lunedì 24 dicembre 2012

mercoledì 19 dicembre 2012

Ignorante, in senso socratico, è un complimento

Riprendo con grande piacere questo pezzo del prof. Marino, pubblicato sul Dispaccio il 19.12.2012.


di Domenico Marino*

Abbiamo letto in tedesco - sarà sicuramente stupito di questo dott. Bocchiola, lei che forse pensava che i calabresi non sapessero neanche leggere in Italiano - la sua intervista rilasciata al giornale Die SüdostschweIz del 30 ottobre 2012 nell'articolo a firma del giornalista Stefan Bisculm. L'aggettivo più frequente con cui lei ha descritto noi calabresi è stato "ignoranti" (ungebildet). Lei non sa che involontariamente ci ha fatto un grande complimento. Se lei conoscesse il pensiero socratico che ha intriso questa stupenda terra, la Magna Grecia ricca di storia che lei vuole deturpare con una centrale a Carbone, capirebbe cosa sto per dirle. E' Socrate che afferma che il vero sapiente è colui che sa di non sapere. E se ignoranza significa non credere alle favole che qualcuno ci racconta, come quella, ad esempio del Carbone bello e pulito, se ignoranza significa non barattare il nostro futuro e quello dei nostri figli con pochi posti di lavoro, se ignoranza è credere nella sostenibilità, noi siano fieri e contenti di esserlo (ovviamente in senso socratico).

Dovrebbe rimproverare i suoi consulenti, le avevano fatto credere che sareste sbarcati in una terra dove avreste potuto comprare a buon prezzo (pochi posti di lavoro) la dignità e il futuro di un popolo, dove il rumore di qualche franco svizzero sonante vi avrebbe dato l'ineffabile potere del pifferaio magico e vi avrebbe fatto seguire docilmente da frotte di fedeli oranti. Invece vi siete trovati in un ambiente ostile, fatto di persone con la schiena dritta, che non barattano la salute con il lavoro, che non accettano di essere colonizzati, che rimandano al mittende le vostre promesse di un roseo futuro di nero carbone. Siano onesti, non potevate trovare un'accozzaglia peggiore di ignoranti.

Ma si sa, il popolo quando non accetta di farsi sfruttare è ignorante, quando si ribella a chi vuole negargli il futuro e la speranza è ignorante, quando non si sottomette alla logica del danaro e del profitto è ignorante. Quando non obbedisce docilemente agli ordini dei padroni allora è ancora più ignorante.

I calabresi sono da lei considerati ignoranti perchè hanno rifiutato l'offerta salvifica che la multinazionale svizzera,novella ultima incarnazione di Shiva, ha offerto loro. Perchè hanno rifiutato un futuro nero di carbone, di tumori, di malformazioni neonatali, di morte.
Vi siete ancora maggiormente accorti di essere finiti fra un branco di ignoranti, quando anche i politici di tutti gli schieramenti, che in altri territori sono di solito molto sensibili alle vostre blandizie, qui vi hanno dato un sonoro calcio "nel posto dove il sole non batte mai" e hanno persino impugnato la "Bulla in Gotico Latino" della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una simile protervia non l'avevate mai sperimentata prima e questo affronto, avrete ragionato, non può che essere figlio dell'ignoranza (unbildung) atavica del calabrese.
Si sa poi ancora che l'ignoranza e la testardaggine vanno a braccetto e allora noi vi vogliamo sfidare pubblicamente. Sicuramente voi tenete le vostre riunioni solo in cerchie ristrette e qualificate, illustrate i vostri progetti solo ad un pubblico di selezionati eletti perchè solamente pochi possono cogliere le vertigini dei vostri ragionamenti. Allora noi ignoranti vi lanciamo da questo giornale il nostro guanto, vi sfidiamo pubblicamente.

Dibattete pubblicamente con noi le vostre proposte, confrontatevi con noi davanti agli occhi di tutti. Non vorrete far credere che vi manca il coraggio, che indietreggiate di fronte a degli ignoranti. Del resto dall'alto della vostra sapienza non avrete problemi a imporre le vostre ragioni ad un povero gruppo di calabresi ignoranti.

Siamo qui ad attendere, il guanto di sfida è stato lanciato. Potete raccoglierlo o scappare come conigli. Sta a voi scegliere!
Credo che non si possa trovare migliore conclusione che prendere a prestito le parole del grande William Shakespeare: "Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio."

*Professore di Politica Economica - Università Mediterranea di Reggio Calabria

giovedì 25 ottobre 2012

Sgomberato il campo rom. Un traguardo importante! Ora bonifica e restituzione dello spazio collettivo alla cittadinanza.

Una telenovela lunga parecchi decenni è giunta al termine. Una porzione di città sede potenziale di funzioni urbane importanti è stata liberata dai baraccamenti spontanei realizzate negli anni dai rom.
Un ghetto, un'area insalubre, orribile alla vista anche solo passandovi accanto, un'area in cui decine di persone vivevano in spregio alle più elementari norme igienico-sanitarie.
Il risanamento era improcrastinabile. Così come lo era e lo è la completa integrazione delle famiglie rom nel tessuto sociale melitese.
Un plauso all'amministrazione comunale ed al Sindaco Gesualdo Costantino che ha affrontato e risolto la questione, accelerando in quest'ultima fase, sul lungo e tortuoso percorso intrapreso dalle amministrazioni precedenti.
Un nuovo scenario si schiude ora per la cittadina di Melito. Dopo la necessaria bonifica dell'area sgomberata si deve passare alla "restituzione" ai cittadini di quello spazio collettivo attribuendogli nuove funzioni, già elencate dal Sindaco che ha le idee chiare.
Palasport, uffici comunali, biblioteca, area mercatale, parco dell'acqua nell'ex depuratore.
Servizi e spazi che al momento non esistono e che qualificano una cittadina, innalzando il livello di qualità della vita.

venerdì 19 ottobre 2012

Smart Cities e rigenerazione urbana: al MADE Expo di Milano le best practices italiane

Una giornata intensa, piena di spunti, di suggerimenti, di interpretazioni diverse ma convergenti sulla tematica del momento: le Smart Cities.

Al MADE Expo di Milanofiera, all'interno del padiglione chiamato "Smart Village", amministratori, tecnici, docenti ed altri stakeholders hanno dato vita a più momenti di confronto e dibattito su come la città sta cambiando, e con essa la pianificazione urbana.

Dall'epoca della zonizzazione e degli standards si è passati alla stagione del recupero e della programmazione complessa. Oggi la riqualificazione ha un altro obiettivo, quello dell'efficienza energetica, del risparmio delle risorse non rinnovabili e della quantità di suolo consumato.

Città intelligenti, sensibili ai temi del clima e dell'ambiente, costruire su delle smart grids (griglie intelligenti), delle reti tecnologiche che migliorano la qualità della vita.

Da Angela Barbanente, assessore alla qualità del Territorio della Regione Puglia, ad Alberto Clementi, Preside della Facoltà di Architettura di Pescara, a Gloria Piaggio, responsabile dell'Associazione Genova Smart City, ad altri tecnici ed amministratori di Torino, L'Aquila, Salerno, Milano, tutti hanno parlato della "smart city" come di una "sfida", in termini positivi, che le città italiane devono raccogliere e cercare di vincere per superare il gap storico con le altre città europee di pari dimensioni.
E' emerso tuttavia che una Smart City ha necessariamente bisogno di una "smart community", di una popolazione educata all'utilizzo delle ICT e pronta ad un'inversione culturale sulla gestione dei rifiuti, dell'energia e dei beni comuni.
In questo senso, il gap è ancora più netto. Restringere questa forbice e dare un impulso forte all'efficienza energetica ed alla riduzione dei consumi, è il primo tassello per far diventare "smart" sia la città che la comunità.

Smart Village a Energia Zero.
 Lo Smart Village allestito a Milanofiera, è stato alimentato per la prima volta con energia solare, a zero emissioni di CO2 e ad impatto acustico nullo, grazie ad Ecoluce, l’esclusivo sistema di energia pulita e a bassissimo impatto ambientale. Le apparecchiature audio, luci e video presenti utilizzavano energia pulita: pannelli fotovoltaici trasformano l’energia solare e producono corrente elettrica prima accumulata e poi erogata da specialissime batterie. L’impianto fotovoltaico mobile è stato installato nei pressi dell’area dello Smart Village e utilizzato per la carica ed il mantenimento delle batterie di accumulo. Un sistema wireless - Eco-Monitor - mostrava lo stato di carica degli accumulatori, il livello dei consumi e calcolava in tempo reale la CO2 non emessa rispetto ai convenzionali sistemi di rete o gruppi elettrogeni.
I visitatori dello Smart Village, inoltre, potevano diventare dei sani “donatori di energia” pulita all’interno della“Smart Island”. Il tutto grazie alla collaborazione con Ecoluce e l’associazione culturale Tetes de Bois che ha messo a disposizione per l’occasione alcune biciclette del palco a pedali da loro realizzato per lo spettacolo Goodbike. La Smart Island - una piccola zona relax autosufficiente dal punto di vista energetico - sarà un vero e proprio punto di incontro eco-sostenibile dove i visitatori potevano rilassarsi tra un incontro ed una conferenza, trovare una dimensione perfetta per poter socializzare e per poter vivere un momento di riflessione sull'esperienza vissuta. La corrente elettrica necessaria per il funzionamento delle applicazioni presenti era generata dalle biciclette e quindi “donata” dai visitatori dello Smart Village.
Smart Village è stato patrocinato dai Ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente, i Consigli nazionali delle professioni tecniche, le principali Associazioni imprenditoriali e numerose città.

