venerdì 28 ottobre 2011

Dai cancelli arrugginiti di Saline, un “presidio” di speranza ed amore per questa terra


Il presidio che si tiene quest’oggi a Saline Joniche, di fronte ai cancelli arrugginiti dell’ex area industriale, nell’ambito della Giornata Nazionale contro il carbone deve rappresentare molto di più che una manifestazione simbolica “contro” l’ipotesi della Centrale a Carbone.
Deve, secondo me, diventare un momento in cui dimostriamo che questa terra è fatta di uomini liberi, che non si comprano, di uomini e donne che hanno a cuore il futuro dei propri figli, di uomini e donne che non cedono al ricatto occupazionale e che sono convinti che lo sviluppo e l’occupazione debbano e possano essere raggiunti mettendo a valore le grandi risorse naturali presenti su questo territorio.
Dobbiamo dimostrare che rifiutiamo l’ennesima vessazione nei confronti di questa terra, l’ennesima decisione calata dall’alto, l’ennesima grossa speculazione che si cela dietro una debolissima chimera occupazionale.
Dobbiamo rifiutare questa proposta industriale, che è stata già fatta 40 anni fa, proprio su questo sito e che ha creato scompensi inimmaginabili e non quantificabili in termini di danno procurato, all’ambiente, al territorio, alle persone, alle possibilità di sviluppo reale basato sulle potenzialità del territorio. Un trapianto mal riuscito, in cui il “rigetto” dell’organo si è manifestato fin da subito ed ha compromesso tutto l’organismo.
Di quell’organismo, della nostra area, dobbiamo innamorarci nuovamente. Dobbiamo curarla cancellando i segni di un passato in cui altri hanno deciso per noi ed indicare una strada per lo sviluppo, una strada che non mortifichi il territorio ma che lo riporti alla bellezza ed al decoro.
Dobbiamo dare un’alternativa di sviluppo, anzi di progresso, di vero progresso. E’ inaccettabile che in un territorio in netto ritardo di sviluppo si venga a proporre un progetto che ruota attorno al carbone, elemento che per via delle sue emissioni è in via di dismissione da tutte le parti del Mondo e che sa di passato.
Se dobbiamo guardare al futuro, dobbiamo fare delle scelte che vanno in questo senso: fonti rinnovabili, energia pulita, tecnologie attente all’ambiente ed alla salute dei cittadini residenti.
Affermare che si deve valutare a fondo il progetto, vuol dire arrendersi, vuol dire sventolare bandiera bianca e lasciare che sul nostro territorio venga perpetrato l’ennesimo scempio, dagli effetti stavolta, irreversibili.
Questo è l’appello che sento di dover fare a tutti i cittadini di quest’Area. A tutti quelli stanchi delle promesse mai mantenute, a tutti quelli che attendono zitti zitti o vedono di buon occhio la cosa perché sperano ancora in qualche prebenda, a tutti coloro i quali se ne fregano di ciò che accade attorno a loro, convinti che niente possa cambiare o peggio ancora che quello che accade non possa avere effetti su di essi. Mi dispiace per loro, ma non sono in commercio scudi contro le patologie da inquinamento.
Come sostengo fin dal 2007, quando insieme ad altri amici iniziai la mia campagna di sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dell’ipotesi di costruzione della Centrale, il NO al Carbone non può essere il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Per costruire uno scenario alternativo di sviluppo, per avere una “visione” diversa di cosa può diventare quest’area se si investe sulle sue risorse.
E questa visione può nascere solo se ricominciamo ad amare la nostra terra, in tutte le sue sfaccettature, con tutte le sue contraddizioni, con tutti i suoi problemi che dobbiamo cercare di risolvere insieme, cittadini, associazionismo, istituzioni.
Dal presidio di Saline, dall’istantanea di questi uomini e donne speranzose, vogliose di lottare per il bene comune e per il futuro di questa terra, parta uno slancio d’orgoglio per il riscatto sociale, economico e culturale della nostra Area Grecanica.
Federico Curatola, Sindaco di Bagaladi 

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