venerdì 22 giugno 2012

C'è la VIA, ci sono le lacune, c'è la protesta. Vietato mollare

Mi ha colpito positivamente il coro di voci contrarie che si è immediatamente levato dopo la notizia che il Presidente del Consiglio ha messo la firma in calce al Decreto che di fatto concede la VIA al progetto. Perché di questo si è trattato, di un puro e semplice atto dovuto, arrivato un anno e mezzo dopo il parere del Ministero dell’Ambiente. Nessun clamore, nessun passo avanti è stato compiuto dal progetto e da chi lo sostiene. Ricordiamocelo. Hanno quello che avevano. La VIA. Niente di più. 
Ma quello che salta all’occhio è quello che non sapevamo, e cioè le “lacune” del progetto, le mancanze importanti sottolineate dalla Commissione che ha poi però concesso la VIA. Mancano tantissime analisi e tantissimi documenti, valutazioni e rilievi. Si legge nella premessa del Decreto che “non c'è un sufficiente approfondimento delle previsioni sugli effetti dell'esercizio dell'impianto”, non esiste una seria “considerazione della presenza dei centri abitati di Saline Joniche, Sant'Elia, Caracciolino, Masella, Riace e di Annà di Melito Porto Salvo e le conseguenze che il Progetto avrebbe su di essi”. Non si ha traccia nemmeno di una approfondita “analisi ante operam e delle conseguenze e ricadute prodotte dalla costruzione, dalla ricostruzione e dall'ampliamento del porto, dal movimento delle navi carbonifere e delle altre navi che dovranno servire per il carico delle ceneri e del gesso, dall’elevato flusso di prelievo e scarico di acqua marina e della temperatura dell'acqua dello scarico”. E manca, quel che è peggio, “la valutazione dell’impatto sulla qualità dell’aria e le ricadute degli inquinanti sul territorio circostante e sulle aree abitate” nonché “la quantificazione dell'impatto radiologico derivante dai radionuclidi contenuti nel carbone e nelle ceneri di combustione” unitamente alla “valutazione degli impatti su tutti i centri abitati interessati dalla deposizione degli inquinanti dispersi dalla Centrale”. 
Io mi domando come abbia fatto “l’eminente” Commissione ministeriale a concedere il parere positivo alla Valutazione di Impatto Ambientale ad un progetto così lacunoso. 
Misteri d’Italia… 
Tutto l’arco costituzionale da Fiamma Tricolore al PDCI, unanimemente e simultaneamente ha protestato e ribadito la propria contrarietà all’ipotesi industriale (meno il PDL che in Calabria è un partito/persona), e subito lanciato un appello all’unico rappresentante che può ancora fermare il tutto: il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. 
Certo deve essere un peso enorme sulle sue spalle, che comunque sono molto larghe. Un peso che però possiamo tutti agevolare a sostenere, ricordandogli da quale parte stava in passato (remoto e recente) ed aiutandolo così a decidere rapidamente come agire. 
Vuole una Calabria turistica? 
E allora si opponga, perché è scritto nella VIA che turismo e Centrale non sono compatibili, anzi, tutt’altro. 
Vuole una Calabria che si sviluppi puntando sulle sue potenzialità? 
E allora si opponga, perché la Centrale eliminerà ogni altra possibilità di sviluppo e non solo dell’area circostante Saline, ma anche della “sua” Reggio che dista 18 km. 
Vuole una Calabria pulita e sana? 
E allora si opponga, perché il Carbone è il combustibile fossile più inquinante che esista e desertificherà un territorio causando danni irreparabili anche alle generazioni future (per chi resterà ancora in quest’area). 
Mi unisco agli appelli di queste ora, invitando il Presidente Scopelliti, come ha già fatto in passato, a venire su questo territorio, e ragionare insieme ai cittadini ed alle Istituzioni, di un’ipotesi alternativa verso la quale tendere, verso la bonifica dell’ex area industriale con annesso porto e del suo recupero a fini turistici. 
Vuole sentire il territorio? 
Se gli atti prodotti dalle istituzioni valgono ancora qualcosa, in questa Italia “commissariata”, va detto subito, a scanso di equivoci, che i NO “ufficiali” al progetto della Centrale a Carbone sono arrivati da tutte le Istituzioni al di sotto del livello centrale di governo. 
Regione Calabria, Provincia di Reggio, Comuni di Montebello Jonico, Motta San Giovanni, Bagaladi, San Lorenzo, Bova Marina e, non dimentichiamolo, Reggio Calabria (con Scopelliti Sindaco). 
Atti ufficiali, delibere di Giunta o di Consiglio, mozioni approvate unanimemente. 
In un Italia in cui “verba volant”, si può affermare almeno che “scripta manent”??? 
Per carità, ognuno è libero di ripensarci. Ognuno è libero di fare dietro-front e mettersi a marciare in direzione opposta. 
Ma deve farlo altrettanto ufficialmente. Attraverso nuovi atti che “cancellino” i precedenti ed attestino questo cambiamento di rotta. Perché la coerenza dovrebbe essere la prima regola in politica e nella vita. Al venir meno di questa, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) crollare la credibilità dei soggetti coinvolti nelle scelte. E qui dovrebbe scattare l’indignazione popolare. Il problema è che molto spesso, tale indignazione, si trasforma in rassegnazione e in un contesto di dilagante “voltagabbanesimo” non si riesce a riconoscere più chi è stato sempre dalla stessa parte e chi invece, ha cambiato maglia e continua a cambiarla a proprio vantaggio.

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