sabato 6 novembre 2010

Un grande manifestazione per il NO al Carbone ed il SI ad un programma alternativo per l'area

Partecipata e costruttiva è stata la manifestazione spontanea di oggi contro la Centrale a Carbone. Organizzata senza inviti, in pochi giorni e per lo più su internet, social network, via e-mail e normale passaparola, la giornata ha registrato una folta presenza di cittadini ed associazioni che hanno ribadito con forza il loro NO al CARBONE e la necessità di realizzare un programma alternativo per lo sviluppo dell'area, sottraendola così a questo tipo di aggressioni in futuro.

Di seguito riporto il mio intervento, di fatto quello che ha introdotto i lavori ed acceso il dibattito.

"L’incontro odierno è stato organizzato per rinvigorire il fronte del NO dopo che nelle scorse settimane la Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha dato parere favorevole per la realizzazione della Centrale a Carbone proposta dalla SEI.
Voglio iniziare dicendo che oggi qui rappresento una comunità, quella di Bagaladi, una comunità ed un paese che da dieci anni inseguono un sogno, quello dell’eolico e della produzione di energia alternativa e pulita dal vento. Sogno che si sta materializzando proprio in questo momento. Sono infatti finalmente partiti, dopo un lunghissimo iter burocratico, i lavori per la realizzazione del Parco Eolico e di questo, per vari motivi, vado orgoglioso.
Per questo sento forte la responsabilità di partecipare attivamente alle scelte che interessano la collettività.
E di oppormi dunque alle scelte che ritengo sbagliate, a quelle scelte che non vanno nella direzione dello sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, a quelle scelte che vengono presentate come la panacea ai problemi del territorio (povertà, disoccupazione, ritardi infrastrutturali), e che invece lasceranno inevasi questi problemi, creandone degli altri, quali: inquinamento da polveri sottili, crollo dei valori immobiliari e della qualità della vita, innalzamento dei tassi di mortalità e di malattie anche infantili, come documentabile da altre aree del Paese in cui insistono centrali a carbone.
E’ al carbone che ci opponiamo per il fatto in sé e per ciò che simbolicamente rappresenta: il nuovo tentativo di colonizzare industrialmente un’area che non ha questa vocazione e che ha già abbondantemente dimostrato di rigettare, come un trapianto mal riuscito, investimenti che vanno in questa direzione.
Questa consapevolezza, unita alla convinzione che altre siano le strade da percorrere per lo sviluppo del territorio, ci spinse ad organizzare, più di due anni fa, il nucleo storico del movimento che oggi, grazie alla vostra presenza, si allarga di molto. E sono convinto che anche se pochi e con pochi mezzi, abbiamo fatto abbastanza rumore su una vicenda che rischiava di passare inosservata ai meno attenti, a quei tanti, troppi cittadini, ormai stanchi e delusi e che hanno smesso di occuparsi della cosa pubblica, di interessarsi alla “politica”, dimenticando che la politica opera delle scelte che hanno ricadute immediate sulla gente stessa. Quella protesta iniziale, favorì la presa di posizione di tanti Comuni, della Provincia e della Regione Calabria, che in sede di Conferenza dei Servizi, a Roma, sventolando il Piano Energetico Regionale che non prevede l’utilizzo di fonti fossili sul territorio regionale per la produzione di energia elettrica, bloccò di fatto la Conferenza dei servizi, ponendo il veto alla realizzazione della Centrale.
Il pressing degli investitori stranieri e delle teste di ponte locali era solo rimandato. Pazientemente hanno rimesso in piedi il processo e hanno proseguito nella loro incessante e silenziosa opera fino ad ottenere il parere della Commissione Ministeriale.
In tutto questo tempo, è giusto ricordarlo, siamo stati in pochi a tenere acceso il dibattito, a ricordare a tutti che la partita non era affatto chiusa e che si stava lavorando nelle stanze segretamente al raggiungimento dell’obiettivo.
Oggi il nostro compito è quello di costituire un fronte ampio ed apartitico; un movimento fatto dalla gente per la gente, che comprenda cittadini, associazioni, circoli culturali, e che abbia come comune denominatore la propria contrarietà alla Centrale a Carbone ma che sia capace di non fermarsi solo al NO.
Dobbiamo soprattutto immaginare un futuro per la nostra terra.
Dobbiamo immaginarlo insieme ed insieme tracciare la strada per costruirlo questo futuro. Dobbiamo avere una visione, perché come diceva il Presidente americano Woodrow Wilson, un uomo incapace di avere visioni non realizzerà mai una grande speranza né comincerà mai una grande impresa.
E questa visione può nascere solo se ricominciamo ad amare la nostra terra, in tutte le sue sfaccettature, con tutte le sue contraddizioni, con tutti i suoi problemi che dobbiamo cercare di risolvere insieme.
Dobbiamo dare un’alternativa di sviluppo, anzi di progresso, di vero progresso.
E’ inaccettabile che in un territorio in netto ritardo di sviluppo si venga a proporre un progetto che ruota attorno al carbone, elemento che per via delle sue emissioni è in via di dismissione da tutte le parti del Mondo e che sa di passato. Se dobbiamo guardare al futuro, dobbiamo fare delle scelte che vanno in questo senso: fonti rinnovabili, energia pulita, tecnologie attente all’ambiente ed alla salute dei cittadini residenti.
Nei giorni scorsi, in maniera provocatoria, ho detto agli organizzatori, ed a chi mi ha contattato per saperne di più su questa manifestazione, che chi oggi non è qui con noi a manifestare, domani non può permettersi ancora di dire che è contrario al carbone. Non si può più nascondere né dietro la retorica del “dobbiamo valutare bene” né dietro la vana attesa del pronunciamento di improbabili commissioni scientifiche che valutino ulteriormente il progetto. Il progetto non conta: conta solo il carbone, ed il carbone noi a Saline non lo vogliamo.

