lunedì 7 settembre 2009

Un linguaggio comune nei servizi alla persona dell'Area Grecanica

Ecco il servizio realizzato da MELITOTV sul convegno organizzato dall'Associazione Culturale e Sportiva "Angelo Curatola".

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Qui in basso invece riporto la mia introduzione al convegno.

"Si tratta della prima iniziativa “culturale” che la giovane associazione si propone di realizzare nell’ottica di affrontare compiutamente argomenti di straordinaria valenza quali il welfare, l’ambiente, il progresso economico e sociale di Bagaladi e del comprensorio.

Ed il tema di oggi, “un linguaggio comune nei servizi alla persona dell’Area Grecanica, dai bisogni alle risposte”, è certamente un tema importante che richiede l’apporto qualificato di operatori del settore e l’ascolto da parte delle istituzioni le quali sono chiamate ad un nuovo approccio culturale nell’erogazione dei servizi. Conoscere le normative, ragionare in prospettiva, diffondere la cultura del “fare rete” e del costruire insieme un percorso comune ed un linguaggio comune, appunto, nei servizi alla persona. Agli anziani, ai giovani, ai diversamente abili.

In un territorio come il nostro, l’Area Grecanica, in cui ad un’altissima percentuale di popolazione anziana, si affianca un alto tasso di disoccupazione, un gap infrastrutturale molto forte ed un’oggettiva difficoltà nei trasporti e nella mobilità, la creazione di una “rete” comune di servizi consente di attenuare i disagi ed i costi, considerato che i singoli Comuni si trovano in situazioni economiche per lo più sfavorevoli.

Si deve necessariamente aprire al partenariato, ascoltare le associazioni e programmare insieme, cercando di captare i finanziamenti messi a disposizione dalla normativa regionale, nazionale ed europea, non lasciando niente al caso. Perché non realizzare ad esempio uno sportello di area che si preoccupi di ricercare fonti di finanziamento e di progettare servizi perfettamente confacenti alle necessità, ai bisogni del momento. Esempi di questo genere, virtuosi, ce ne sono tanti, In Emilia-Romagna, nel Lazio, in Umbria e anche al Sud, in Sicilia ed in Basilicata, regioni che riescono a “spendere” molto di più e molto meglio della Calabria in fatto di welfare e servizi.

Ma c’è bisogno anche di una rivoluzione culturale ed ecco il perché della presenza oggi delle associazioni culturali, perché il loro “fare aggregazione” a tutti i livelli, può rappresentare veramente un cambio di rotta, poiché un linguaggio comune, come recita il titolo di questo incontro, implica una cultura comune fatta di socializzazione, di condivisione di obiettivi di amore verso questa terra".

1 commenti:

Mario Alberti ha detto...

Il linguaggio comune parla ancora una lingua diversa ( marioalbertiblog)
Non voglio assolutamente ridurre l’importanza del convegno del 5 settembre, a Bagaladi. Abbiamo operativamente tracciato una pista da seguire da oggi in poi. Personalmente ho scoperto una realtà viva, quella di Bagaladi, dove fervono giovani idee e notevoli iniziative, non ultima quella di ragionare sui Servizi alla persona.
Quello che mi è mancato, ieri, è l’Area. L’assenza di alcuni enti locali, come Roghudi, Condofuri, Bova, Bova Marina, Roccaforte e Montebello, è pesata.
Da domani Bagaladi e Melito parleranno il linguaggio comune nei servizi alla persona, ovvero attiveranno progettazione, mappatura del terzo settore, attivazione delle risorse umane ed economiche, censimento dei bisogni e sportello unico d’acceso e programmazione.
E gli altri?
Continueranno a ragionare sotto il campanile o dovremmo attivare un sistema di comunicazione e rete, anche grazie ai convenuti di pregio, come Melito che è capofila e sede di distretto, e la Comunità Montana?
Ecco la scommessa.
Convincere anche gli assenti della necessità di parlare una koinè in questo settore che sa di civiltà.
Se da domani attivassimo i servizi alla persona in modo capillare, come richiede il territorio, oltre sulla diffusione del benessere potremmo intervenire anche sul versante occupazionale, che poi è buona politica.
L’Azienda Sanitaria Locale non è stata presente e va coinvolta.
Contro una logica pregressa di compartimenti stagni che ha creato queste differenza sostanziali tra territori sia in termini di opportunità di servizio che occupazionali.
L’odissea della famiglia che gira per l’area, cambiando residenza in cerca di un servizio che possa rispondere adeguatamente ai bisogni del proprio figlio con disabilità, ci urla addosso e parla il linguaggio della sofferenza.
E ci chiede di chinare il capo per rialzalo soltanto al momento dell’impegno.