sabato 27 dicembre 2008

28 dicembre 1908, il terremoto del secolo. 28 dicembre 2008, il secolo del terremoto.

Domani saranno passati cento anni dalla più grande tragedia naturale che colpì l’Italia nel secolo scorso: 80mila morti in poche ore o forse minuti.
Pochi minuti prima il cielo si illuminò di bagliori visibili fino a Malta, poi la terrà tremò per 32 secondi a Messina e a Reggio Calabria.

Complice l'ora, le 5,20 del mattino, gli edifici secolari e strutturalmente fragili, la magnitudo (7,1 gradi della scala Richter), il terremoto che il 28 dicembre 1908 ebbe l'epicentro nello stretto di Messina è stato il più tragico evento sismico d'Italia.
“Quello del 1908 è un sisma storico, con cadenza di circa 100 anni e si inquadra nel ciclo dei terremoti che si ripetono nella zona a causa dello spostamento della Sicilia verso Nord-Est”, ha osservato Annibale Mottana docente di Georisorse all'università di Roma Tre.


Solo a Messina per tale ragione il terremoto provocò il crollo del 90% degli edifici della città. L'entità dei danni al patrimonio edilizio è stata calcolata da Alberto Quadrio Curzio, docente di economia politica all'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in circa 100 miliardi di euro di oggi.

Le case continuarono a crollare per ore dopo il sisma e molti sopravvissuti morirono anche durante la fuga per strada, sotto una pioggia che rendeva ancora più infernale la città, resa sinistra anche dai lampi che precedettero la catastrofe causati dalle scariche elettromagnetiche emesse dalle rocce compresse della placca poco prima della scossa.

Molte vittime per salvarsi avevano preso la via del porto e furono sorprese dalle tre ondate gigantesche del maremoto che avvenne otto minuti dopo il sisma e fece altri 2.000 morti, oltre quelli del sisma. Lo tsunami fu causato da uno smottamento di materiale sottomarino destabilizzato dal sisma al largo dei Giardini Naxos.

Il terremoto di Messina è ricordato anche come il primo caso di solidarietà internazionale nella storia delle catastrofi. Arrivano per primi i marinai russi, con quattro navi - poi i marinai di Regno Unito (con 12 navi) Germania (6) e Stati uniti (7). I militari scavarono con le mani per non fare altro male alle persone sepolte ancora vive.
Volontari arrivarono anche da tutta Italia e molti privati inviarono soldi ma anche cibo, coperte, vestiti e materiali per costruire alloggi temporanei.

Ma l'interruzione delle comunicazioni, le voci che si rincorsero e non disegnarono il quadro drammatico quale in realtà era, causò un ritardo nei soccorsi, ritardo che costò la vita a migliaia di persone.


Da quell'evento sembra che a cento anni di distanza non abbiamo imparato nulla sulla forza devastante della natura.

Si costuisce ovunque, si sorvolano le regole urbanistiche e del buon senso, si cementifica il litorale, si invadono gli alvei dei torrenti...

...ma bisognerebbe ricordare il 1908, conoscere cosa accadde...e pensare che la natura, ciclicamente si rifà viva a ricordarci quanto siamo piccoli al suo cospetto.

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