giovedì 4 ottobre 2012

AMBIENTI e CITTA' 2 - Individuo, comunità, città. Tre passaggi, un percorso di cambiamento

"Se vuoi costruire una nave non richiamare prima di tutto gente che procuri legna, che prepari attrezzi necessari, non distribuire compiti, non organizzare il lavoro. Prima invece sveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete, gli uomini smetteranno subito il lavoro per costruire la nave".
In questa frase tratta da Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery c'è la "chiave" del cambiamento. Risvegliare i sentimenti prima ancora di ordinare di eseguire dei lavori. Far desiderare qualcosa a tal punto da spingere a mettersi in marcia per raggiungere l'obiettivo.
Ritengo che per cercare di "costruire" una città con un'accettabile qualità della vita, si debba partire dal singolo individuo, che attraverso i suoi sogni, i suoi stimoli e le sue visioni, può e deve "influenzare" i suoi simili trasferendo così tali sogni, stimoli e visioni, alla "comunità". Questa, esprimendo la propria "classe dirigente", gli affida tali sogni, stimoli e visioni, affinché vengano, in parte o in toto, realizzati.
Forse ho semplificato il percorso, ma era importante fissare bene questi concetti basilari inizialmente. Ora vedremo come il percorso è un "unicum" che consta però di tre passaggi, di tre tappe fondamentali e propedeutiche.
INDIVIDUO: (riferito a persona) "che non si può dividere, senza che perda la sua effigie, la sua personalità". Leggendola così la definizione di individuo, spingerebbe a credere che ognuno è un essere a sé stante. Ma la capacità "relazionale", di cui tutti (chi più, chi meno) siamo dotati, ci rende, come individui, parte di un sistema complesso altrimenti chiamato "società" o "comunità".
COMUNITA': è interessante riportare la definizione che viene data da un dizionario datato: "Più persone che vivono in comune, sotto certe leggi e per un fine determinato; ed anche: Municipio e quelli che lo amministrano". Una definizione che prefigura la concezione aristotelica del rapporto che intercorre tra individuo e comunità.
Per Aristotele infatti l'individuo, in questo caso l'uomo, è un animale politico, destinato quindi alla vita comunitaria. Questa concezione mette dunque in stretta relazione le due "entità", che si alimentano e si influenzano vicendevolmente.
E' ovvio che se gli "individui" creando la "comunità" iniziano ad omologarsi perdendo le loro peculiarità, le loro personalità, la comunità che ne vien fuori è una comunità chiusa, dalla quale, nel tempo, giungeranno sempre meno idee, sempre meno spunti, sempre meno stimoli.
Per questo motivo è lapalissiano che il primo step per innescare qualsiasi cambiamento deve necessariamente interessare "l'individuo".
Riportarlo dalla dimensione "individualistica" alla dimensione "sociale" alla quale per sua natura, come sostiene Aristotele, tende.
CITTA': (definizione che più mi aggrada) luogo in cui si manifesta un'opportunità di vita sociale comune. In tal senso sono da considerarsi città anche tutti i centri rurali, tutte le frazioni, tutti i paesi montani che possano dimostrare l'esistenza di una comunità radicata nel territorio che identifica il piccolo centro abitato come centro della vita sociale.
La "vita sociale" è, come vedete, al centro di questa definizione di città (una delle tante). Sottintende che ogni individuo vi partecipi attivamente. Ed eccoci al problema.
Ed allora se ognuno smette di considerare "inutile" la partecipazione attiva alla "politica", la sua idea sarà un colpo di mazza inferto al muro dell'indifferenza e del distacco che separa amministratori ed amministrati.
Sarà la fine del pensiero unico e l'avvio di una nuova stagione in cui il confronto e la partecipazione riacquisteranno il loro sacrosanto spazio.
Cambiando l'individuo, cambia la comunità.
Diventa più solidale, più equa, più attenta ai bisogni di tutti, più sicura e pronta nel tutelare e pretendere diritti e doveri.
E una siffatta comunità sfornerà individui (cittadini) più oculati nella gestione di quelli che impareranno a riconoscere come "beni comuni", più accorti agli spazi pubblici ed alla loro fruizione, perchè li considereranno alla stregua della propria privata abitazione.
Risultato? Una città qualitativamente migliore, un ambiente sano, maggiori possibilità di sviluppo ed opportunità per i suoi abitanti.
Ecco dunque il terzo passaggio. Una comunità migliore crea una città migliore. Ed una migliore classe dirigente, che sa quali sono, come dicevamo all'inizio, i sogni, gli stimoli e le visioni della sua gente.
I passaggi sembrano difficoltosi, lo so. Sembra un percorso ad ostacoli, irto e scosceso. Infatti è una sfida. Una sfida che tante piccole e medie città hanno deciso di affrontare, perchè le loro comunità hanno deciso di affrontarla, perchè costituite da individui consapevoli e "sognatori".
Lo so, qui è difficile anche solo far capire come si deve parcheggiare l'auto, o come si deve fare la differenziata. Ciononostante credo che attraverso esempi virtuosi (che al momento però non si vedono), dati da chi deve "guidare" la comunità, qualcosa possa giungere agli individui che la compongono e risvegliare in loro "la nostalgia del mare lontano e sconfinato". Ed allora, la speranza che si mettano a costruire la barca, sarà riaccesa.

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