mercoledì 8 aprile 2009

Terremoti: qualche dato per capire come siamo messi

Negli ultimi mille anni i terremoti hanno ucciso otto milioni di persone sulla Terra e tutto lascia intendere che le cose potrebbero andare peggio nel prossimo futuro: ogni anno muoiono, in media, fra le 10.000 e le 15.000 persone a causa dei terremoti, se si considerano anche i maremoti, le carestie e le pestilenze connesse. Ma un terremoto provoca vittime e danni solo se ci sono edifici mal costruiti o male ubicati, specialmente in Italia, come dimostra drammaticamente questo sisma. Il 45% del territorio italiano è catalogato ufficialmente come sismico (vedi mappa classificazione sotto) e su questo insiste quasi il 40% della popolazione, vale a dire circa 25 milioni di compatrioti: mediamente l'edilizia antisismica è stata messa in opera quasi soltanto sulle nuove costruzioni e il dato è molto variabile dal Friuli alla Calabria. Si può ragionevolmente pensare che un quarto degli edifici sia in grado di reggere a terremoti forti senza presentare lesioni di rilievo, come a dire che almeno 15 milioni di italiani alloggiano, invece, in abitazioni non sicure da un punto di vista del rischio sismico.

La situazione poi si aggrava se si considerano le abitazioni abusive in aree a rischio naturale, che certo non obbediscono ad alcun criterio di sicurezza, e quelle in cui i proprietari hanno agito contro le regole sopraelevando o intaccando i muri maestri (in zone sismiche anche i muri secondari svolgono funzione portante ai piani bassi). Inoltre il 65% delle abitazioni civili della penisola è comunque poco sicuro anche al di fuori delle aree sismiche, come testimoniano i diversi crolli e le lesioni da Roma a Foggia.

Sono 2.965 su 8.102 i comuni a rischio, dove per rischio sismico si intendono i danni che provocherebbe un futuro, eventuale, terremoto in una certa regione, in rapporto con la probabilità che esso si verifichi in un certo periodo di tempo e considerando anche la densità di popolazione e la quantità e il tipo delle abitazioni e delle strutture (ponti, strade, edifici pubblici) presenti. E' un fattore complesso che non dipende solo da quanto si prevede possa essere intenso un terremoto futuro, ma anche da quali danni potrebbe provocare se ci fossero 1.000 abitazioni alte 40 metri, costruite in cemento armato e separate da strade molto strette, oppure 100 case basse, costruite in mattoni e sparse per la campagna. Le costruzioni in cemento armato sono certamente più resistenti, ma se ce ne sono molte, molto vicine e piuttosto alte aumenta il rischio rispetto alle case in mattoni basse, poche e distanziate fra loro. Tutto questo ammesso che i materiali adoperati siano di qualità: come a dire che il cemento è armato solo se c'è abbastanza ferro dentro e poca sabbia.

In termini di scenari futuri i 400.000 attuali abitanti di Catania (rischio elevatissimo) si ridurrebbero di 50.000 unità se si scatenasse quel terremoto che si paventa da decenni. Solo il 5% delle abitazioni di Catania è a prova di terremoto - almeno in teoria -, tre abitanti su quattro sarebbero comunque coinvolti (per confronto, a Campobasso, un abitante su sei).

Per restare al Sud, quella fra Messina e Reggio Calabria è forse l'area a più elevato rischio sismico dell'intero Mediterraneo, i centri storici delle due città non sono adeguati al forte terremoto prossimo venturo: si calcola che solo un quarto delle abitazioni sia in grado di reggere un sisma violento come quelli già avvenuti nell'are (1783, 1908).

Ma la situazione è in realtà più grave: se si considerano pericolose anche le aree che hanno già subìto terremoti del VII-VIII grado Mercalli, allora quel 45% diventa più grande e coinvolge anche zone ritenute - a torto - immuni. In Italia il rapporto fra intensità del terremoto e numero delle vittime è ancora troppo alto, non accettabile in un paese civile che dispone ormai di strumenti e di conoscenze di base alla pari con quelli degli statunitensi e dei giapponesi. Ma noi siamo italiani...

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