martedì 16 ottobre 2012

Riflessioni ed interrogativi dopo lo scioglimento più roboante della storia

Sono tutti concordi sul fatto che una parentesi commissariale non risolve i problemi, ma potrebbe acuirli. Nei giorni scorsi ho letto un interessante intervento di Ilario Ammendolia, ex Sindaco di Caulonia, persona di uno straordinario spessore culturale ed umano. 
Ammendolia ha una visione ben diversa da chi probabilmente ha esultato alla notizia dello scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio, perchè convinto che nonostante tutto, sia un provvedimento non "risolutore" dei problemi della città.
Nella sua riflessione, pubblicata su Calabria Ora di venerdì 12 Ottobre, egli si chiede: "Negli anni sono stati sciolti numerosi Consigli Comunali. E' stata intaccata la presenza 'ndranghetista a Platì, San Luca, Rosarno, Careri dalla politica dei commissariamenti?. Assolutamente no! Basti pensare che in alcuni Comuni si ripropone lo scioglimento. La Calabria potrebbe entrare in una spirale perversa.[...] Il Sud potrebbe progressivamente avviarsi verso una situazione di "non libertà" e di "non democrazia". 
E poi afferma ancora: "La 'ndrangheta c'è. La sua presenza nelle istituzioni è indubbia. E' riduttivo pensare che si limiti ad infiltrarsi nelle istituzioni elettive. Entra ovunque! Si annida nelle banche, non si ferma dinanzi alle divise, penetra nelle toghe, dilaga nei partiti, si sposa con l'impresa.[...] Molti hanno invocato l'intervento dall'alto, una specie di "braccio secolare" a cui la politica delega la propria impotenza. In Calabria dall'alto non è arrivato mai nulla di buono e chi ha la vista lunga può capire che non esistono eccezioni".
Parole che non lasciano indifferente chi ha la volontà di "leggere" in maniera oggettiva gli avvenimenti recenti che stanno sconvolgendo la nostra terra.
Certo, le 232 pagine della relazione redatta dalla Commissione d'Accesso dipingono un quadro quasi apocalittico di una città in cui i contorni sono sfocati e non vi è nemmeno l'intenzione di una netta linea di demarcazione tra la legalità e l'illegalità. Ma come mi sono posto degli interrogativi a suo tempo, sulle 4 paginette della relazione sulla mia amministrazione sciolta, pubblicate su questo blog, me li pongo anche oggi, dinanzi ad una ben più corposa e ridondante relazione: quante di quelle cose sono "imputabili" all'amministrazione in carica (fino al 9 ottobre)? Quanti di quei "punti oscuri" verranno messi in luce nei diciotto mesi di commissariamento? Quante di quelle persone gravate da precedenti verranno rimosse dagli incarichi? Quante di quelle ditte non prenderanno più commesse dal Comune? Ed a quante, soprattutto, verrà ritirata la certificazione antimafia rilasciata dalla Prefettura ed in forza della quale sono stati commissionati i lavori?
E' normale chiederselo. Ma se a questi interrogativi, che tutti dovrebbero porsi a mio avviso, non verrà data alcuna risposta, il "risanamento dell'Istituzione" che è lo scopo principale dei commissariamenti, verrà meno, riconsegnando così tra 18-24 mesi un quadro dai contorni ancora sfocati e senza quella agognata linea di demarcazione.
Concludo con un altro estratto. Stavolta si tratta di un intervento di Massimo Aquaro pubblicato su zoomsud.it il 5 ottobre, prima che venisse sciolto il Comune di Reggio: "Venti anni di scioglimenti in Italia consegnano un bilancio sconfortante, in nessun comune di quelli sciolti la mafia è svanita, anzi. È questa la vera incognita, se le cosche intercetteranno le paure e i bisogni dei clienti della malapolitica comunale ne vedremo delle belle alle prossime elezioni, dove le cosche trasformeranno in voti il consenso raccolto e porteranno all'incasso i benefici elargiti".
Vedremo se ci sarà da ridere...o da piangere.

venerdì 5 ottobre 2012

Bando “Gioielli d’Italia”. Occasione per i Comuni dell'Area Grecanica


E' stato emanato a metà settembre il Bando relativo al progetto "Gioielli d'Italia", riservato ai Comuni con popolazione non superiore a 60.000 abitanti.
Obiettivo generale del progetto "Gioielli d'Italia" è promuovere l'Italian life style, creando una rete di eccellenza e qualità nel campo dell'ospitalità turistica, che induca i Comuni ad intraprendere azioni volte al miglioramento della qualità della vita e dell'accoglienza nel proprio territorio.
I criteri di selezione per l'attribuzione del riconoscimento "Gioielli d'Italia" si basano sui seguenti requisiti:
a) patrimonio architettonico ambientale:
- piani particolareggiati, di recupero e/o di colore per il centro storico;
- interventi infrastnitturali e misure di attuazione di politiche per la mobilità e l'ambiente per il miglioramento della qualità urbana (presenza di isole pedonali,piste ciclabili, parcheggi decentrati, spazi verdi attrezzati, adozione di un piano del verde urbano, ottenimento della certificazione ISO 14001, ammontare della spesa sostenuta per la manutenzione dell'arredo urbano, adozione di un sistema di raccolta differenziata dei  rifiuti, presenza di centri naturali commerciali);
b) ospitalità ed accoglienza turistica:
- offerta ricettiva alberghiera ed extralberghiera (campeggi, alloggi in affitto, agriturismi e bed&breakfast, ecc.);
- offerta ristorativa;
- presenza di punti informativi turistici;
- presenza di segnaletica turistica mirata;
- disponibilità di un sito web per la promozione turistica e di guide multimediali per dispositivi mobili;
- presenza di consorzi turistici;
c) sistema di attrattive comprendente:
- offerta culturale (musei, area archeologiche, biblioteche, fiere d'arte, ecc.);
- patrimonio architettonico di particolare interesse storico e/o monumentale;
- presenza di litorali turisticamente  fruibili;
- presenza di aree per il turismo verde e montano (parchi, riserve naturali, impianti sciistici, ecc.);
- contesto ambientale e paesaggistico di particolare pregio;
d) politiche di promozione dell'offerta culturale:
- organizzazione di eventi culturali, religiosi ed enogastronomici;
- presenza di prodotti enogastronomici tipici certificati da marchi di tutela;
- presenza di percorsi storici, culturali ed enogastronomici;
e) accessibilità e mobilità:
- sistema dei servizi di trasporto locale;
- interventi di riduzione delle barriere architettoniche;
f) vocazione turistica non del tutto sviluppata o adeguatamente valorizzata.

Ritenendo che i Comuni dell'Area Grecanica rispondano ad almeno uno dei sopraelencati requisiti, segnalo questo bando, sperando che si riesca a partecipare con progetti innovativi e d'eccellenza che facciano attribuire l'appellativo di "Gioiello d'Italia" ad uno o più Comuni del nostro comprensorio.

Il bando scade giorno 15 Novembre 2012 alle ore 12:00
Per maggiori informazioni, scaricare il bando ed il D. P.C.M.

giovedì 4 ottobre 2012

AMBIENTI e CITTA' 2 - Individuo, comunità, città. Tre passaggi, un percorso di cambiamento

"Se vuoi costruire una nave non richiamare prima di tutto gente che procuri legna, che prepari attrezzi necessari, non distribuire compiti, non organizzare il lavoro. Prima invece sveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete, gli uomini smetteranno subito il lavoro per costruire la nave".
In questa frase tratta da Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery c'è la "chiave" del cambiamento. Risvegliare i sentimenti prima ancora di ordinare di eseguire dei lavori. Far desiderare qualcosa a tal punto da spingere a mettersi in marcia per raggiungere l'obiettivo.
Ritengo che per cercare di "costruire" una città con un'accettabile qualità della vita, si debba partire dal singolo individuo, che attraverso i suoi sogni, i suoi stimoli e le sue visioni, può e deve "influenzare" i suoi simili trasferendo così tali sogni, stimoli e visioni, alla "comunità". Questa, esprimendo la propria "classe dirigente", gli affida tali sogni, stimoli e visioni, affinché vengano, in parte o in toto, realizzati.
Forse ho semplificato il percorso, ma era importante fissare bene questi concetti basilari inizialmente. Ora vedremo come il percorso è un "unicum" che consta però di tre passaggi, di tre tappe fondamentali e propedeutiche.
INDIVIDUO: (riferito a persona) "che non si può dividere, senza che perda la sua effigie, la sua personalità". Leggendola così la definizione di individuo, spingerebbe a credere che ognuno è un essere a sé stante. Ma la capacità "relazionale", di cui tutti (chi più, chi meno) siamo dotati, ci rende, come individui, parte di un sistema complesso altrimenti chiamato "società" o "comunità".
COMUNITA': è interessante riportare la definizione che viene data da un dizionario datato: "Più persone che vivono in comune, sotto certe leggi e per un fine determinato; ed anche: Municipio e quelli che lo amministrano". Una definizione che prefigura la concezione aristotelica del rapporto che intercorre tra individuo e comunità.
Per Aristotele infatti l'individuo, in questo caso l'uomo, è un animale politico, destinato quindi alla vita comunitaria. Questa concezione mette dunque in stretta relazione le due "entità", che si alimentano e si influenzano vicendevolmente.
E' ovvio che se gli "individui" creando la "comunità" iniziano ad omologarsi perdendo le loro peculiarità, le loro personalità, la comunità che ne vien fuori è una comunità chiusa, dalla quale, nel tempo, giungeranno sempre meno idee, sempre meno spunti, sempre meno stimoli.
Per questo motivo è lapalissiano che il primo step per innescare qualsiasi cambiamento deve necessariamente interessare "l'individuo".
Riportarlo dalla dimensione "individualistica" alla dimensione "sociale" alla quale per sua natura, come sostiene Aristotele, tende.
CITTA': (definizione che più mi aggrada) luogo in cui si manifesta un'opportunità di vita sociale comune. In tal senso sono da considerarsi città anche tutti i centri rurali, tutte le frazioni, tutti i paesi montani che possano dimostrare l'esistenza di una comunità radicata nel territorio che identifica il piccolo centro abitato come centro della vita sociale.
La "vita sociale" è, come vedete, al centro di questa definizione di città (una delle tante). Sottintende che ogni individuo vi partecipi attivamente. Ed eccoci al problema.
Ed allora se ognuno smette di considerare "inutile" la partecipazione attiva alla "politica", la sua idea sarà un colpo di mazza inferto al muro dell'indifferenza e del distacco che separa amministratori ed amministrati.
Sarà la fine del pensiero unico e l'avvio di una nuova stagione in cui il confronto e la partecipazione riacquisteranno il loro sacrosanto spazio.
Cambiando l'individuo, cambia la comunità.
Diventa più solidale, più equa, più attenta ai bisogni di tutti, più sicura e pronta nel tutelare e pretendere diritti e doveri.
E una siffatta comunità sfornerà individui (cittadini) più oculati nella gestione di quelli che impareranno a riconoscere come "beni comuni", più accorti agli spazi pubblici ed alla loro fruizione, perchè li considereranno alla stregua della propria privata abitazione.
Risultato? Una città qualitativamente migliore, un ambiente sano, maggiori possibilità di sviluppo ed opportunità per i suoi abitanti.
Ecco dunque il terzo passaggio. Una comunità migliore crea una città migliore. Ed una migliore classe dirigente, che sa quali sono, come dicevamo all'inizio, i sogni, gli stimoli e le visioni della sua gente.
I passaggi sembrano difficoltosi, lo so. Sembra un percorso ad ostacoli, irto e scosceso. Infatti è una sfida. Una sfida che tante piccole e medie città hanno deciso di affrontare, perchè le loro comunità hanno deciso di affrontarla, perchè costituite da individui consapevoli e "sognatori".
Lo so, qui è difficile anche solo far capire come si deve parcheggiare l'auto, o come si deve fare la differenziata. Ciononostante credo che attraverso esempi virtuosi (che al momento però non si vedono), dati da chi deve "guidare" la comunità, qualcosa possa giungere agli individui che la compongono e risvegliare in loro "la nostalgia del mare lontano e sconfinato". Ed allora, la speranza che si mettano a costruire la barca, sarà riaccesa.

