giovedì 4 novembre 2010

4 novembre, Commemorazione dei Caduti

Il mio discorso in occasione della Commemorazione dei Caduti di tutte le Guerre presso il Monumento alla Villa Comunale.

"Ringrazio anzitutto le autorità militari, religiose e civili di aver preso parte a questa commemorazione dei caduti di tutte le guerre.
Un grazie particolare va agli alunni che con la loro presenza ci consentono di parlare loro in una giornata importante.
Affinchè la nostra presenza qui non sia vana, è giusto dare un significato al gesto che stiamo compiendo.
Che senso ha deporre una corona d’alloro ai piedi del monumento ai caduti? In nome di chi abbiamo fatto questo gesto?
L’abbiamo fatto, perché, nell’occasione del 4 novembre, c’è ancora chi crede, grazie a Dio, che sia opportuno rendere omaggio e ricordare tutti coloro i quali hanno sacrificato la loro vita, o anche soltanto gli anni migliori della loro esistenza, per la Patria e per la pace. Ma quest’occasione non è soltanto il giorno della rimembranza e del ringraziamento, ma deve essere anche quello della riflessione per fare in modo che il passato, la storia, ci sia di insegnamento per il presente e per il futuro.
Anche se credo che il silenzio meglio di tante parole riesce ad esprimere più degnamente ed intensamente la commemorazione che stiamo celebrando, voglio dire qualcosa per commentare questo momento e tentare di riassumere i sentimenti che ci hanno portati oggi ad essere presenti in questa villetta al cospetto di questo monumento.
Certo non dobbiamo lasciare che l’esaltazione di uno sviscerato amore di Patria possa giustificare ogni azione di guerra, anche la più profondamente sbagliata ed ingiusta.
Non vorrei percorrere questa strada. Vorrei invece, per interpretare correttamente i sentimenti di tutti, cercare di immaginare cosa ciascuno di noi, oggi, qui presente, sta pensando in questo momento.
Ognuno di noi, o quasi, ha un parente, una persona cara, un antenato, il cui nome è scritto su questa lapide ed il cui sangue ha bagnato la terra dei campi di battaglia. Dietro ad ogni nome c’è una storia, una storia che fa parte del nostro bagaglio e che quindi appartiene a tutti noi.
A noi tutti che non abbiamo fatto la guerra, e ci riteniamo fortunati per non aver dovuto assistere o partecipare a quello scenario apocalittico di morte e distruzione. A noi che siamo figli di un Paese, l’Italia, in cui gli ideali di pace e solidarietà sono sanciti dalla Carta Costituzionale. Ciononostante le nostre Forze Armate, sono impegnate su diversi fronti, in Afganistan, come in Iraq, come in Libano. Ragazzi come lo erano quelli che commemoriamo oggi, che sono impegnati e rischiano la vita su fronti di guerra, ma ora non più per occupare territori, bensì per cercare di ristabilire condizioni di convivenza civile, cioè di pace. E come loro, anche tutti noi dobbiamo impegnarci di più per fare in modo che l’esperienza del passato serva ad insegnarci i valori della Vita, della Tolleranza e della Pace.
Vedo tutti questi bambini e ricordo la prima volta che ho osservato attentamente il nostro monumento. Immagino e spero che anche voi vi poniate qualche domanda su questo monumento che pur ricordando atti di guerra richiama ideali di pace. Qualcuno avrà colto gli aspetti più profondi della sua espressione, l’essenza del messaggio che, nella sua semplicità, rappresenta: un sacrario affusolato, una stele che si innalza verso il cielo sulla quale è posata una colomba bianca, simbolo di pace. Anni addietro, al posto della colomba c’era una stella a cinque punte che rappresentava il segno distintivo che caratterizza in modo univoco il personale militare italiano. Quella stella, ugualmente simbolica, ma evocativa dell’aspetto militare aggressivo più che della necessità di pace e fratellanza fra i popoli, è stata sostituita circa quindici anni fa, con questa colomba, simbolo di purezza, messaggio universale di fratellanza e di pace.
E se si osserva il monumento si intuisce che su questa stele, qualora nel mondo si verificassero altre guerre che coinvolgano il nostro Paese, l’elenco dei caduti potrebbe crescere, e magari potremmo vedere scolpito su questo marmo il nome di altri parenti ed amici ed allora chiediamoci cosa possiamo fare, oggi, per non trovarci, domani, in quelle condizioni, nelle condizioni di rivivere le atrocità della guerra.
Ma in questo giorno voglio anche che riflettiamo tutti bene su quali sono le conseguenze della violenza dell’uomo per ribadire l’assoluta necessità di lavorare per perseguire: la Pace rispetto alla guerra, la Solidarietà al posto della violenza, l’Amore invece dell’odio, la cultura della Vita contro l’oblio della morte.
Ma se questi ragazzi ora ci chiedessero cosa concretamente noi qui presenti oggi in questa piazza possiamo fare per evitare che succedano ancora delle guerre cosa risponderemo? Vale la pena chiedercelo tutti insieme; se non siamo venuti qui soltanto per fare della retorica dobbiamo dar loro una risposta. Intanto possiamo dire che una cosa l’abbiamo già fatta venendo oggi qui a testimoniare. Le altre azioni che quotidianamente ognuno di noi può e deve compiere per ripudiare la guerra sono: impegnarci affinché ci sia più Solidarietà tra i popoli. Non basta chiudere delle porte e innalzare dei muri, occorre anche dare delle risposte a chi ha fame. lavorare per diffondere la Democrazia e la partecipazione, promuovere il rispetto tra gli individui. Sono certo che se sapremo fare questo potremo sperare in un mondo di Pace".

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