giovedì 23 aprile 2009

Se nello Stretto si abbattesse un sisma oggi?

di Gianluca Ursini - da www.unita.it - “Se arrivasse un terremoto a Reggio e Messina, anche di potenza uguale all’ultimo in Abruzzo, e provocasse uno tsunami nello Stretto, causerebbe tra gli 80mila e i 260mila morti”. Cifre choc, cosi come riportate nella simulazione del professor Stefano Tinti dell’università di Bologna, istituto di Geofisica: “Analisi di rischio e modelli numerici di valutazione del rischio sismico e da tsunami nello Stretto di Messina”.

A cento anni dal sisma che rase al suolo le due rive il 28 dicembre del 1908 sembra che da queste parti pochi abbiano capito la lezione. Così come gli abruzzesi non avevano imparato da sismi devastanti come quello di Avezzano del 1915. E il terremoto dell’Aquila, con tutte le lezioni che se ne devono trarre in termini di prevenzione e messa in sicurezza dei nostri edifici, è arrivato a poche settimane da un evento cruciale per la vita amministrativa in riva allo Stretto: a fine marzo il cosiddetto ‘emendamento Bocchino’ ha visto diventare Reggio Calabria la decima “area metropolitana” del Paese, pur avendo solo 200mila abitanti. Un evento che porterà molti milioni di euro di finanziamenti, soprattutto in vista della riunione con la città gemella di Messina, una volta che il premier vedrà realizzata la sua opera-Totem: il Ponte sullo Stretto.

“Un risultato per la città, salutato positivamente dal gruppo Pd in consiglio comunale – ammonisce il presidente provinciale del partito, il 37enne Giuseppe Strangio – ma che va però abbinato a due considerazioni preoccupanti. La prima è che sappiamo in questi giorni che la nostra area è ancora considerata ‘Area 2’ cioè a pericolosità non massima, per le mappe regionali del rischio”. L’ultima valutazione nazionale della Protezione civile risale al 2002, ma in Calabria non hanno ancora aggiornato le mappe del rischio sismico, e di conseguenza neanche le misure precauzionali da preparare… “ E c’è un fatto ancora più sconcertante – prosegue Strangio – da pochi giorni sappiamo che il nostro ospedale Provinciale Bianchi Melacrino Morelli, non resisterebbe quasi per intero ad una scossa maggiore al 5to grado scala Richter, come successo in Abruzzo”.

“Questo in una città dove il 70% degli edifici è stato edificato in regime abusivo, per poi essere condonato con le ultime due sanatorie Tremonti”, confida a mezza voce una architetto con molte committenze pubbliche, e che non vuole veder pubblicato il suo nome, “se dovesse arrivare un sisma come all’Aquila, più di metà Reggio si accartoccerebbe su se stessa. E se il sisma arrivasse dopo la costruzione del Ponte, la Grande Opera svetterebbe su diversi cumuli di macerie”. Una situazione paradossale, che ha attirato in questi giorni sullo Stretto troupe delle maggiori tv nazionali (stesera Matrix dedicherà parte della puntata del 21 aprile al tema della sicurezza antisismica).

“Sulla necessità di maggiore sicurezza, il Pd calabrese e reggino ha parecchio da dire – precisa Strangio che lunedì 20 aprile convocava sul tema della sicurezza antisismica nell’Area metropolitana una pubblica assise cittadina- il nostro obiettivo primario anzitutto dev’essere una sicurezza integrata: si spenda di più in prevenzione e sicurezza. Si spendano i soldi per l’Area metropolitana (che arriveranno, e in copiosi fondi) per la messa in sicurezza. Ma i soldi si spendano stando attenti a non arricchire le mafie che prosperano sul nostro territorio: i calabresi da questo punto di vista possono vantare una ‘best practice’, una abitudine virtuosa. Qui sta funzionando quella Stazione unica degli appalti, costituita presso la prefettura di Reggio, che cerca di limitare le infiltrazioni mafiosi dai pubblici appalti, a tutela anche gli amministratori dei comuni dalle minacce di natura mafiosa”. E qui si inserisce nel dibattito anche il senatore calabrese del Pd De Sena, ex prefetto reggino: “Bisogna cominciare a valutare anche l’opportunità di istituire presso tutte le prefetture del Sud un Albo degli appaltatori, per eliminare ogni infiltrazione mafiosa”.