giovedì 27 settembre 2012

Pubbliche Amministrazioni su Social Network? Utile ma con regole chiare

E’ un tema quanto mai attuale quello dell’interfaccia web delle amministrazioni pubbliche, e della possibilità di interagire con i cittadini attraverso il sito istituzionale o i social network più diffusi. 
E’ indubbio che in una società “smart”, sempre più attenta ed avvezza all’utilizzo delle nuove tecnologie disponibili, anche gli attori istituzionali debbano adeguarsi e anzi, dare l’esempio e "stimolare" i cittadini ad utilizzare “positivamente” i nuovi strumenti e le nuove forme di comunicazione.
La Pubblica Amministrazione deve infatti operare in modo da essere prossima ai cittadini e da assicurare buon andamento ed imparzialità dei pubblici uffici (art. 97 Costituzione), e secondo principi anche di economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza (art. 1, L. 241/1990). 
Ovviamente né al momento della stesura della Costituzione, né nel 1990, esistevano le attuali forme di comunicazione diretta, ma è opportuno attualizzare quei dettami ed interpretarli come un invito ad utilizzare tutte le possibili e variegate forme di pubblicità e comunicazione istituzionale. 
Ed infatti il CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale), impone alle Amministrazioni di “favorire ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all'estero, al processo democratico”. 
Vi sono però alcuni rischi oggettivi che non possono essere trascurati ma dai quali ci si può tutelare con dei piccoli accorgimenti. 
In un articolo de Il Sole 24 Ore viene analizzato la situazione
delle P.A. italiane ed il loro rapporto con i Social Network.
A partire dalle differenze sostanziali tra il sito istituzionale, che serve per comunicare l’attività ed i provvedimenti adottati ed un profilo social network in cui l’interazione è bidirezionale ed i contenuti non sono totalmente sotto la responsabilità del titolare. 
Nel primo caso, il sito è solo una “bacheca” dalla quale acquisire informazioni. Nel secondo caso, un profilo Twitter o Facebook, da la possibilità a chiunque di interagire con la P.A. 
Questa interazione può causare però l’effetto contrario da quello sperato. Quindi l’Ente pubblico che decide di aprire una propria “finestra” su un social network, deve esprimere visibilmente chiare regole per i contributi di terzi utenti e si deve dotare anche di un moderatore che li monitori ed intervenga all’occorrenza anche per rimuoverli. 
Tra i problemi più comuni si riscontra l'occupazione delle bacheche con commenti non sempre pertinenti e, a volte, anche ingiuriosi, calunniosi e diffamatori. Certo, ognuno si assume la responsabilità di ciò che dichiara, ma lo scopo principale non è quello di “querelare” i cittadini, bensì di informarli, perciò quando si sceglie di attivare un canale di comunicazione “diretta” come un profilo su un social network, cosa peraltro che ritengo utile, si devono porre in essere tutti gli accorgimenti possibili perché non diventi un coacervo di attacchi personali, pettegolezzi ed offese.
L'attivazione di un profilo sui social network deve rientrare in una più ampia strategia di comunicazione che deve comprendere: la comunicazione istituzionale (sito web chiaro e accessibile), la promozione e divulgazione delle attività dell'Ente e l'attività di supporto nella relazione con il pubblico.
Per questo ritengo che anche una cosa molto semplice, come l'attivazione di un profilo facebook, debba passare attraverso un atto deliberativo in cui viene indicato il responsabile a cui vengono dati indirizzi sulle regole e sulle modalità di utilizzo.
Nei giorni scorsi, facendo ricorso alla satira, il direttore di MelitoTV ha disapprovato il metodo utilizzato per la diffusione di un’ordinanza di divieto di consumo idrico nel Comune di Melito di Porto Salvo, definendo “medievale” l’utilizzo di una vettura ed un altoparlante in giro per le vie della cittadina. 
Va detto che quando una informazione deve raggiungere “tutti”, non ci si può limitare a farla circolare sul web o sui social network che hanno anche una potente forza escludente nei confronti di chi non vi partecipa, il che confligge con l’obiettivo che le P.A. e con il principio di accessibilità. 
Credo che, in questi casi, una forma non escluda l’altra, ma che siano complementari, così come variegati sono i “modi” e le abitudini dei cittadini di acquisire le informazioni. 
Ben vengano dunque le applicazioni, i profili social network, i blog, i siti istituzionali, le web-tv, i giornali web, ma bisogna prima educare il cittadino all’utilizzo di queste nuove globalizzanti forme di comunicazione. Come ci si è abituati, nel tempo, a giornali cartacei, radio, televisione. 
C’è bisogno di “evangelizzare” le persone all’utilizzo corrente e “sano” delle nuove forme di comunicazione, prima di archiviare le vecchie.

domenica 23 settembre 2012

AMBIENTI e CITTA' 1 - Quando pilastri e solai diventano caratteri distintivi di un territorio

