sabato 5 febbraio 2011

5 febbraio giornata dell'olio d'oliva. Il mio intervento iniziale

Benvenuti a tutti voi, illustri relatori e stimati ospiti, a questo che ritengo un momento culturale di grande importanza e che auspico sia un punto di partenza, anzi di ripartenza, per il prodotto principe di questa porzione di territorio provinciale e della dieta mediterranea, l’olio d’oliva.
Mi sia consentito inizialmente di ringraziare l’assessore Ercole Nucera, che nel promuovere questa giornata ha inteso scegliere questa sede, che non a caso è un vecchio frantoio tornato agli antichi splendori, per discutere costruttivamente sulle prospettive riguardanti l’olio d’oliva dell’Area Grecanica.
Un saluto va al Presidente della Provincia in rappresentanza di un Ente che negli anni si è dimostrato attore protagonista di un crescente impegno nei confronti dei territori e delle tipicità che li caratterizzano, (è di pochi giorni fa la firma del protocollo d’intesa con il Comune di Melito per la realizzazione del Museo del Bergamotto). Provincia che dunque diventa sempre più Ente di coordinamento e perequazione tra i territori.
Saluto il consigliere Bernardo Russo che colgo l’occasione per ringraziare perché quotidianamente mi interpella dimostrando un’attenzione fuori dal comune per il territorio che egregiamente rappresenta in seno al Consiglio Provinciale. Ringrazio anche i colleghi Sindaci ed amministratori poiché la loro presenza testimonia il fatto che l’Area Grecanica ha un’anima e vuole essere protagonista nello scenario provinciale e regionale. Saluto infine il mondo accademico, (i docenti) che ringrazio per il documento che tra poco vedremo e che traccia la strada per il rilancio del nostro prodotto.
Il settore dell'olio di oliva al pari di molti altri comparti dell'agroalimentare italiano sta vivendo un momento di grande difficoltà economica a causa della bassa redditività del prodotto, attribuibile da un lato agli elevati costi di produzione e dall’altro alla difficoltà di individuare adeguate strategie di mercato. Negli ultimi anni, molte realtà olivicole italiane hanno scelto di differenziare il prodotto attraverso l’utilizzo di marchi comunitari (Dop, Igp), investendo su questa strategia di segmentazione e facendo leva sulle caratteristiche distintive delle varietà tipiche di taluni areali produttivi. Ma aldilà dei molti sforzi messi in campo, il segmento Dop/Igp, per quanto in crescita, resta ancora un settore di nicchia del mercato (2%). Ed in più rimane confinato in pochi comprensori di produzione nazionali e non sembra ancora in grado di offrire una risposta adeguata per vaste aree soprattutto del Sud. A ciò si aggiunga che nemmeno la tipicità, cioè la provenienza da un particolare territorio sembra, alle condizioni attuali, in grado di creare valore nel comparto olivicolo, considerati i prezzi medi di vendita che hanno impedito lo sviluppo di sistemi integrati di filiera penalizzando le opportunità di sviluppo dell’intero comparto.
Il convegno odierno offre a tutti noi ed in particolare agli olivicoltori uno strumento che determinerà l’impegno di tutti a produrre, trasformare, conservare e commercializzare l’olio extravergine secondo regole più restrittive definite nel disciplinare che tra poco verrà presentato. Un vero e proprio vademecum che sta alla base di tutto il progetto che riguarda la promozione del nostro olio, un prodotto che allo stato attuale è fortemente ‘in perdita’ sul mercato. Fa rabbia, devo confessarlo, vedere l’olio d’oliva italiano perdere terreno nel mondo a vantaggio dell’olio spagnolo. Un prodotto, quello ‘Made in Spagna’ di certo non qualitativamente ottimo, ma forte di una profonda spinta promozionale operata per mano di questo Paese definito alquanto audace in fatto di marketing e lungimirante in fatto di Fondi Comunitari ed incentivi alle imprese.
Come recuperare terreno in ambito internazionale? E come restituire redditività al prodotto e dignità ai lavoratori in ambito locale e quindi nella nostra Area? Il primo passo per una efficace promozione del nostro olio è la cura nei sistemi di coltura e produzione. Successivamente si dovrà puntare alla certificazione, attraverso una approfondita informazione ed il costante impegno degli operatori dell’intera filiera. Alla base di tutto però ci deve essere un radicale cambio di mentalità che richiede uno sforzo da parte degli olivicoltori e dei frantoi ani: la strada per il rilancio del nostro prodotto passa per il consorzio.
E’ mia intenzione lavorare affinchè ci siano le condizioni perché grandi e piccoli produttori si consorzino, lavorino fianco a fianco e si convincano che l’olio d’oliva può ritornare ad essere fonte di occupazione e sostentamento e quindi contrasto allo spopolamento di Bagaladi e degli altri centri interni. Un consorzio che segue il disciplinare che tra poco vedremo, che trasformi, conservi e commercializzi il prodotto, che lavori per la certificazione del marchio di provenienza (vorrei vedere in vendita un prodotto col marchio Area Grecanica, sarebbe davvero suggestivo), che faccia anche un’operazione di pubblicità del prodotto e dei luoghi in cui esso nasce.
La tipicità è quello che può salvare la nostra Area. Vedete, esiste un grosso problema attualmente in agricoltura, ed ignorarlo sarebbe un grave errore: la chimica. Andiamo purtroppo verso un mondo in cui quello che si produce non è strettamente correlato col come e col dove si produce.
L’olio prodotto in laboratorio inizia a diventare una realtà, e fatico ad immaginare qualcosa di più scellerato. Fare l’olio senza olive, così come fare il vino senza uva o l’essenza senza bergamotto, è qualcosa che noi, da italiani depositari di una tradizione agricola ed enogastronomica così importante, non possiamo accettare. Per questo dobbiamo ribadire l’importanza della provenienza di un nostro prodotto, la sua tipicità, il fatto che si tratta di un prodotto naturale e che nasce in un territorio deindustrializzato, con basso inquinamento e con un microclima unico nel Mediterraneo. Certo il clima influisce sulla qualità del prodotto, così come il terreno, il sistema di raccolta, di trasformazione, di conservazione, di commercializzazione e di marketing…..ma tutto è migliorabile, siamo qui per questo, per cercare di capire in che modo possiamo risollevare e mettere a reddito la nostra potenziale ricchezza.
E’ un cammino arduo ma ci consola il fatto che non siamo soli, Provincia ed Università, infatti, dimostrando una forte sensibilità a questi temi, sono qui ad accompagnarci.

Federico Curatola, Sindaco di Bagaladi

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