“Ma come Pd ci proponiamo anche di incentivare una gestione razionale del territorio – prosegue Strangio – e per questo dalla Giunta regionale in questi giorni è passata la proposta di migliorare la nostra pianificazione del territorio, per esempio affrontando un problema che è veramente uno scempio per la nostra regione: gli edifici non finiti. La giunta calabrese ha varato un provvedimento di incentivi per chi ultima le case non finite, con una fiscalità di vantaggio, che sottrarrà al fisco i capitali investiti nel decoro urbano”. Rischioso parlare di certi temi in Calabria, si rischia di perdere voti. “non sono d’accordo – ribatte Strangio d’impeto – le cose qui stanno cambiando, e va crescendo tra i giovani una coscienza ecologica. E’ tempo di smettere di credere che al Sud ci sia solo una politica del consenso con metodi clientelari, ma credeteci, si può anche costruire consenso con una politica per la legalità”. L’importante, conclude il responsabile provinciale Pd, “è non abbandonare il Sud, come sta facendo l’attuale Governo. Dal 1998 in poi, si era stabilito che il 45% delle quote dei fondi di solidarietà andasse destinato comunque al Sud. Obiettivo realizzato poi con fasi alterne, ma con questa ambizione di ridistribuire le risorse. Il ministro Tremonti ha eliminato con la scusa della crisi e della necessità di risparmio questa destinazione per quote di fondi al Sud, destinando molte meno risorse al meridione rispetto agli esecutivi dell’ultimo decennio”.

“Mettere in sicurezza tutta Reggio, o tutti gli edifici pubblici di Reggio? Non basterebbero i 6 miliardi destinati al Ponte sullo Stretto! Esclama ironico Nuccio Barillà del direttivo nazionale LegAmbiente e memoria storica dell’ambientalismo calabrese: “dall’area Metropolitana dello Stretto potrebbe venire uno stimolo a ripensare un territorio devastato e se ne potrebbe approfittare per ‘decementificare’ questa area dello Stretto: molte situazioni non sono semplicemente sanabili”. L’ex ministro del governo Prodi Alessandro Bianchi, quando era rettore della Università a Reggio, aveva calcolato “in una città da 200mila persone è stata edificata una metrocubatura abusiva nella quale potrebbero vivere un milione di cittadini”.

“Non oso pensare a come sono state realizzate la maggior parte delle case in questa città – valuta scettica Beatrice Barillaro, presidente regionale Wwf – sia per il terreno sul quale sono state edificate, sia per la struttura degli edifici, da verificare secondo criteri antisismici, sia per la qualità dei materiali utilizzati; chissà se c’è un po’ di cemento nella sabbia usata per il calcestruzzo! Servirebbero miliardi a mettere in sicurezza il nostro territorio, e di sicuro c’è solo una cosa di cui non abbiamo bisogno: il Ponte. Ma di questi tempi dall’assessore al presidente, ogni politico mira non alle opere utili alla collettività, ma a opere dove possano apporre la loro firma sul cemento”.

Dimenticare il Ponte e ricostruire tutto secondo criteri antisismici sembra la priorità anche per Nuccio Barilla’: “il paradosso è che qui a Reggio abbiamo una delle due migliori facoltà di Urbanistica d’Italia, insieme con Venezia, come ricordava l’ex ministro Bianchi. E noi dovremmo ripartire dalla nostra migliore tradizione: dopo il sisma del 1908 qui a Reggio sperimentarono tecniche antisismiche d’avanguardia; qui tra i primi in italia vennero a sperimentare il cemento armato. Qui i vari architetti Zani, Demojà e Autore realizzarono opere di abitazioni pubbliche all’avanguardia, sperimentando il concetto di ‘insulae’ di isolati con le corti al centro, un modello di edilizia pubblica. L’area dello Stretto dovrebbe dimenticare il totem-Ponte e mirare a essere un laboratorio della sostenibilità e della modellazione del territorio”.

I dati e le analisi, parimenti inquietanti, fornite dall'articolo di Gianluca Ursini, scritto per L'Unità, impongono una riflessione seria, se non altro, perchè, di mezzo, ci sarebbe una quantità enorme di vite umane. Una riflessione, quella sulla reale entità di un eventuale sisma nello Stretto, che sarà fatta al più presto, grazie al contributo, proficuo e qualificato, degli esperti del settore. (strill.it)

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono di origine Calabrese. i miei avi dopo il terremoto del 1908, costruirono la lora casa con sistemi anisismici ( chiaramente dell'epoca)usufruendo di una legge che veniva incontro per queste costruzioni, che esentava il pagamento delle tasse presente e furure, Casa ancora esistente.
Vi chiede per una ricerca storica se è possibile confermare l'esistenxa di questa legge.
Grazie.