Nei giorni scorsi, mi sono trovato "stranamente d'accordo con il Sindaco di Montebello, dott. Guarna, che ai microfoni di una web-tv locale ha detto: "Se ci fosse l'oscar per le incompiute, Saline (e dintorni, aggiungo io), se lo aggiudicherebbe sicuramente".
Come dargli torto?
Ovviamente la sua dichiarazione va "ripulita" dalla sottile insinuazione che riporta ad un "progetto" del quale ho deciso di non occuparmi più, ma se la trasliamo sui tessuti urbani dell'area, soprattutto sui paesaggi costieri, è condivisibile in tutto e per tutto.
Altre volte, in passato, mi sono occupato del "non-finito" che caratterizza un pò tutto il Meridione e che trova la sua sublimazione in Provincia di Reggio e segnatamente nella zona jonica, capoluogo incluso.
Un "costume" ampiamente diffuso che dagli anni '70 ha trovato cittadinanza ovunque e tra i cittadini di qualsiasi "estrazione" (ma il termine non mi garba), salvo rare, rarissime eccezioni.
Tuttavia non si può analizzare il fenomeno del "non-finito", senza prima indagare sulle vicende che ne determinano la presenza e la diffusione.
Centri abitati come Melito di Porto Salvo hanno in qualche decennio quintuplicato la superficie edificata, ma non la propria popolazione, che è aumentata dal dopoguerra ad oggi di poco più di un terzo. Nel 1951 contava 8704 abitanti (dati Istat), oggi ne conta 11.706, solo 3.000 abitanti in più a dispetto di una proliferazione edilizia che ci consegna un agglomerato capace di ospitare, si stima, circa 45.000 abitanti.
Basta confrontare le due carte per rendersi conto come sia "cresciuta" la città e come siano andati perduti i caratteri insediativi impressi circa cento anni fa, all'espansione urbana.
Estratto aerofotogrammetria 1954
Foto satellitare 2012
Dal confronto si riescono a riconoscere gli assi viari principali, quello parallelo alla costa ed i due perpendicolari nati per collegare il nucleo originario alla stazione ferroviaria.
Ma il resto è caos. La forma urbana, ben riconoscibile nella prima immagine, seppure figlia di un'edilizia spontanea lungo un asse, mostra l'intenzione di uno sviluppo razionale dell'edificato e la presenza, voluta, di quelli che possiamo definire i "progenitori" della zonizzazione urbana per "funzioni". Zona "direzionale" (uffici scuole e servizi), Ospedale, sorto a pochi metri dalla stazione ferroviaria, quartiere popolare abitato dai pescatori, primi insediamenti produttivi per la trasformazione del bergamotto.
Assi viari rettilinei, distanze tra i fabbricati, tipologie edilizie più o meno uniformi.
Questo fino all'immediato dopoguerra, come si evince dall'aerofotogrammetria del 1954.
Poi accade qualcosa. Una crescita sfrenata, l'avvento di nuovi materiali per l'edilizia, l'incontrollata proliferazione di nuove costruzioni che smettono di tenere conto di distanze, di allineamento con altri edifici, di altezze e anche di colore.
Sono gli anni del boom economico. Ognuno ha un fazzoletto di terra e vi costruisce. Abbandona la propria abitazione nel Paese Vecchio, che una fuorviante parvenza di benessere ed una costante ricerca della "comodità" ormai classifica come inadeguata, e costruisce su quel fazzoletto di terra. Non importa come è orientato, non importa se è servito o meno da una strada pubblica, quello che conta è costruire.
Ma non un piano o due (zona giorno e zona notte), almeno tre o quattro, a seconda del numero dei figli!
Così sorgono questi enormi mostri, molti dei quali rimangono con le semplici strutture verticali ed orizzontali, senza tamponatura esterna e senza ovviamente nè tetto nè facciata.
Famiglie che hanno dilapidato patrimoni per "fabbricare" e lasciare poi all'azione corrosiva degli agenti atmosferici il "frutto" dei loro sacrifici.
Centinaia di famiglie. Centinaia di milioni di lire e mutui ventennali che hanno contribuito a dissanguare la già flebile economia e a ridurre alla stagnazione l'iniziativa privata. Se i milioni investiti in cemento e mattoni, fossero stati investiti infatti nella creazione di imprese familiari e piccole attività produttive legate ai prodotti locali ed all'artigianato, oggi avremmo sicuramente un paesaggio meno agghiacciante ed un ben diverso indice di ricchezza ed occupazione.
Tutto ciò, certo, è stato reso possibile anche dalle decisioni della politica. Dalle scelte di pianificazione territoriale, guidate più dalla proprietà fondiaria che dal buon senso e dalla "visione" di una cittadina ordinata e vivibile. Da piani e programmi di dubbia validità, ai quali si è messo ripetutamente mano, anche se "la pezza", molto spesso è risultata peggiore del "buco".
Parlo di Melito o dell'Area Grecanica perchè ci vivo ed opero, ma Reggio Calabria, capoluogo e Città Metropolitana, probabilmente ha, per dimensioni (sue e del fenomeno del non-finito), il primato mondiale degli edifici non finiti e sorti in maniera disorganica ed incontrollata.
Come può una città recuperare sotto questo aspetto? Come possiamo "cancellare" gli sfregi che due generazioni precedenti alla nostra hanno inferto a questo territorio, smarrendo di punto in bianco ogni riferimento alla bellezza ed alla cura dello spazio collettivo?
E' una sfida ardua ed è compito di chi ha i mezzi "culturali" per farlo combatterla, stimolando chi ha responsabilità istituzionali verso una maggiore attenzione a queste tematiche. Nell'attesa che le due figure combacino...

giovedì 20 settembre 2012

I manifesti che...alimentano la Guerra Civile (tra poveri)

Si assiste in questi giorni alla "Guerra Civile" a suon di manifesti e slogan nella città di Reggio Calabria. Si gira intorno al problema, tutti lo inquadrano, nessuno (forse ha intenzione di farlo) lo centra.
Pomo della discordia è la vicenda del probabile scioglimento del Consiglio Comunale.
Avendo vissuto la stessa situazione (assurda) per 10 lunghissimi mesi in cui praticamente ho ricoperto la carica di Sindaco ma non mi sono mai sentito plenipotenziario, ritengo di avere l'esperienza utile per dire la mia sulla vicenda.
E' vero le dimensioni del mio Comune non sono paragonabili ed il bilancio equivale probabilmente alla sola voce di spesa "risme di carta A4" del Comune di Reggio, ma identica è la procedura avviata dalla Prefettura ai sensi dell'art.143 del Testo Unico degli Enti Locali: "verifica delle eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata nell'apparato burocratico-amministrativo dell'Ente".
Non credo che questa contrapposizione giovi alla città, ma vado ben oltre, ritengo totalmente inutile e superfluo l'aver "partorito" il manifesto a cui si è aggiunto poi l'altro manifesto.
Il primo, dove scorgo la firma di tanti amici, colleghi e conoscenti, lo ritengo un salto in avanti, stando attenti a mettere bene le mani "avanti"...il secondo è la risposta che molti si aspettavano, ma non ha grandissimo valore proprio in quanto semplice "risposta" al primo che in quanto a "valore" lascia molto a desiderare.
Credo che i due manifesti non rappresentino comunque "la città", rappresentano invece il modus operandi della società reggina, divisa su tutto e discordante pure sul colore e sull'odore dello sterco.
Da Catanzaro o Cosenza non riusciamo mai ad apprendere...e parlo di Catanzaro, non di Pisa o di Trento!!!
Chi non è con me, per definizione, è contro di me. E la famosa storia della "capra" si ripete.
Alcune domande vorrei porre a coloro che hanno firmato il manifesto "Reggio rivendica il suo ruolo"; dai vostri rubinetti l'acqua sgorga continuamente? E che sapore ha? Davanti a casa vostra i cassonetti vengono svuotati regolarmente? Le buche lungo le strade ed i marciapiedi sconnessi vengono ripristinati con celerità? Quanti di voi utilizzano il trasporto pubblico?
Ma soprattutto, perdonatemi, quanti di voi pensano che queste siano domande "utili" a determinare la qualità della vita in una città?
E' giusto che si ribadisca che Reggio respinge l'appellativo di città mafiosa. Ma sarebbe altrettanto auspicabile che lo stesso scatto di orgoglio, i firmatari lo dimostrassero quotidianamente, quando cioè i loro diritti fondamentali di "cittadini" vengono mortificati nell'indifferenza più totale. Tutto è diventato "normale".
Direte voi, ma tu che diritto hai di parlare? Io parlo a buon diritto perchè per i miei compaesani non è "normale" che l'acqua manchi o sia salata, non è "normale" che la spazzatura non venga raccolta.
Non è "normale" che i buoni libro non vengano distribuiti o che la mensa scolastica parta a gennaio.
I bagaladesi sono stati abituati troppo bene? Non credo. Sono stati abituati a battersi per i propri diritti. Hanno avuto la fortuna di avere, dal dopoguerra ad oggi, amministratori onesti che si sono messi al servizio della collettività. Premiati sempre puntualmente con rielezioni per più mandati.
Certo con me la catena si è interrotta (sigh!)...ma non quella dell'onestà o dell'impegno.
Il secondo manifesto, anche questo firmato da tanti amici e conoscenti, avrei sinceramente evitato di farlo. Se non altro per evitare di alimentare polemiche e di venire "omologati" a coloro che hanno firmato il primo.
Nel nostro caso, a Bagaladi, nessuno, o quasi, ha tifato per lo scioglimento, ma non per questo è stato additato come "nemico del paese". Manifesti? No, solo una lettera aperta, la mia, con la quale rivolgendomi ai miei compaesani, ho cercato di tranquillizzarli in seguito allo shock mediatico subìto e sulle conseguenze dello scioglimento.
Reggio ovviamente è la città più grande della Calabria, è la città di cui è stato Sindaco l'attuale Governatore, è stata elevata al rango di Città Metropolitana (per ora solo sulla carta), e riterrei utile alla sua crescita sociale ed economica che i suoi cittadini dimostrassero "metropolitani". Più che la guerra dei manifesti gioverebbe "l'impegno reale degli onesti" (frase di Salvatore Magarò, Commissione Regionale Contro la 'ndrangheta, che riporto per il significato e non per l'autorevolezza dellaa fonte).

domenica 16 settembre 2012

Tablet nelle scuole? No, Scuole "sicure" e su tutto il territorio!

E' di oggi la notizia che i "giovani padani" insorgono contro la decisione del ministro Profumo di investire 31,8 milioni di euro per dotare di tablet gli insegnanti delle quattro regioni convergenza, Calabria, Sicilia, Campania e Puglia.
Ma forse questa non è una notizia, in quanto i "giovani padani" insorgono sempre, non appena la parola "Sud" viene menzionata.
Secondo me sarebbe una bella notizia se ad insorgere fossero i "giovani meridionali", contro questo provvedimento pseudo-innovativo che nulla aggiunge al sistema scolastico delle su menzionate regioni.
Sistema che penalizza i centri interni, che accentra il grosso dell'offerta sulla costa, costringendo gli alunni a servirsi del trasporto pubblico locale sempre più frequentemente, o nella peggiore delle ipotesi, costringendo le famiglie a lasciare i borghi dell'entroterra per spostarsi sulla costa con tutto ciò che comporta a livello economico e sociale.
E questi "tecnici" regalano i tablet? E i "giovani padani" insorgono? Ma per piacere...
Qui parliamo di scuole che per la quasi totalità non sono a norma e che si trovano in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico, come recentemente dimostrato dallo studio condotto dal Consiglio nazionale dei Geologi su dati Cresme, Istat e Protezione Civile. 
In Calabria 3.130 edifici. Praticamente tutti!
E questo è un dato che dovrebbe far balzare sulla sedia ministri, governatori, assessori alla cultura, sindaci.
Ad onor del vero, va detto che la Regione Calabria ha impegnato e spenderà oltre 56 milioni di euro per la sicurezza e l'adeguamento degli edifici scolastici. Si tratta del più consistente investimento in questo senso dall'istituzione della Regione. La speranza è dunque che tali somme possano servire a mettere in sicurezza gli edifici e adeguarli alle recenti normative nonchè ai parametri richiamati dai solerti "giovani padani".
Ma sul sistema scolastico, a parte le strutture fisiche, sarebbe auspicabile un "cambio di rotta", perchè la scuola è un diritto costituzionalmente riconosciuto e non va "inseguita". E' la scuola che deve stare sui territori, rappresentando quel baluardo di civiltà e cultura che ha sempre rappresentato e senza la quale non può esserci una "comunità".
E' vero il mondo virtuale sta prendendo il suo spazio nell'immaginario collettivo e forse i tablet sostituiranno i libri, le lavagne multimediali manderanno in pensione gesso e cancellino, ma il suono di una campana e le urla dei bambini nei corridoi e per le strade fanno sentire "vivo" anche un paese infinitamente piccolo!

