martedì 3 febbraio 2009

Verso un nuovo modello di sicurezza territoriale: dall'emergenza alla pianificazione

di Federico Curatola* (pubblicato su www.strill.it)

Ciò a cui assistiamo in questi giorni, il disastro ambientale causato dalle abbondanti e persistenti piogge su tutto il territorio regionale, è un evento indubbiamente preannunciato.

Ma affinchè da preannunciato si trasformi in pedagogico e lasci a questa terra oltre al fango, ai morti ed al disagio dell’isolamento, anche qualche insegnamento su come vanno prevenuti eventi come questo e su quale debba essere il ruolo della “pianificazione” in Calabria, occorre mettere finalmente a nudo le cause oggettive del disastro che risiedono essenzialmente nella errata gestione delle trasformazioni territoriali.

Il problema infatti ha origine proprio laddove si scavalca il piano per andare in deroga, laddove prescrizioni a monte, e controlli, in itinere ed a valle, non vengono attuati o rispettati.

Se a questo si aggiunge la “pericolosità di base” che il territorio ha come sua disgraziata dote ecco che basta qualche giorno di pioggia a sconvolgerne il precario assetto.

Si è edificato per decenni e si edifica ancora oggi senza tener conto dei criteri imposti dalle leggi nazionali. Nessuno protesta contro il fatto che il 95% dei progetti in Calabria non è sottoposto a controllo. Una situazione paradossale se si pensa che il Piano per l'Assetto Idrogeologico (che si è limitato però ad analizzare) ha evidenziato che il 68% dei Comuni calabresi ha almeno un'area R4, cioè di alto rischio dove c'è pericolo di perdita di vite umane.

Tuttavia si continua a edificare…Ma non è tutto.

Da anni assistiamo impotenti all’impietoso dramma estivo degli incendi boschivi. Migliaia di ettari di superficie boscata vengono divorati dal fuoco scoprendo così il terreno e consegnandolo alle intemperie senza alcuna protezione. Eppure a fronte di ciò e di una grande potenziale manodopera (circa 11.000 operai idraulico-forestali), nel corso di questi anni la Regione non ha mai promosso una forte campagna di rimboschimento che invece rappresenterebbe un’ottima difesa dagli smottamenti, dalle frane e dai dilavamenti. Chiunque infatti sa che gli alberi e le piante trattengono con le loro radici le strutture del terreno e aiutano tra l’altro il defluire delle acque piovane.

Edificazione selvaggia, disboscamento, mancata manutenzione...di chi è la colpa? Cosa fare ora?

Bisogna pianificare ed "attuare" una grande opera di risanamento idrogeologico, uscendo dalla continua “emergenza” per entrare in una nuova visione basata sulla “pianificazione consapevole” che indichi con estrema chiarezza che la prevenzione dei rischi è la migliore risposta agli eventi catastrofici ed assumendo la sicurezza territoriale come condizione necessaria per ogni altra attività che si voglia realizzare.

Deve nascere una rete stabile tra tutti i soggetti coinvolti nella sicurezza del territorio. L’obiettivo di questa integrazione è il "Riordino del sistema della sicurezza territoriale” da realizzare mediante un Piano Strategico che regoli in modo organico i settori della difesa del suolo (assetto idraulico/fiumi, assetto idrogeologico/ frane e difesa della costa) in una ricomposizione unitaria finalizzata a creare un “sistema” funzionale per la sicurezza territoriale.

Non c’è più tempo, come ha affermato recentemente il professor Enrico Costa, bisogna agire rapidamente e con la consapevolezza che polverizzando ancora ingenti risorse da destinare per affrontare l’emergenza, invece di spenderle e spendersi per cambiare radicalmente il modello culturale vigente, non si uscirà mai dalla logica che ha assunto ad alibi il fatto che in Calabria “esiste” il dissesto e bisogna quasi farsene una ragione.

Se ciò non avverrà non potrà esserci vero progresso e vero sviluppo. Si parla del Ponte sullo Stretto, del Porto di Gioia Tauro, della centralità della Calabria nel “sistema Mediterraneo” ma la realtà è che sul nostro territorio un qualsiasi versante che degrada verso la nostra autostrada, che costa un occhio a km, è a rischio. Come è capitato la settimana scorsa: una frana viene giù, uccide due persone, ne ferisce altre cinque e, di fatto, fa della Calabria la terza isola italiana.

*urbanista – Dottorando in Architettura e Pianificazione Territoriale

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