Non lo vogliamo perché rappresenta l’ennesima vessazione nei confronti del Meridione, l’ennesima decisione calata dall’alto, l’ennesima grossa speculazione che si cela dietro una debolissima chimera occupazionale, l’ennesimo teatrino di corruzione ed affarismo che ha sempre affogato e strangolato la nostra terra.
A questo dobbiamo dire no, a questa proposta sporca come sporco è il carbone, a questa proposta che è stata già fatta 40 anni fa, proprio su questo sito e che ha creato scompensi inimmaginabili e non quantificabili in termini di danno procurato, all’ambiente, al territorio, alle persone, alle possibilità di sviluppo reale basato sulle potenzialità del territorio.
A questo dobbiamo puntare. A recuperare il tempo perduto. A cancellare i segni di una sottomissione alle decisioni calate dall’alto, ad indicare una strada per lo sviluppo dell’area, una strada che non mortifichi ulteriormente il territorio.
Non dobbiamo più permettere che altri ci impongano le loro scelte, che altri scelgano al posto nostro. Non c’è niente di più immorale che delegare le proprie scelte, specie quando di mezzo c’è la sopravvivenza stessa di un popolo, di una tradizione, di una cultura. Siamo noi a dover scegliere cosa vogliamo essere, siamo noi a dover decidere.
Oggi sulla Centrale e da domani su ogni altra cosa che ci riguarda, perché la Centrale, il porto, la 106, l’Ospedale, la ferrovia, la città metropolitana, tutto questo ci riguarda, dobbiamo convincercene e far valere le nostre opinioni.
Ecco perché credo che la strada da percorrere sia quella della consultazione popolare. Un referendum da proporre nelle aree interessate con una domanda molto semplice. Volete la Centrale a Carbone?
Il nostro compito, come fronte del NO, sarà quello di sensibilizzare tutti sugli effetti negativi della combustione del carbone. Gli effetti che si registrano sull’ambiente e sull’uomo in altre zone in cui insiste una Centrale a Carbone. Poi sarà il popolo ad esprimersi e a decidere.
Oggi può essere l’inizio di questo percorso. Vorrei che capitalizzassimo questo momento, partecipato, costruttivo, interessante. E vorrei che questo fronte, alla fine di questa assemblea, tenesse vivo e alto l’interesse su questa e su tutte le problematiche legate al territorio, che dicesse la sua su ogni decisione.
Spero insomma che questo fronte diventi quella cittadinanza attiva di cui la nostra terra ha bisogno, per recuperare dignità, per ridare una speranza a tutti, per costruire un nuovo futuro, senza carbone, ma con tanta voglia di rilanciare un territorio che può essere strategico in ambito non solo locale, ma in ambito Mediterraneo".

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