Clicca qui per sapere quello che ho fatto io per la scuola del mio paese.
N.B.: L'impianto fotovoltaico da 20Kw (120.000€) è stato realizzato ed è già attivo, garantendo un risparmio al Comune sulla fornitura di energia elettrica grazie al contributo del conto energia; gli altri interventi sono in fase di progettazione (POIenergia 350.000€) e di assegnazione dei fondi (interventi strutturali 216.000€)

martedì 11 settembre 2012

11 Settembre, ricordo le vittime ma non dimentico i colpevoli

Era un pomeriggio caldo ed ero in soggiorno sotto il flusso del condizionatore. Sul tavolo i fogli A2, le squadrette, una matita, una limonata.
Stavo preparando l'esame di Tecniche di Rappresentazione (prof. Ginex). Era dura ripartire dopo un'estate di svago e divertimenti, di mare e uscite serali. Ma ero lì, a preparare il primo esame della sessione autunnale.
Ad un tratto il telefono di casa squillò. Era mio padre. Tornava in auto da Catanzaro: "Accendi la TV, alla radio parlano di un attacco alle Torri Gemelle, a New York. Guarda e richiamami".
Io accesi la TV e cercai il canale CNN all'epoca al n°66 del bouquet di Tele+ e non appena mi sintonizzai non credetti ai miei occhi.
Un elicottero filmava le due twin towers fumanti e la scritta in sovrimpressione "Breaking news. Two planes crash into towers of World Trade Center". Immagini apocalittiche, assurde, inquietanti.
Richiamai subito mio padre e con la voce rotta dall'incredulità, gli descrissi la scena. Lo sentii commentare in auto con gli altri passeggeri (non ricordo chi fossero), poi cadde la linea poichè si trovava nel tratto Bagnara-Scilla della A3.
Io rimasi bloccato davanti alla TV. Di lì a poco replicarono il filmato dell'impatto del secondo aereo, che fu l'unico ad essere ripreso in diretta, e la CNN iniziò a parlare di attacco terroristico.
Improvvisamente il collegamento si spostò a Washington D.C. dove era da poco accaduto qualcosa. Un aereo si era schiantato sull'ala ovest del Pentagono, il centro nevralgico della Difesa degli USA.
Altra scena apocalittica, anche se dalle prime immagini mi ha colpito il fatto che i danni fossero limitati e che non vi fossero rottami sul prato che appariva intonso.
Ma dov'è l'aereo, pensai. Cioè a New York l'ho visto, in diretta, ma qui, davvero non sembra che quel buco di non più di 5 metri possa averlo causato un aereo!
Poco prima delle 16, il collegamento torna a New York, giusto in tempo per riprendere in diretta il crollo della Torre Sud, la seconda ad essere colpita, appena un'ora prima. Non si sapeva ancora niente di Al Qaeda, di chi vi fosse a bordo degli aerei, di chi avesse potuto architettare un simile attacco, ma non mi convinse il fatto che quella struttura di acciaio e cemento armato, che conoscevo perchè da sempre appassionato di grattacieli e di New York soprattutto, fosse crollata in quel modo, a quella velocità e che la base ed i piani inferiori a quelli distrutti dall'aereo non avessero retto. Solo un'intuizione. Nel frattempo mio padre era rientrato e gli raccontai la scena del crollo, gli dissi anche della mia impressione che mise la pulce nell'orecchio anche a lui. Continuammo a guardare il replay che la CNN mandava continuamente, quando la CNN mostrò la facciata del Pentagono che veniva giù e riportò la notizia di un quarto aereo che era caduto in Pennsilvanya.
Poco dopo, ecco di nuovo su New York per un'altra diretta, il crollo della Torre Nord, quella colpita per prima. Vedere la seconda torre crollare esattamente come la prima, aumentò i miei sospetti che qualcosa di anomalo si stesse verificando. Non mi sembrava possibile che le due torri, colpite a diversi livelli, in tempi diversi, crollassero allo stesso modo, nello stesso lasso di tempo.
Il pomeriggio continuò alla TV, ovviamente, il lavoro sulle Tavole di Tecniche di Rappresentazione dovette aspettare tutti gli speciali, i collegamenti, i filmati. A tarda sera, quando ormai si sapeva quasi tutto su quello che era successo, ed iniziava a diffondersi la notizia della mano di Al Qaeda dietro l'attentato, ecco un altro crollo, quello dell'WTC 7. Un crollo apparentemente inspiegabile, attribuito agli incendi sviluppatisi in seguito ai crolli delle twin towers. Un crollo avvenuto circa 6 ore dopo, più o meno con le stesso modalità dei primi due: stile "caduta libera".
Ero confuso, cercavo di capire, ma ascoltare i networks americani era già difficile di per sé per via dello "slang" dei giornalisti che non sembrava parlassero inglese ma arberesh. La confusione era poi alimentata dalle innumerevoli dichiarazioni che si susseguivano su presunte rivendicazioni, poi smentite, poi attribuite, poi di nuovo smentite, dapprima ai talebani, poi agli iracheni. A notte fonda poi sono alcuni membri del Congresso ad affermare che già da alcune ore, Osama Bin Laden era stato indicato quale principale indiziato per aver ordito l'attentato alle Torri ed al Pentagono. E avevano già un dossier su questo "pastore barbuto" che avrebbe infilato la Difesa più impenetrabile del pianeta. Non so perchè, ma mi tornarono subito alla mente Booth, Oswald, Shiran Shiran, e gli altri specchietti per le allodole disseminati lungo la bicentenaria storia degli Stati Uniti. Si mostra un "folle" immediatamente dopo che un fattaccio avviene, si appronta una versione ufficiale nell'immediato per tenere impegnato il pubblico con il "chi" ed il "come", evitando che si faccia la vera domanda: "perchè?"
A distanza di anni, undici quest'oggi, nemmeno un quarto della popolazione statunitense crede alla versione ufficiale. Ma inizialmente forse per paura, forse per "fiducia" nei propri difensori, in tanti hanno creduto alle balle raccontate dall'Amministrazione Bush, incuranti delle omissioni, ciechi davanti alle gravi lacune investigative, sordi davanti alle tante domande rimaste senza risposta. L'America era stata attaccata. O l'America aveva attaccato l'America? L'America dei grandi gruppi finanziari, l'America dei produttori di armi, l'America dei petrolieri, aveva attaccato l'America degli operai, dei professionisti, delle famigliole tranquille.
Il seguito lo conosciamo: Afghanistan, in cui rovesciato il governo talebano insediato dagli USA negli anni '80 fu insediato un Presidente fantoccio che favorì la costruzione di un importante oleodotto che i talebani impedivano; Iraq: in cui fu rovesciato Saddam Hussein che armi di distruzione di massa non ne aveva, e fu insediato un nuovo governo più disponibile a discutere sul petrolio da esportare.
"Affari", grossi affari. Bombarda, invadi e ricostruisci. $$$$$$!!!!
E l'Amministrazione Bush annoverava petrolieri (UNOCAL), produttori di armi (United Defense, Carlyle Group), proprietari di società di ricostruzione e servizi affini (Halliburton). Chissà come mai...
Oggi si ricordano le vittime innocenti dell'11 settembre ed è giusto. Ma io preferisco non dimenticare i colpevoli...

lunedì 20 agosto 2012

Accade anche questo, purtroppo

Accade che un giorno di Agosto qualcuno decida, senza interpellare le autorità locali (chiunque esse siano), nè gli interessati, sequestri un acquedotto che serve per il sostentamento dell'attività agricola, per il "pane" delle famiglie.

Accade che si tengano riunioni alle quali non vengono invitati, o non partecipano, i diretti interessati.

Accade che i cittadini, questo sopruso, non lo mandino giù e che manifestino il loro dissenso a questo provvedimento arbitrario ed immotivato.

Accade che si chiede un incontro ai Commissari per spiegare le ragioni di un centinaio di soci del Consorzio e per chiarire tecnicamente che il provvedimento di sequestro danneggia Bagaladi e non avvantaggia il resto, almeno nell'immediato.

Accade che la gente lì presente, i consorziati, chiedano a me di far parte della delegazione che sarà ricevuta dalla Commissione Straordinaria.

Accade che alla 11.00 la Commissione riceva questa delegazione.

Accade che mi viene chiesto di allontanarmi in quanto non parte in causa.

Premesso che anche la mia famiglia è consorziata e che quindi sarei potuto rimanere all'incontro, non per protagonismo, ma per cercare di trovare insieme una soluzione congeniale a soddisfare le esigenze di tutti: dei bagaladesi che ci stanno rimettendo le coltivazioni che spesso sono l'unico sostentamento familiare, e dei reggini, che affollando le spiagge di Bocale hanno bisogno di "sciacquarsi" per levare via il sale di dosso.

Accade che però non rivendico la mia appartenenza al Consorzio, del quale tra l'altro mio nonno è stato anche Presidente in tempi lontani, e lascio la stanza.

