositivo di sentenza, si legge "per sciogliere un consiglio comunale non serve che vengano compiuti reati né che gli amministratori pongano in essere comportamenti agevolanti la criminalità organizzata, è sufficiente che vi sia il sospetto di un possibile, anche in termini astratti, condizionamento passato, presente o futuro dell’amministrazione". 

Verosimilmente, ogni Ente, comunale e sovracomunale, può essere sciolto. E' evidente però che nell'interpretazione comune, la norma viene applicata in maniera più stringente in territori ad alta densità criminale.
Un pò meno dove i fenomeni dai nomi che mettono paura, come "ndrangheta" o "camorra", sono meno visibili, anche se ormai radicati.

E' il caso del Comune di Trezzano sul Naviglio dove, pochi giorni fa, sono finiti in manette due assessori e qualche dirigente comunale per corruzione e mazzette legate al redigendo piano urbanistico della cittadina. Anche lì sembra emergere qualche interesse della criminalità organizzata. Quindi, a rigor di logica, lì la prova c'è. Ma la Prefettura di Milano, fino a questo momento, non ha nemmeno pensato di inviare a Trezzano una Commissione di Accesso per verificare se vi siano o meno condizionamenti o tentativi di infiltrazione. E ripeto, sono stati arrestati due assessori, con accuse pesanti!

Ecco quello che contesto. Non "tutti" gli scioglimenti sono uguali. Certo, vi sono provvedimenti che hanno alla base arresti, individuazione di presunti responsabili di azioni volte a favorire la criminalità organizzata (e che comunque sono da ritenere innocenti fino al terzo grado di giudizio). Lì, anche per salvaguardare gli interessi della comunità, è giusto intervenire e rimuovere gli ostacoli.
Contestabile invece, a mio modo di vedere, è la frase in grassetto riportata sopra. E' emblematica e spinge ad interrogarsi sulle sorti della partecipazione futura alla vita democratica ed amministrativa.

Credo che uno Stato realmente democratico e liberale debba intervenire sul piano legislativo, con la dovuta sollecitudine, al fine di porre un argine ad interpretazioni giurisprudenziali bislacche, bizzarre, radicali ed estreme che da tutto sembrano ispirate fuorché dalla primaria, quasi istintiva esigenza di apprestare dignitosa tutela a quanti decidessero di dedicare se stessi alla vita amministrativa della propria comunità, per cambiare le cose.
*ex Sindaco di Bagaladi

0 commenti: