venerdì 8 giugno 2012

Energie Rinnovabili e paesaggio nel Bacino del Mediterraneo

di Federico Curatola* (pubblicato su Mediterraneo, Urbanistica e Paesaggio, a cura di Beniamino Cordova, Città del Sole, Reggio Calabria 2011, ISBN 978-88-7351-429-9)  

Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Macedonia, Albania, Grecia, Turchia, Siria, Libano, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. Popoli diversi, culture diverse che hanno un comune denominatore: il Mare Nostrum. Una distesa d’acqua di circa due milioni e mezzo di kmq che bagna tre continenti e che prende appunto il nome dalla sua conformazione geografica “in mezzo alle terre”. 
Nella diversità culturale e nella pluralità di tradizioni, usanze e costumi, risiede la peculiarità di questo mare e dei Paesi che vi si affacciano. Lungo le sue sponde è stata scritta la storia del Mondo e secolo dopo secolo, strato dopo strato, il Mediterraneo presenta oggi un paesaggio costellato di tracce e segni che lo caratterizzano. 
La regione geografica del Mediterraneo possiede una dotazione rilevante di fonti di energia rinnovabile. In particolare, possiede alcuni tra i migliori siti al mondo per il solare e l’eolico. 
Le ore di sole viaggiano in un range da 2650 a 3400 all'anno, e la radiazione media annuale va da 1300 kWh/m2 all’anno nelle aree costiere europee a 3200 kWh/m2 all’anno nelle aree costiere nordafricane. Il potenziale eolico è anche particolarmente elevato, con una velocità del vento che va da 6 a 11 m/s circa. 
Senza trascurare anche un importante potenziale per la biomassa e l’energia geotermica e idraulica. 
Alcuni studi stimano un innalzamento medio delle temperature del bacino del mediterraneo di 6 gradi centigradi tra il 2070 e il 2100. Questa variazione climatica secondo i modelli climatici produrrà siccità e estati torride con notevoli riduzioni delle precipitazioni in inverno. 
Il mar Mediterraneo è un bacino semichiuso con una forte evaporazione e un ridotto apporto di acque dolci fluviali, apporto influenzato da attività umane (dighe e sbarramenti). 
Nei mesi estivi l'evaporazione è relativamente ridotta a causa dell'elevata umidità, al contrario nei mesi invernali l'evaporazione è molto elevata a causa dell'aria fredda e della prevalenza di venti secchi di origine continentale. 
Nonostante questo contesto favorevole, diverse barriere tecniche, istituzionali, finanziarie e di mercato fanno si che gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo non stiano esplorando significativamente questo potenziale e quindi non stiano raccogliendo i vantaggi dei molteplici benefici ambientali e sociali delle rinnovabili. 
Politiche ancorate alle risorse energetiche convenzionali, che ricevono spesso i sussidi da parte degli Stati, impediscono di guardare “liberamente” alle fonti rinnovabili. Una crescita accelerata delle energie rinnovabili nel bacino del Mediterraneo dipenderà dall'implementazione efficace di misure a supporto delle rinnovabili e dalla certezza della continuità di tali misure incentivanti, al fine di attrarre l’investimento privato nel settore. 
A tale riguardo, l’introduzione da parte dell’Unione Europea di parecchie misure legislative al livello di Stato Membro, l’implementazione della Direttiva Europea 2001/77/EC (che promuove l’elettricità prodotta da energie rinnovabili), 2003/87/EC (che stabilisce uno schema di Emission Trading europeo), e la legge 2003/30/EC (che promuove l’utilizzo di biocombustibili e altri combustibili rinnovabili per il trasporto) hanno già avuto come risultato un incremento della percentuale delle rinnovabili nei Paesi a Nord del Mediterraneo. 
Un’ampia penetrazione delle energie rinnovabili potrebbe essere ottenuta nella regione del Mediterraneo, se la recente direttiva sulla promozione dell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili (Direttiva 2009/28/EC) fosse attuata valorizzando pienamente i meccanismi di cooperazione da essa previsti. 
Il potenziale di cui si è detto, se debitamente sfruttato, ribalterebbe la situazione geopolitica del Mediterraneo: la sponda meridionale diverrebbe la “zona ricca” e produttiva e questo potrebbe significare anche l’arresto della piaga migratoria cui assistiamo da anni. 
Ecco perché l’utilizzo delle rinnovabili deve stimolare la cooperazione bilaterale e regionale tra le due sponde. Un’operazione che va in questo senso è già partita con il “Piano Solare per il Mediterraneo”, lanciato nel Luglio del 2008 dei Paesi che hanno fondato “L’Unione del Mediterraneo”, una nuova forma di cooperazione tra Stati che mira a favorire lo sviluppo, a combattere il cambiamento climatico e ad affrontare le questioni ambientali, così come a rafforzare i legami tra i Paesi dell’intero bacino del Mediterraneo attraverso alcune azioni concrete quali la costruzione di reti di trasporto mediterranee, la lotta all'inquinamento, la creazione di un’agenzia di sviluppo per piccole e medie imprese, la creazione di un centro mediterraneo per la protezione civile e di un network universitario e, come detto, il Piano Solare per il Mediterraneo. 
Nell'affrontare le sfide dell’energia e del clima della regione del Mediterraneo, il Piano mira a sviluppare le energie rinnovabili e a rafforzare le interconnessioni della rete elettrica insieme con l’istituzione di misure di efficienza energetica e trasferimento tecnologico. Permetterà di integrare le esistenti “Euromed policies”, nel campo delle energie rinnovabili e delle infrastrutture per la rete elettrica. 
Il Piano Solare per il Mediterraneo mira ad incrementare l’utilizzo dell’energia solare attraverso lo sviluppo dell’energia fotovoltaica e dell’energia solare a concentrazione così come altre tecnologie rinnovabili disponibili e già mature per la generazione di elettricità. 
L’obiettivo finale della proposta è lo sviluppo, entro il 2020, di 20 GW di nuova capacità di generazione installata nel solare e altre energie rinnovabili nei Paesi dell’area del Mediterraneo. 
Questo significa che anche il paesaggio del Mediterraneo cambierà. Cambieranno i tetti delle abitazioni, cambieranno le immense distese rurali lungo la costa. 
Ma come si modificherà la visione che oggi abbiamo del “paesaggio mediterraneo”? 
Che impatto avrà la larga diffusione di parchi eolici e fotovoltaici? 
Quando negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso si costruivano le centrali a carbone, a turbo-gas, a petrolio, i tanti siti prescelti e decine di chilometri di costa nelle vicinanze sono stati sconvolti irrimediabilmente. 
I moduli fotovoltaici, che assieme alle pale eoliche rappresentano i più promettenti sostituti all’uso suicida dei carburanti fossili, sollevano anch’essi dei problemi per quanto riguarda la loro collocazione nel territorio e nel paesaggio per l'elevato impatto che queste fonti energetiche producono, ma i benefici in termini di diminuzione dell’inquinamento marino ed atmosferico bastano a compensare l’impatto visivo. 
Lo sviluppo e l'utilizzo di energie alternative costituisce da qualche tempo in ambito Mediterraneo un tema rilevante anche ai fini della progettazione bioedile, attenta alla limitazione degli impatti complessivi sull'ambiente dei processi, sia anche perchè in certi contesti le energie alternative si pongono come scelta obbligata anche dal punto di vista economico (ad esempio per sopperire alla necessità di energia elettrica in aree rurali isolate). 
Ma anche nel paesaggio urbano cominciano ad apparire pannelli fotovoltaici e boiler solari, ad indicare come la sensibilità ambientale ma evidentemente anche la convenienza economica stanno crescendo. 
La penisola italica, ad esempio, presenta una densità non riscontrabile altrove in ambito Mediterraneo, di impianti industriali, capannoni, magazzini, molti di essi ancora in uso ma una gran quantità in abbandono, su cui un’attenta pianificazione potrebbe consentire la dislocazione di ettari quadrati di moduli fotovoltaici. 
In più non si possono trascurare le innumerevoli aree strappate all'agricoltura e alla natura costituite da immensi e spesso vuoti parcheggi (che avrebbero tutti i vantaggi dall'ombreggiatura portata dai moduli), da spazi aeroportuali, dalle coperture di stadi e terreni di gioco. 
Molte “brutture” esistenti acquisterebbero un nuovo valore, molto aree abbandonate o depresse cambierebbero il loro destino e quello dei popoli residenti. 
L’importante, in questa e in altre iniziative che coinvolgono il paesaggio, predisporre pianificazioni che, consentendo la realizzazione di impianti di energia alternativa, non attentino al suo insostituibile patrimonio. 
Affinché questo non accada, sarebbe intanto opportuno che in tutti i Paesi del Mediterraneo fosse uno stesso “ufficio” ad occuparsi di paesaggio. Non in tutte le Nazioni infatti è il Ministero dei Beni Culturali ad occuparsene e questo crea frammentarietà nei rapporti e disagi nella gestione sovranazionale di alcune spinose questioni. 
La questione più dibattuta è quella relativa ai Parchi Eolici che obiettivamente sono quelli a maggiore impatto visivo nel paesaggio mediterraneo. 
E’ più che mai urgente ripartire dal territorio, considerandolo non più soltanto come supporto inerte per le opere, ma come valore attivo da cui partire nell'impostazione di una politica regionale di programmazione accurata che espliciti, accanto alle quantità di energia da installare, anche le qualità di territorio e paesaggio da salvaguardare, fissando le condizioni locali per lo sviluppo energetico e chiare regole per la progettazione. 
Assumere nelle politiche energetiche la centralità del territorio implica una presa d’atto da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo su alcune questioni centrali. 
La prima questione attiene alla innegabile particolarità del paesaggio mediterraneo nello sviluppo dell’eolico. Non si può negare, infatti, che le specificità del territorio pongono in termini diversi la questione dell’eolico rispetto al paesaggio mitteleuropeo o sub-sahariano. 
Il paesaggio mediterraneo costituisce un bene di rilevanza universale, e come tale deve essere considerato, assumendo contestualmente agli obiettivi di produzione di energia eolica anche obiettivi di conservazione e tutela attiva del patrimonio paesaggistico, adottando specifiche precauzioni, di localizzazione prima e di progetto poi, rinunciando, quando necessario, a forme di sviluppo intensivo, sul modello delle wind farm americane. 
Soprattutto tenendo conto del fatto che i siti idonei, dal punto di vista dei requisiti anemologici, si trovano nei territori dell’Appennino centrale italiano, e nella sierra della Spagna meridionale dove la localizzazione degli impianti sui crinali ed in prossimità dei centri storici determina scenari obiettivamente dirompenti. 
La seconda questione attiene alla necessità di superare la visione settoriale che caratterizza oggi il processo di localizzazione e di progettazione degli impianti, un processo determinato unicamente da razionalità di settore e da logiche di mercato: la connessione alle reti elettriche, l’efficienza produttiva, la redditività degli impianti, la fattibilità tecnica, sono naturalmente aspetti ineludibili di questo processo, ma non è accettabile che questi siano gli unici elementi di impostazione del progetto, poiché i luoghi in cui si collocano le macchine non sono gallerie del vento, ma territori, ricchi di cultura, di natura, di storia e di valori sociali, in una parola di qualità paesaggistiche. 
Superare tale visione settoriale significa innanzitutto coinvolgere nelle fasi opportune le necessarie competenze dell’ingegneria, dell’economa e della finanza, del territorio e del paesaggio, queste ultime non solo per valutare gli impatti delle scelte progettuali, quanto piuttosto per riconoscere i valori territoriali e paesistici fin dalla fase di impostazione del processo di progettazione degli impianti, accettando anche una maggiore complessità del processo e degli studi preliminari, poiché  questi consentiranno successivamente un risparmio di tempi e soprattutto di sterili conflitti. 
La terza ed ultima questione riguarda la qualità del progetto, inteso non soltanto nella sua dimensione tecnica, ma anche e soprattutto nella sua dimensione più propriamente territoriale. Occorre impostare progetti e piani di qualità, elaborati da gruppi interdisciplinari, in cui accanto agli esperti di energia siano presenti, in condizioni paritarie, e non solo come figure complementari, chiamate a valle di decisioni già prese, progettisti esperti di pianificazione del territorio e del paesaggio, capaci di interpretare la complessità dei progetti di infrastrutturazione energetica all’interno di una visione più ampia del territorio ed in coerenza con le previsioni definite dal quadro della pianificazione territoriale e paesaggistica e con le dinamiche di trasformazione insediative. 
La qualità del progetto si costruisce anche attraverso processi di condivisione allargata delle scelte, che coinvolgano le comunità locali oltre che le associazioni ambientaliste. 
Il progetto, se costruito con queste premesse, costituisce uno strumento efficace per raggiungere una mediazione accettabile nel conflitto, oggi dirompente, tra le legittime istanze di infrastrutturazione energetica del territorio e quelle, altrettanto legittime, della tutela e della valorizzazione dei paesaggi locali. 
In questa prospettiva lo sforzo che i Paesi dovranno fare, insieme alle aziende produttrici di energia e alle comunità locali e alle università, sarà quello di trovare un ragionevole punto di equilibrio tra le logiche che pongono il territorio a servizio della realizzazione di impianti eolici e quelle che al contrario vorrebbero far prevalere i valori di ambiente e paesaggio sulle proposte di nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Questo punto di equilibrio non può che essere l’esito di una sapiente cultura progettuale, disponibile a farsi carico delle interdipendenze tra le diverse esigenze: energetiche, economico-finanziarie, tecnologiche, funzionali, amministrative, ambientali, paesaggistiche e di consenso sociale, per individuare di volta in volta le mediazioni più accettabili culturalmente e condivisibili socialmente da tutti i popoli che si affacciano sul “Mare Nostrum”. 
Largo alla diffusione dell’eolico e del fotovoltaico nel ricco contesto mediterraneo, ma sono indispensabili pianificazione e rispetto delle valenze ambientali. 

*Dottorando di Ricerca in Pianificazione Territoriale (Dipartimento PAU - Università MEDITERRANEA di Reggio Calabria)

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