La lascio perchè capisco che "con me" non vogliono parlare. Nonostante la gente me lo abbia chiesto.
La lascio perchè "con me" il dialogo non lo vogliono. Ma io non mi sento un capopopolo, non mi sento Robespierre, ma ho l'unica colpa di essere "legato" alle cose del mio paese. Ad essere attento al bene comune, all'interesse della mia collettività che antepongo spesso anche al riguardo verso la mia persona. Sbaglierò? Sono fatto così.
Ed oggi ho subìto una mortificazione che non penso di meritare. La mia intenzione di collaborare ad una soluzione solidale e la mia tenacia nel "moderare" i soci del Consorzio che erano sul piede di guerra e minacciavano di occupare la Sala del Consiglio, non sono state apprezzate. Oppure non vogliono considerarle perchè pregiudizialmente chiusi ad ogni contatto o ad ogni tentativo di dialogo con "me".

Oggi ho fatto un passo indietro, non ho "forzato" la mia presenza a quella riunione, poichè ho capito che non era gradita. Va bene, posso accettarlo. Non lo capisco, ma posso accettarlo. Solo affinchè non si strumentalizzi e si giunga ad una soluzione idonea a garantire i miei concittadini!

giovedì 16 agosto 2012

Dopo la pausa...ripartire è d'obbligo...se a chiedertelo è la gente.

Sui provvedimenti di scioglimento dei Consigli Comunali, si è detto già tutto. Che sono inadeguati, inefficaci, anti-democratici, eccessivamente discrezionali, "orientabili" dalla politica, ecc...

E c'è una lunga e corposa letteratura anche sulle attività poste in essere dopo la "cacciata dei mercanti dal Tempio" che dimostrano come si verifica esattamente il contrario di quanto ci si attenderebbe. La gente si allontana (o viene allontanata) dal "palazzo", anziché essere ascoltata, avvicinata, allenata alla partecipazione della vita pubblica.

Ampiamente documentabile è anche il progressivo disinteresse verso il territorio, che diventa una questione sempre più marginale ed in alcuni casi rasenta l'abbandono. Su questo, molto presto, presenterò su questo blog un dossier, corredato da fotografie e dati inconfutabili.

Ciò deriva ovviamente dalla "freddezza" che caratterizza le gestioni straordinarie che, non avendo legami "affettivi" con il territorio, non ne riconosce i bisogni, le carenze, e non interviene, se non in situazioni particolarmente gravi e che potrebbero essere ricondotte a responsabilità dirette del'organo di governo.

Il Municipio si trasforma rapidamente in un'inaccessibile torre d'avorio, una fortezza da temere e non più la casa "comune" di tutta la cittadinanza.

Ovviamente è il sistema ad essere sbagliato, e non il singolo esecutore di ordini. Non me ne vogliano dunque i 12 commissari che operano nei 4 Comuni dell'Area Grecanica sciolti (tra cui il mio).

Fa male camminare per le viuzze del centro storico e vederle invase dalle erbacce. Fa male visitare il cimitero e trovare sporcizia e fiori secchi in ogni angolo. Fa male vedere la porta del campo polivalente divelta.
Fa male vedere i cassonetti della differenziata scoppiare e il cartone giacere tutto attorno. Fa male vedere la facciata del Municipio "deturpata" dalla installazione di 7 unità esterne di condizionatori d'aria. Fa male vedere la villetta di fronte al Municipio con il prato abbandonato all'incuria. Fa male, molto male.

E fa male leggere negli occhi della gente tutto il dispiacere per quello che è successo e sentirsi dire "ti vogliamo qua, in mezzo a noi" e sentirsi inerme in questa fase.

Ma la consapevolezza che la gente "sa", che la gente ti apprezza e ti rimpiange, aiuta a stare un pò meglio e ad avere fiducia in te stesso e nel futuro.

Il problema è che il futuro è incerto e che dipende dalle scelte che si fanno (o non si fanno) nel presente. Ed allora potremmo avere giorni bui, ancora più bui, dinanzi a noi, se non facciamo delle scelte oggi, se le nostre battaglie le deleghiamo ad altri, oppure semplicemente ci rifiutiamo di combatterle.

Ed allora potremmo ritrovarci, tra 18-24 mesi, ad avere perso parte dei già flebili servizi che abbiamo.
Il dimensionamento scolastico che riduce all'osso l'istituzione cardine che garantisce il contrasto allo spopolamento, ad esempio.
Oppure il trasferimento a Melito (dato quasi per certo) della Caserma del Corpo Forestale dello Stato. O il vociferato trasferimento della Stazione CC in uno stabile da costruire a Chorio di San Lorenzo. O ancora l'ulteriore depotenziamento dell'Ufficio Postale. Senza parlare dei servizi sanitari che abbiamo fortemente difeso (servizio vaccinazioni e centro prelievi) e che ora rischiano di essere tagliati anche se a costo zero per l'ASP.
Rischiamo, senza un'adeguata "difesa", che Bagaladi perda questi servizi progressivamente. Questo equivale a "suggerire" alla gente, soprattutto ai giovani ed alle giovani coppie, di andarsene. Di chiudere la porta alle loro spalle e di lasciare il proprio paese!

Per questo motivo in un torrido dopo Ferragosto, dopo una lunga pausa che mi è servita ad elaborare il dolore ed il dispiacere per aver subìto quella che è da più parti ritenuta una ingiustizia, o come dice un mio carissimo amico "una vittoria dell'Antistato", ritengo sia giusto ripartire nell'impegno e nella presenza non solo formale, nella vita attiva del mio paese.

Per amore di tutto ciò in cui ho sempre creduto e che mio padre mi ha insegnato.

lunedì 6 agosto 2012

Un'estate che sa d'inverno. Ma passerà...

Passerà quest'estate che sa di inverno. Passerà e non ne conserveremo ricordo. Niente Festa del Gonfalone, niente sagra dei prodotti tipici, niente Paleariza.
Non era mai successo, nemmeno quando nel 2009 nessuno aveva voglia di festeggiare a due mesi dalla tragica scomparsa di mio padre.
Dal 1992 si era sempre fatta. Con sacrifici certo, ma con amore. Con l'amore che i cittadini di Bagaladi mettevano nel donare i prodotti della terra, frutto del loro lavoro e del loro impegno, perchè i visitatori assaporassero quei profumi e ne apprezzassero la genuinità.
Quest'anno, purtroppo, niente Festa del Gonfalone. Il paese è frastornato, è stordito ancora dalla batosta, mediatica e non solo, che ha subìto. Quella di una democrazia sospesa. Di un commissariamento che nessuno si aspettava in un tranquillo ed operoso paesino di mille anime.
Chi avrebbe voglia di festeggiare? Chi avrebbe l'animo giusto?
Eppure da qualche parte bisognerà ripartire, altrimenti il rischio della disgregazione sociale potrebbe cominciare a materializzarsi.
Ovviamente il Comune sovrintende, come ha sempre fatto patrocinandole, alle iniziative che caratterizzeranno le serate agostane: la Festa della Madonna del Monte Carmelo e la rassegna teatrale dei Giovani del Gagini. Gli unici sussulti di un'estate mesta, che ci auguriamo rimanga l'unica.
Nemmeno il Festival etno-musicale Paleariza infatti farà tappa in quella che era una delle sue piazze più calde. Non conosco i motivi, che reputo essenzialmente economici, e quindi superabili con il dialogo ed il confronto, ma fatto sta che il Paleariza non farà tappa lungo le sponde del Tuccio.
E nemmeno Borghi Solidali sembra aver messo qualcosa in calendario, contrariamente a quanto auspicato. Già, Borghi Solidali avrebbe dovuto sopperire al ridimensionamento del Paleariza allietando le serate in quei Comuni che sarebbero rimasti fuori dal festival. Ci sono tutti infatti: Roghudi, Roccaforte, San Lorenzo, Montebello...chi manca? Solo Bagaladi.
Ala mia richiesta del perchè Borghi non aveva programmato attività a Bagaladi, la risposta è stata la mancanza di collaborazione da parte delle realtà locali (cooperative) che aderiscono all'agenzia.
Vorrei capire i motivi di questa "mancanza di collaborazione", se è questa la ragione. In altre occasioni, tipo l'assegnazione di borse lavoro per giovani disoccupati, le realtà locali sono stato "molto" collaborative...non importa. Avremo modo e tempo di chiarire anche questo. Quello che è certo è che una cooperativa non è stata nemmeno contattata per conoscere la sua eventuale disponibilità, quindi non voglio trarre conclusioni affrettate.
Il nocciolo della questione è che il vuoto lasciato dallo scioglimento del Consiglio Comunale ha generato un senso di scoramento ed indebolito il senso di appartenenza nei cittadini. Occorre ritrovare al più presto gli stimoli e la voglia di ricompattare il paese per scongiurare che l'estate grigia di quest'anno, diventi una stagione eterna.
A Bagaladi "eterna" era la primavera, come recita la canzone...facciamo in modo che sia ancora così e che i nostri padri ci osservino soddisfatti perpetrare la loro opera e tramandare le loro tradizioni di "vita e libertà".

