domenica 4 gennaio 2009

Tra musulmani ed ebrei un eterno conflitto

Assistiamo inermi al massacro che si compie in Medio Oriente, in quella terra martoriata da guerre di religione (ed interessi), che è tornata a coprirsi del sangue dei suoi figli.

Il Mondo la sta prendendo sotto gamba, quasi come se quel conflitto non fosse una cosa seria. Si ha il timore di intavolare una discussione globale sui motivi che stanno alla base del conflitto e cercare una soluzione pacifica.

Ma prima di tutto è opportuno conoscere la storia e le ragioni dei conflitti arabo-israeliani che trovano spiegazione spesso in fatti storici molto lontani nel tempo, tra i quali la millenaria diaspora del popolo ebraico o la dissoluzione dell'Impero ottomano agli inizi del XX secolo.

Nonostante ciò, a partire dagli anni sessanta del XX secolo, il problema vicino-orientale è diventato di crescente attualità grazie ai media che propongono sempre più spesso notizie su una realtà che a volte si focalizza sugli eventi più tragici ed eclatanti, trascurando di indagare sulle ragioni storiche, sociali e culturali in cui il problema affonda le proprie radici.

La terra di mezzo tra l'Asia e l'Africa assunse straordinario valore strategico (sia economico sia militare) a partire dal 1869, anno in cui fu aperto il canale di Suez: straordinaria opera ingegneristica che avvicinava l'Oriente all'Occidente. Oltre a questo, nella prima metà del XX secolo, furono scoperti immensi giacimenti petroliferi in tutta l'area e ciò rese ancora più interessante il territorio vicino-orientale per le potenze europee che, bisognose di quell'elemento per la loro crescente industria, approfittarono dei numerosi segni di fragilità dell'Impero Ottomano, nonché dell'esito del primo conflitto mondiale per colonizzare l’intera area, imponendo un'occupazione militare di fatto, atta a garantire lo sfruttamento della zona da parte delle società europee.

Di quest'area dell'Oriente islamico, la Palestina fa parte a pieno titolo. Identificabile come l'area compresa tra il Mar Mediterraneo e il Mar Morto, l'Egitto e la Siria, essa ospita tra l'altro un'importantissima città come Gerusalemme, sacra per tre importanti religioni monoteistiche, di cui ospita molti luoghi ed edifici sacri.Le popolazioni che vivono in tale zona sono da secoli a forte maggioranza araba ma al termine del XIX secolo e, sempre più consistentemente nei primi anni del XX secolo, fu consentito (dapprima dall'Impero Ottomano e poi dalla Gran Bretagna) l'insediamento di colonie ebraiche. A partire dagli anni trenta del XX secolo, e ancor più dopo il termine del II conflitto mondiale e la tragedia dell'Olocausto, la Palestina vide fortemente alterata la sua composizione demografica, con la minoranza ebraica avviata a diventare maggioranza grazie all'acquisto di terreni reso possibile dai fondi concessi ai profughi ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista. Nel 1948, a seguito di un'apposita risoluzione delle Nazioni Unite, su tali terre fu dichiarato lo Stato di Israele, con una prima emigrazione araba palestinese verso le nazioni limitrofe, fortemente incrementata in seguito alla sconfitta patita nel primo conflitto arabo-israeliano, scatenato l'indomani della dichiarazione d'indipendenza israeliana dagli Stati arabi dell'Egitto, della Siria, del Libano, della Transgiordania e dell'Iraq.

Da allora, per i successivi sessant'anni, fino ai giorni nostri, si protrae un eterno conflitto con milioni di vittime.

La soluzione? Due Stati...PALESTINA e ISRAELE.

Tutti dicono di volerla, ma nessuno cerca di attuarla. Chiedetevi quali interessi puà avere il Mondo che in quella terra si viva sempre in tensione ed in un clima di guerra.

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