mercoledì 7 gennaio 2009

Quello delle Istituzioni è un silenzio vergognoso!

«C’è un modo per salvare il popolo palestinese. C’è un modo per garantire la sicurezza di Israele e del suo popolo». Dalle associazioni e ong italiane un appello per fermare il conflitto. Mentre il conto dei morti e dei feriti aumenta nell’immobilismo delle istituzioni internazionali.

Il conto dei morti e dei feriti a Gaza aumenta di ora in ora. Dal 27 dicembre, quando è iniziata l’operazione “Piombo fuso”, le vittime sono oltre 500, per un quinto bambini, e i feriti si avviano ormai verso quota 3.000. L’offensiva di terra dell’esercito israeliano è accompagnata da una serie di bombardamenti destinati, inevitabilmente, a coinvolgere anche i civili: nelle scorse ore l’aviazione ha colpito anche la moschea di Beit Lahia.

Per fermare questa vera e propria tragedia umanitaria un ampio cartello di associazioni e soggetti sociali ha lanciato un appello e si preparano a raccogliere firme e adesioni, nelle prossime ore, con banchetti e fiaccolate. Una reazione della società civile che arriva nell’empasse delle istituzioni internazionali: la delegazione Ue in queste ore è in Medioriente, fra Egitto, Israele e Cisgiordania, mentre il presidente dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha chiesto di fermare le operazioni. Ma l’ipotesi di una tregua, viste le dichiarazioni che provengono da Gerusalemme, sembra ancora lontana.

Diverse manifestazioni si sono svolte intanto fra Roma, Milano e in altre città italiane, registrando anche qualche momento di tensione con le forze dell’ordine. Cortei sono stati organizzati anche a Parigi e in diversi centri della Francia, a Londra (dove ha partecipato anche l’ex sindaco, Ken Livingstone) e nelle altre principali città europee, con migliaia di persone in piazza.

Leggi l'appello
di ACLI, ARCI, LEGAMBIENTE, CGIL, ecc....

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