martedì 31 luglio 2012

Bagaladi: presentato il ricorso contro lo scioglimento del Consiglio Comunale

Come preannunciato, abbiamo presentato ricorso al Tar del Lazio contro lo scioglimento del Consiglio comunale di Bagaladi per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata.
Lo abbiamo fatto per dare fondo alla nostra ferma volontà di riaffermare subito che Bagaladi e la sua comunità non sono sotto scacco delle consorterie criminali.
Attraverso il ricorso presentato dall’avv. Natale Carbone del foro di Reggio Calabria, chiediamo l’annullamento del provvedimento poichè lo stesso si presenta come “un insieme disorganico di elementi del tutto generici e speciosi”. Non sono riscontrabili infatti gli elementi necessari all’adozione del provvedimento di scioglimento.
Tali elementi, va ricordato, devono essere al tempo stesso “univoci, rilevanti e concreti”, e così non emerge dalla relazione della Commissione di Accesso che ha riportato fatti e circostanze generiche e fumose.
Nel ricorso di oltre trenta pagine vengono contestate punto per punto tutte le motivazioni che hanno portato allo scioglimento dell’amministrazione comunale, a partire dalla presentazione di una sola lista alle elezioni amministrative del marzo 2010, anticipate di un anno rispetto alla scadenza naturale del mandato per la tragica ed improvvisa morte dell’ex Sindaco Angelo Curatola. La presentazione di una sola lista è significativa di come non vi fosse l’affannosa ricerca della vittoria a tutti i costi. Ciò è confermato dall’assenza della cosiddetta “lista civetta” che spesso è evocata proprio dagli organi prefettizi come circostanza rilevante ai fini dello scioglimento.
Per quanto riguarda i presunti rapporti con soggetti di malaffare, va evidenziato il carattere generico di tali affermazioni, non sostenute da alcun riferimento specifico o elemento di riscontro che possa consentire di esplicare pienamente il diritto di difesa.
Nondimeno deve rilevarsi la mia personale estraneità alle vicende oggetto di indagine, come chiarito  in sede di volontaria audizione innanzi al P.M. procedente, dove ho già sottolineato di conoscere solo marginalmente i soggetti indagati in riferimento alla campagna elettorale del 2010.
E poi gli atti prodotti dall’amministrazione comunale da cui non emerge nessun compromissione dell’ente con le consorterie criminali, e le frequentazioni e parentele che la giurisprudenza non ritiene “sufficienti” a giustificare misure interdittive o a inficiare la valutazione sui singoli soggetti. Bensì è la loro attività amministrativa a dover essere valutata e le deliberazioni della Giunta Comunale e del Consiglio vanno tutte nella scia della trasparenza e della legalità. 
Da tutto questo si deduce che i fatti richiamati dalla commissione sono dunque insignificanti ed inesistenti.
Adesso sulle sponde del Torrente Tuccio, una comunità frastornata attende con ansia il pronunciamento della giustizia amministrativa che molto probabilmente arriverà in autunno, in quanto abbiamo preferito non richiedere la sospensione del provvedimento per andare immediatamente al giudizio di merito, fiduciosi che, studiando le carte, i giudici amministrativi accolgano il ricorso.
Siamo fiduciosi sull'esito del ricorso che smonta di fatto punto per punto, grazie al grande lavoro svolto dall’avvocato Carbone e dai suoi collaboratori, le motivazioni che hanno portato allo scioglimento del Consiglio comunale. Il nostro obiettivo principale è di eliminare il marchio infamante che è stato ingiustamente appiccicato addosso alla comunità di Bagaladi e, in particolare, a noi amministratori che per due anni abbiamo lavorato con grande impegno al servizio del paese. Ma ovviamente puntiamo anche a ritornare ad amministrare il Comune di Bagaladi, in virtù dell’ampio mandato che ci è stato conferito direttamente dal popolo.

Paleariza in tono minore. Il pericolo di disgregazione dell'Area Grecanica non è fantascienza

Gli effetti del "commissariamento" della democrazia nella nostra area iniziano a farsi sentire. E soprattutto si avverte lo "scollamento" dell'apparato burocratico che gestisce i Comuni, dalla base, dalla popolazione, dalle sue abitudini e dalle sue tradizioni.
Comprendo che il ruolo assegnatogli è quello di traghettare gli enti locali e non di programmarne la vita, le attività straordinarie. Ma una comunità a cui già manca una rappresentanza eletta, rischia ancora di più lo sbando e la disaffezione se le si sottraggono anche quei punti di riferimento importanti che ne determinano l'identità.
E' il caso del Festival Paleariza che, giunto quest'anno alla XV edizione, vede un programma ristretto a 5 Comuni, quando per due lustri invece ha rappresentato il momento clou dell'estate per tutti e 12-14 Comuni dell'Area Grecanica, divenendo sempre più l'evento caratterizzante e trainante delle popolazioni grecaniche.
Borghi che si accendono per fare da quinta scenica a serate magiche. Gente che fa sfoggio del proprio senso di appartenenza, dell'amore ritrovato per la propria terra e le proprie origini.
Amore ritrovato e orgoglio risvegliato grazie ad anni e anni di duro e sapiente lavoro da parte di una classe dirigente che ha colto nel segno, pensando al modo più simpatico ed accattivante per riuscire nel proprio intento. Musica, eno-gastronomia, accoglienza, tradizioni popolari.
Un mix di cultura dei luoghi itinerante che fa emergere, sera dopo sera, l'identità e la peculiarità dei borghi.
Festival partecipato, sempre di più, edizione dopo edizione.
Quest'anno però, vuoi per problemi economici derivanti dalla fine del finanziamento regionale dei "grandi eventi", vuoi per altre congiunture negative, il Festival è ridotto a 5 Comuni: Bova, Palizzi, Staiti, Condofuri e Melito di Porto Salvo.
Dei cinque, uno è commissariato, ma nella sfortuna può ritenersi fortunato, poichè due membri della commissione su tre sono della Provincia e quindi conoscono i luoghi ed assecondano le positività che vengono loro proposte.
I Comuni che tradizionalmente aderivano al Festival, Bagaladi, Roccaforte del Greco, Bova Marina, e che sono oggi commissariati, staranno fermi uno o più giri, come nel Monopoli...
I restanti San Lorenzo, Roghudi, Montebello Jonico, Brancaleone, hanno deciso di non aderire al Festival e lo hanno fatto liberamente, ma ritengo che non parteciparvi sia stato un errore imperdonabile, dal momento che poi ognuno, le proprie serate le sta organizzando e non si tratta dunque di una questione economica.
Il monito che voglio lanciare con questo ragionamento è: non disperdiamo quanto è stato fatto per l'unità dell'Area e per il recupero e la valorizzazione delle nostre tradizioni. Invito tutti a seguire il Festival anche se quest'anno tante tappe storiche non ci saranno. Invito le commissioni prefettizie ad essere più disponibili a momenti di confronto con l'Ente Parco, con il Gal, con le Associazioni Culturali e con i cittadini attenti, per non far sentire ancora di più il peso della mancanza di rappresentatività alle popolazioni ed accettare di far stare i Comuni dentro quei "contenitori" puliti e positivi come il Paleariza.
Festival Paleariza 2007 - BAGALADI

martedì 24 luglio 2012

Dalla Regione impegni formali. NO netto e riconversione dell'Area.

E' vero, non si può dire sempre e solo NO! L'abbiamo detto dall'inizio, fin dalla diffusione di quel "manifesto" contro la centrale a carbone che ha fatto il giro dell'Area Grecanica nell'estate del 2008.
Già da quel momento, il nucleo originario del movimento NO Carbone, lo aveva richiesto espressamente alle Istituzioni competenti. Chiedeva che si affermasse un netto NO al progetto SEI e un SI ad interventi mirati a cancellare i segni del sottosviluppo e dell'arretratezza che dessero slancio alle potenzialità turistiche e naturalistiche dell'Area Grecanica.
Nel corso di questi anni, amministrazioni regionali prima di sinistra, ora di destra, hanno sempre ufficialmente dichiarato di essere contrari a questo tipo di proposta.
E nel frattempo mentre a Reggio ed in Calabria si continuava a dire NO, a Roma si andava avanti nell'iter procedurale che è giunto all'approvazione del Decreto VIA, che aveva ricevuto il parere positivo della Commissione oltre un anno e mezzo fa. Parere che, stranamente e contrariamente a quanto fatto per gli altri decreti simili, non è stato pubblicato sul sito del Ministero, chissà per quale motivo.
Forse perchè erano talmente tante e tali le mancanze del progetto che non era opportuno far sapere che la commissione aveva espresso un parere favorevole ad una porcata simile?
C'è da pensarlo, oggi che lo conosciamo...
Siamo un pò più sereni ora, dopo che la Regione Calabria, per bocca del Presidente Scopelliti e con il voto unanime del Consiglio, ha detto No al carbone e Si alla riconversione dell'area, da programmare con i fondi del por 2014-2020.
Dico solo un pò più sereni, perchè la prevaricazione del proponente, già riscontrata negli anni passati, potrebbe essere reiterata, poichè troppi sono gli interessi, troppo ingente è l'investimento che i soggetti coinvolti hanno messo in campo, troppi i mezzi a loro disposizione. E di certo il momento di crisi non aiuta, soprattutto in presenza di un governo che pensa molto alle banche e poco agli italiani.
Un governo che non dimostra di voler ricostruire l'Italia su basi innovative e sfruttandone le potenzialità, ma che naviga a vista, tenendo come unico indicatore il famigerato "spread" ed ignorando gli indicatori che gravano direttamente sulla vita dei cittadini e delle imprese.
Per questo motivo lo scatto di orgoglio della Regione ci rasserena, un pò. Il cauto ottimismo è d'obbligo perchè siamo diventati tutti abbastanza scettici sull'operatività della classe dirigente calabrese. Ma va dato atto che ieri il panorama politico regionale ha fatto il suo dovere. E' questo è da segnalare. In un "paese normale" non lo sarebbe, ma in Calabria si, lo è.
Ha dimostrato di voler recuperare dignità istituzionale, di voler far valere la propria autonomia decisionale, e di voler lavorare per risolvere da sé le questioni interne endemiche e tracciare il futuro della propria terra.
E' ovvio che chi ha lottato strenuamente e sollecitato questo scatto d'orgoglio sarà attento e vigile sulle promesse fatte, per garantire che non rimangano solo intenzioni, ma diventino fatti concreti, concreti impegni da formalizzare ed attuare.
C'è da stare vigili ed attenti anche per quanto riguarda le dinamiche nazionali, perchè non va dimenticato che il decreto che contiene la norma "sblocca centrali" non è ancora stato convertito in legge e potrebbe contenere una norma che consentirebbe al governo di superare l'ostacolo eventualmente rappresentato dai veti della Regione. E' su questo che ora si sposta il campo di osservazione ed è su questo punto che non bisogna abbassare la guardia. In questo senso, ritengo più importante che la Regione sollevi il problema della violazione della potestà legislativa.

