sabato 7 luglio 2012

Così l'Area Grecanica muore, nell'indifferenza di Istituzioni e cittadini

Non riesco a capire se c’è una strategia dietro tutte le scelte e le angherie imposte a questo povero territorio, oppure se, in quanto ventre extra-molle della già super-molle Calabria e della arci-molle Provincia di Reggio, sia naturale che ogni provvedimento assuma al tempo stesso le caratteristiche di un improvviso terremoto e di un mare calmo e piatto.
Sto parlando dell’Area Grecanica. Un’area che dopo secolo di continuo e forzato nascondimento della propria storia e della propria identità, stava cercando, grazie ad amministratori illuminati ed alla buona volontà di associazioni e circoli culturali, di riaffondare le mani nel proprio passato e pian piano, eliminando gli strati e le incrostazioni, di far riemergere quel patrimonio di lingua, di culture, di tradizioni sommerso dall’abusivismo edilizio, dall’abbandono dei centri interni, dalla corsa alla sviluppo (ma non al progresso).
E poi? Un black-out. Tutta la dottrina derivante da Agenda 21, tutti i programmi concertati con la base, lo sviluppo proveniente dal basso…dove va a finire?
Sbatte contro un colosso industriale che propone di realizzare una Centrale a Carbone, in un luogo che ha già rigettato, come un trapianto mal riuscito, ipotesi di industrializzazione lasciandoci cattedrali arrugginite nel deserto creato dalla mancata promessa.
Sono già più volte entrato nel merito della questione Centrale a Carbone, divenendo anche oggetto di attacchi deliberati da parte di fantomatici comitati che sembra siano più avvezzi a calunniare chi ha idee diverse piuttosto che a sostenere le proprie, perciò passerò oltre e tenterò, con questo mio ragionamento, di toccare altri punti critici di questo territorio abbandonato da Dio.
E non parlerò nemmeno degli scioglimenti dei Consigli Comunali, capitolo a parte che mette in luce tutta l’incongruenza di una normativa ampiamente discrezionale e che non consente davvero di interrompere eventuali infiltrazioni ma si limita a sovvertire il responso delle urne. Già discusso anche di questo e credo che sia comunque un punto critico poiché un terzo dei Comuni dell’Area è commissariato.
Però, come dicevo, non riesco a capire se ci sia o meno una strategia dietro questa lenta e progressiva demolizione del territorio dalle sue fondamenta.
Demolizione che però è evidente. Non si può non accorgersene. L’ultimo dei colpi assestati, in ordine di tempo, è la chiusura di tutti gli uffici giudiziari di Melito di Porto Salvo (Giudice di Pace e Sezione staccata del Tribunale di Reggio Calabria), compresa nel Decreto “Spending rewiew” approvato i giorni scorsi.
Una perdita rilevante per tutta l’Area. Uffici importanti a cui fa riferimento una popolazione che si aggira sui 50.000 abitanti, che vivono in un territorio caratterizzato da scarsa infrastrutturazione, da collegamenti carenti sotto il profilo del trasporto pubblico e lunghi per il trasporto privato.
Una perdita economica anche, se vogliamo, da non trascurare. Per Melito, per le attività vicine e connesse, per i fornitori di servizi.
Una perdita “sociale” considerevole poiché viene sottratto ad un territorio a medio-alta densità criminale, un simbolo di giustizia ed un pezzo dello Stato!
Tribunalini, li chiamano. Forse sembreranno piccoli guardandoli da Roma, o dall’Aula Magna della Bocconi, ma qui, in trincea, nell’estremo lembo di penisola italica, anche un tribunalino è un simbolo dello Stato. E chiudendolo, si da l’impressione che lo Stato stia abbandonando questo territorio.
Stesso dicasi per l’Ospedale T.Evoli di Melito. Per un secolo baluardo di sanità e centro brulicante di grandi chirurghi e ginecologi, meta di pazienti provenienti da ogni angolo della Regione ed oltre, oggi, grazie alle continue ed inarrestabili espoliazioni ed alla miopia gestionale di chi “governava” la struttura e la sanità, è un “cadavere”!
Quando un Ospedale non fornisce risposte di sanità al territorio ed il territorio non si rivolge più a quell’Ospedale, significa che quell’Ospedale è “clinicamente” morto!
E’ aperto, certo, si timbrano i cartellini, si lavano i pavimenti, si consuma corrente elettrica, ma nei fatti, l’Ospedale è morto!
E tutto è accaduto e sta accadendo nel più totale silenzio di tutti. Ma non parlo delle Istituzioni. Parlo della gente, dei residenti, degli ipotetici utenti di quell’Ospedale, di quel Tribunale.
C’è una strategia? Non so, ma di certo so che se qualcuno colpisce con un maglio di pietra questo territorio e non vi è reazione, chi colpisce è indotto a colpire di nuovo, e di nuovo, e di nuovo.
Ecco come si azzera un territorio, colpendolo ripetutamente. A quel punto, tramortito, potrebbe vedere la sua salvezza addirittura nella Centrale a Carbone. Non avrà più nulla da perdere. Gli si può offrire di tutto.

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