martedì 24 luglio 2012

Dalla Regione impegni formali. NO netto e riconversione dell'Area.

E' vero, non si può dire sempre e solo NO! L'abbiamo detto dall'inizio, fin dalla diffusione di quel "manifesto" contro la centrale a carbone che ha fatto il giro dell'Area Grecanica nell'estate del 2008.
Già da quel momento, il nucleo originario del movimento NO Carbone, lo aveva richiesto espressamente alle Istituzioni competenti. Chiedeva che si affermasse un netto NO al progetto SEI e un SI ad interventi mirati a cancellare i segni del sottosviluppo e dell'arretratezza che dessero slancio alle potenzialità turistiche e naturalistiche dell'Area Grecanica.
Nel corso di questi anni, amministrazioni regionali prima di sinistra, ora di destra, hanno sempre ufficialmente dichiarato di essere contrari a questo tipo di proposta.
E nel frattempo mentre a Reggio ed in Calabria si continuava a dire NO, a Roma si andava avanti nell'iter procedurale che è giunto all'approvazione del Decreto VIA, che aveva ricevuto il parere positivo della Commissione oltre un anno e mezzo fa. Parere che, stranamente e contrariamente a quanto fatto per gli altri decreti simili, non è stato pubblicato sul sito del Ministero, chissà per quale motivo.
Forse perchè erano talmente tante e tali le mancanze del progetto che non era opportuno far sapere che la commissione aveva espresso un parere favorevole ad una porcata simile?
C'è da pensarlo, oggi che lo conosciamo...
Siamo un pò più sereni ora, dopo che la Regione Calabria, per bocca del Presidente Scopelliti e con il voto unanime del Consiglio, ha detto No al carbone e Si alla riconversione dell'area, da programmare con i fondi del por 2014-2020.
Dico solo un pò più sereni, perchè la prevaricazione del proponente, già riscontrata negli anni passati, potrebbe essere reiterata, poichè troppi sono gli interessi, troppo ingente è l'investimento che i soggetti coinvolti hanno messo in campo, troppi i mezzi a loro disposizione. E di certo il momento di crisi non aiuta, soprattutto in presenza di un governo che pensa molto alle banche e poco agli italiani.
Un governo che non dimostra di voler ricostruire l'Italia su basi innovative e sfruttandone le potenzialità, ma che naviga a vista, tenendo come unico indicatore il famigerato "spread" ed ignorando gli indicatori che gravano direttamente sulla vita dei cittadini e delle imprese.
Per questo motivo lo scatto di orgoglio della Regione ci rasserena, un pò. Il cauto ottimismo è d'obbligo perchè siamo diventati tutti abbastanza scettici sull'operatività della classe dirigente calabrese. Ma va dato atto che ieri il panorama politico regionale ha fatto il suo dovere. E' questo è da segnalare. In un "paese normale" non lo sarebbe, ma in Calabria si, lo è.
Ha dimostrato di voler recuperare dignità istituzionale, di voler far valere la propria autonomia decisionale, e di voler lavorare per risolvere da sé le questioni interne endemiche e tracciare il futuro della propria terra.
E' ovvio che chi ha lottato strenuamente e sollecitato questo scatto d'orgoglio sarà attento e vigile sulle promesse fatte, per garantire che non rimangano solo intenzioni, ma diventino fatti concreti, concreti impegni da formalizzare ed attuare.
C'è da stare vigili ed attenti anche per quanto riguarda le dinamiche nazionali, perchè non va dimenticato che il decreto che contiene la norma "sblocca centrali" non è ancora stato convertito in legge e potrebbe contenere una norma che consentirebbe al governo di superare l'ostacolo eventualmente rappresentato dai veti della Regione. E' su questo che ora si sposta il campo di osservazione ed è su questo punto che non bisogna abbassare la guardia. In questo senso, ritengo più importante che la Regione sollevi il problema della violazione della potestà legislativa.

Il documento approvato all'unanimità dal Consiglio, dopo un lungo dibattito durante il quale però nessuno ha tentennato sul NO, si può riassumere essenzialmente in tre punti di impegno da parte della Regione:
1) NO netto a questa e a d altre proposte che prevedano l'utilizzo di fonti fossili sul territorio regionale così come sancito dal vigente Piano Energetico.

2) Impegno ad impugnare il Decreto di autorizzazione rilasciato dal governo e a sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta, in quanto materia concorrente.
3) Impegno a predisporre un progetto di sviluppo ancorato alla vocazione dei territori che attraverso l'utilizzo dei fondi FAS 2014-2020, possa garantire la più ampia partecipazione e condivisione nel percorso di rilancio dell'intero comprensorio.
Ecco la novità, l'impegno a riconvertire l'area dell'ex Liquichimica, sottraendola così a future proposte simili a quella della Centrale a Carbone.
Di fatto, il Consiglio, approvando questo documento all'unanimità, ha chiarito definitivamente che l'Area Grecanica deve fondare il proprio sviluppo partendo dalle sue specificità e dalla sua vocazione turistica.
I proclami ufficiali sono stati banditi, ora attendiamo i fatti.
Ricorso, conflitto di attribuzione, programma di sviluppo alternativo.
Io c'ero, ho vissuto questa giornata in tensione, contento per la presenza di gente sorridente che crede nel futuro pulito e sostenibile del nostro territorio, deluso per la mancata partecipazione di chi ha nei giorni scorsi sbandierato quasi la "paternità" del presidio, salvo poi non prendervi parte. Gli assenti, si sa, hanno sempre torto.
Infine, ritengo doveroso un passaggio sul comportamento dei miei ex colleghi sindaci che hanno dichiarato pubblicamente di dissociarsi da un comunicato stampa emesso dal Comune di Melito di Porto Salvo, a margine di una riunione alla quale anche loro avevano preso parte. Su questioni così importanti, i Sindaci, punto di riferimento più prossimo dei cittadini, non possono avere opinioni variabili a seconda del momento. Oggi sono per il Si, domani sarò per il No. Queste posizioni contribuiscono a indebolire la loro politica e la fiducia nelle istituzioni che è già ridotta al lumicino.
E' degradante, così come non concedere un luogo pubblico per una manifestazione, o non ascoltare i cittadini che protestano per mancanza d'acqua, o non partecipare alla seduta del Consiglio Regionale in cui si decide il futuro del territorio che amministri.

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