Il documento approvato all'unanimità dal Consiglio, dopo un lungo dibattito durante il quale però nessuno ha tentennato sul NO, si può riassumere essenzialmente in tre punti di impegno da parte della Regione:
1) NO netto a questa e a d altre proposte che prevedano l'utilizzo di fonti fossili sul territorio regionale così come sancito dal vigente Piano Energetico.

2) Impegno ad impugnare il Decreto di autorizzazione rilasciato dal governo e a sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta, in quanto materia concorrente.
3) Impegno a predisporre un progetto di sviluppo ancorato alla vocazione dei territori che attraverso l'utilizzo dei fondi FAS 2014-2020, possa garantire la più ampia partecipazione e condivisione nel percorso di rilancio dell'intero comprensorio.
Ecco la novità, l'impegno a riconvertire l'area dell'ex Liquichimica, sottraendola così a future proposte simili a quella della Centrale a Carbone.
Di fatto, il Consiglio, approvando questo documento all'unanimità, ha chiarito definitivamente che l'Area Grecanica deve fondare il proprio sviluppo partendo dalle sue specificità e dalla sua vocazione turistica.
I proclami ufficiali sono stati banditi, ora attendiamo i fatti.
Ricorso, conflitto di attribuzione, programma di sviluppo alternativo.
Io c'ero, ho vissuto questa giornata in tensione, contento per la presenza di gente sorridente che crede nel futuro pulito e sostenibile del nostro territorio, deluso per la mancata partecipazione di chi ha nei giorni scorsi sbandierato quasi la "paternità" del presidio, salvo poi non prendervi parte. Gli assenti, si sa, hanno sempre torto.
Infine, ritengo doveroso un passaggio sul comportamento dei miei ex colleghi sindaci che hanno dichiarato pubblicamente di dissociarsi da un comunicato stampa emesso dal Comune di Melito di Porto Salvo, a margine di una riunione alla quale anche loro avevano preso parte. Su questioni così importanti, i Sindaci, punto di riferimento più prossimo dei cittadini, non possono avere opinioni variabili a seconda del momento. Oggi sono per il Si, domani sarò per il No. Queste posizioni contribuiscono a indebolire la loro politica e la fiducia nelle istituzioni che è già ridotta al lumicino.
E' degradante, così come non concedere un luogo pubblico per una manifestazione, o non ascoltare i cittadini che protestano per mancanza d'acqua, o non partecipare alla seduta del Consiglio Regionale in cui si decide il futuro del territorio che amministri.

giovedì 12 luglio 2012

Centrale: "Giù la maschera"!!!

E' il momento di dimostrare con i fatti e non a parole la loro posizione sulla Centrale a Carbone.
Come? Impugnando al TAR Lazio il Decreto di Monti, depositato presso gli Enti interessati in data 28 giugno 2012.
Questa sarà la dimostrazione delle reali intenzioni dei Sindaci, della Regione e della Provincia.
Preparino subito il ricorso, i cui termini sono dimezzati perchè la materia è analoga alla disciplina degli appalti, e lo presentino entro il 27 Luglio.
La preoccupazione è che lo slittamento del Consiglio Regionale dal 17 al 23 luglio, accorci i tempi per un'eventuale ricorso da parte della Regione che è l'unico soggetto titolato a bloccare definitivamente l'iter procedurale per la realizzazione della Centrale.
Ma Regione Calabria, Provincia e Comuni interessati possono, anzi, avrebbero già dovuto, qualora davvero fossero fermamente contrari, inoltrare il ricorso, impugnare il DPCM e dimostrare così nei fatti quello che dicono e non dicono, con le solite mezze parole.
La Regione, che tra l'altro è l'unica che può interrompere l'iter, sollevando la questione della mancata concertazione come altre Regioni hanno fatto e fanno e come la stessa Regione fa in altri settori, sta abdicando al suo ruolo ed alle sue funzioni. E questo è grave!
E' giunto dunque il capitolo più caldo dell'intera vicenda. E' giunto il momento in cui cadranno i veli e le maschere e sarà lapalissiana la posizione dei Sindaci, della Provincia, della Regione. Di quelli che hanno vinto le elezioni sbandierando il No, di quelli che non hanno preso posizione, di quelli che in maniera ondivaga hanno sempre 'nnacato il pecoro, di quelli che spesso sono stati visti a cena ed a braccetto con i consulenti della SEI.
Il DPCM è stato depositato alla Regione, alla Provincia e nei Comuni interessati, la fascia che va da Reggio Calabria a Condofuri, Comuni montani compresi.
Ma nella riunione tenuta a Saline Joniche venerdì scorso, i Sindaci dell'Area non hanno fatto nemmeno menzione della possibilità/opportunità di impugnare il Decreto al TAR. Bensì hanno partorito, dopo due ore di riunione, l'idea di due tavoli: uno istituzionale con la Regione e la Provincia (che peraltro hanno già espresso parere negativo con delibere unanimi e mozioni unitarie) ed uno con la SEI (????). CON LA SEI??? Per fare cosa? Per avere rassicurazioni? In merito a cosa? Alle ricadute? O alle compensazioni? Per dirla con Ugo Suraci, "è come se in un pollaio si invitassero le volpi per interrogarli sulle loro abitudini alimentari".
Siamo seri...Il territorio, i cittadini, le associazioni, chiedono a gran voce ai Sindaci di costituirsi ed impugnare il Decreto al Tar competente, quello del Lazio. Ed alla Regione, di giocare il proprio strategico ruolo, senza dilatare i tempi che sono ristrettissimi!
Se non lo fanno, è chiaro da quale parte stanno, non potranno più fingere, recitare, indugiare e prendere per i fondelli il territorio.

mercoledì 11 luglio 2012

Chi vuole la Centrale a Carbone?

foto tratta dal sito Nuovi Rumori
Perchè si vuole costruire una Centrale a Carbone a Saline? Per il futuro? 
E davvero pensate che il futuro di questa terra dipenda da un'opera che fonda il suo ciclo vitale sul breve periodo e sul profitto che ne deriva immediatamente per chi la costruisce? No, non potete crederci davvero...
Chi vuole che si costruisca la Centrale?
Non sarebbe male, per dare una risposta seria a questa domanda, osservare i personaggi "chiave" di tutta la vicenda e capire se in qualche modo, la loro storia, o gli interessi personali, convergono con quelli del soggetto proponente. (Intelligenti pauca)
Un centinaio di posti di lavoro promessi?
Il ricatto occupazionale può essere adeguatamente contrastato con investimenti più lungimiranti e che guardino davvero al futuro. Serve solo una classe dirigente e politica che svolga il proprio compito in maniera propositiva e concreta.
E va considerato inoltre il numero di posti di lavoro che si perderanno in quei settori che il Decreto stesso definisce "incompatibili" con la presenza di una centrale a carbone: turismo ed agricoltura.
Non inquinerà?
Le tecnologie oggi a disposizione per catturare la Co2 prodotta dalla combustione dei fossili sono costose e ancora poco affidabili e comunque non mi risulta affatto che esse verranno installate nella centrale di Saline e lo ha affermato anche l'amministratore delegato della SEI.
La combustione del carbone poi genera perdite di radioattività nelle zone limitrofe alla centrale e emana nell’atmosfera, oltre alle polveri sottili, metalli pesanti come il piombo, il cadmio, il mercurio in grado di entrare nel ciclo alimentare (pescato in mare, agricoltura e falde acquifere) per anni.
Allo stato odierno dell’arte non esistono filtri in grado di contrastare l’emissione nell’aria delle polveri sottili fini e ultrafini (le Pm 2,5 e 1), le più pericolose per la salute umana perché capaci di penetrare in profondità nell’albero polmonare.
Avremo benefici, energia gratis e altre royalties?
Balle, dovremo pagare sonore multe all’Unione Europea per non aver rispettato le soglie di emissioni, come già l'Italia sta pagando.
E nessuno spiega ai cittadini che l’energia in Italia costa di più rispetto all’estero anche perché “noi” dobbiamo pagare le multe.

In questa lotta per la sopravvivenza del territorio, che qualcuno definisce ideologica e "contraria allo sviluppo", noi giovani dobbiamo diventare i protagonisti scendendo in campo per difendere il nostro futuro, quello delle generazioni future.
Purtroppo i sessantenni che ci governano e "pensano" di fare opinione, hanno una visione limitata alimentata da anni ed anni in cui, piangendosi addosso, hanno lasciato che tutto rimanesse com'era a metà degli anni '70, stuzzicando così gli appetiti di vecchi e nuovi faccendieri ed investitori senza scrupoli.
Noi non possiamo abdicare al nostro ruolo, dobbiamo concentrare le nostre forze e le nostre intelligenze per vincere questa sfida, che dobbiamo accettare e combattere perchè non può passare la logica che pochi uomini senza scrupoli possano decidere le sorti di molti che ignari assistono ai teatrini in cui nessuno è protagonista, ma tutti sono comparse.
Sono comparse e niente più. Pronte magari a recitare un copione, aspettando di riscuotere l'ingaggio.