giovedì 27 settembre 2012

Pubbliche Amministrazioni su Social Network? Utile ma con regole chiare

E’ un tema quanto mai attuale quello dell’interfaccia web delle amministrazioni pubbliche, e della possibilità di interagire con i cittadini attraverso il sito istituzionale o i social network più diffusi. 
E’ indubbio che in una società “smart”, sempre più attenta ed avvezza all’utilizzo delle nuove tecnologie disponibili, anche gli attori istituzionali debbano adeguarsi e anzi, dare l’esempio e "stimolare" i cittadini ad utilizzare “positivamente” i nuovi strumenti e le nuove forme di comunicazione.
La Pubblica Amministrazione deve infatti operare in modo da essere prossima ai cittadini e da assicurare buon andamento ed imparzialità dei pubblici uffici (art. 97 Costituzione), e secondo principi anche di economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza (art. 1, L. 241/1990). 
Ovviamente né al momento della stesura della Costituzione, né nel 1990, esistevano le attuali forme di comunicazione diretta, ma è opportuno attualizzare quei dettami ed interpretarli come un invito ad utilizzare tutte le possibili e variegate forme di pubblicità e comunicazione istituzionale. 
Ed infatti il CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale), impone alle Amministrazioni di “favorire ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all'estero, al processo democratico”. 
Vi sono però alcuni rischi oggettivi che non possono essere trascurati ma dai quali ci si può tutelare con dei piccoli accorgimenti. 
In un articolo de Il Sole 24 Ore viene analizzato la situazione
delle P.A. italiane ed il loro rapporto con i Social Network.
A partire dalle differenze sostanziali tra il sito istituzionale, che serve per comunicare l’attività ed i provvedimenti adottati ed un profilo social network in cui l’interazione è bidirezionale ed i contenuti non sono totalmente sotto la responsabilità del titolare. 
Nel primo caso, il sito è solo una “bacheca” dalla quale acquisire informazioni. Nel secondo caso, un profilo Twitter o Facebook, da la possibilità a chiunque di interagire con la P.A. 
Questa interazione può causare però l’effetto contrario da quello sperato. Quindi l’Ente pubblico che decide di aprire una propria “finestra” su un social network, deve esprimere visibilmente chiare regole per i contributi di terzi utenti e si deve dotare anche di un moderatore che li monitori ed intervenga all’occorrenza anche per rimuoverli. 
Tra i problemi più comuni si riscontra l'occupazione delle bacheche con commenti non sempre pertinenti e, a volte, anche ingiuriosi, calunniosi e diffamatori. Certo, ognuno si assume la responsabilità di ciò che dichiara, ma lo scopo principale non è quello di “querelare” i cittadini, bensì di informarli, perciò quando si sceglie di attivare un canale di comunicazione “diretta” come un profilo su un social network, cosa peraltro che ritengo utile, si devono porre in essere tutti gli accorgimenti possibili perché non diventi un coacervo di attacchi personali, pettegolezzi ed offese.
L'attivazione di un profilo sui social network deve rientrare in una più ampia strategia di comunicazione che deve comprendere: la comunicazione istituzionale (sito web chiaro e accessibile), la promozione e divulgazione delle attività dell'Ente e l'attività di supporto nella relazione con il pubblico.
Per questo ritengo che anche una cosa molto semplice, come l'attivazione di un profilo facebook, debba passare attraverso un atto deliberativo in cui viene indicato il responsabile a cui vengono dati indirizzi sulle regole e sulle modalità di utilizzo.
Nei giorni scorsi, facendo ricorso alla satira, il direttore di MelitoTV ha disapprovato il metodo utilizzato per la diffusione di un’ordinanza di divieto di consumo idrico nel Comune di Melito di Porto Salvo, definendo “medievale” l’utilizzo di una vettura ed un altoparlante in giro per le vie della cittadina. 
Va detto che quando una informazione deve raggiungere “tutti”, non ci si può limitare a farla circolare sul web o sui social network che hanno anche una potente forza escludente nei confronti di chi non vi partecipa, il che confligge con l’obiettivo che le P.A. e con il principio di accessibilità. 
Credo che, in questi casi, una forma non escluda l’altra, ma che siano complementari, così come variegati sono i “modi” e le abitudini dei cittadini di acquisire le informazioni. 
Ben vengano dunque le applicazioni, i profili social network, i blog, i siti istituzionali, le web-tv, i giornali web, ma bisogna prima educare il cittadino all’utilizzo di queste nuove globalizzanti forme di comunicazione. Come ci si è abituati, nel tempo, a giornali cartacei, radio, televisione. 
C’è bisogno di “evangelizzare” le persone all’utilizzo corrente e “sano” delle nuove forme di comunicazione, prima di archiviare le vecchie.

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