domenica 17 agosto 2008

...ancora sulla Centrale...

La cittadina di Melito di Porto Salvo sembra non essere più di tanto consapevole di cosa potrebbe accadere a pochissimi chilometri di distanza. “Si ho sentito che vogliono fare una fabbrica”, “Ah si, la Centrale, no guardate non mi occupo di queste cose e poi tanto non credo più a nessuno, quando la vedrò…”, o peggio ancora “No, perché, cosa vogliono fare?”. Ho raccolto tre commenti di questo tipo sul Viale Garibaldi in una calda mattina di mezz’estate. Gente comune, che entrava in banca, o al bar, o in un esercizio commerciale. Gente che decenni di distacco, mala politica e disinformazione hanno contribuito ad alienare, ad allontanare da ciò che la circonda, facendole dimenticare di essere “padrona” del proprio territorio e che può essere determinante in un qualsiasi processo decisionale.

Non sto parlando dell’essere favorevoli o meno a questo o quel modello di sviluppo, sto parlando di partecipazione, di interesse (che non sia quello economico), di quel sentimento sopito che ogni uomo ha dentro di sé. Parlo di espressione del proprio pensiero, di condivisione delle proprie idee. Questa è la vera ricchezza dell’uomo.

Ma da queste parti, l’uomo, sembra averlo dimenticato. E se serve un evento come la presentazione del progetto della Centrale a Carbone per risvegliare l’interesse verso ciò che ci circonda ben venga (in senso lato).

Per molti anni, quegli anni che ci avrebbero permesso di chiudere i conti con l'arretratezza che ci portiamo addosso, la nostra Area è stata prima dissacrata e poi abbandonata a sé stessa servendo solo come alibi o, quando faceva comodo, come bacino elettorale per questo o quel politico (di ogni colore).

Mentre altre zone della nostra poverissima Regione crescevano, anche se di poco, noi abbiamo fatto molti passi indietro, sedendoci ad aspettare e domandandoci quale sarebbe stata la prossima “promessa mancata”.

La Regione e la Provincia in quasi quarant’anni non hanno mai neanche lontanamente pensato ad un piano di sviluppo per questa che è l’area più depressa in assoluto. Eppure qualche spunto c’era…un porto, molte bellezze naturali, molti saperi (ormai quasi perduti), e tanta tanta naturalità. Elementi caratterizzanti di una “potenzialità” turistica di tutto rispetto.

Ma affinchè questa potenzialità si trasformasse in “offerta”, era necessario infrastrutturare, rendere accessibile, innovare, far crescere culturalmente, insomma in una parola “investire”.

A nessuno oggi sarebbe venuto in mente di costruire una Centrale a Carbone se a Saline ci fosse un porto turistico, un acquapark, un villaggio, ecc…

Invece in una zona arida, semi-desertica, asfittica dal punto di vista turistico ed imprenditoriale ed in cui quasi a nessuno importa di ciò che accade intorno a sé, un progetto come quello della Centrale a Carbone potrebbe attecchire. Dietro il miraggio di qualche posto da guardiano notturno o di idraulico o quant’altro, la gente non vede a cosa va incontro in termini di salute. Certo è difficile, in termini di legge, dimostrare il diretto collegamento tra l’aumento dell’incidenza tumorale e le sostanze emesse dalla centrale, ma se usiamo il buon senso e la testa, sapremo darci una risposta.

Non è ancora il tempo della rassegnazione, è invece il tempo di svegliarsi e di proporre, dal basso, un’alternativa seria, fattibile e metterla finalmente in atto. Faremo due cose positive, creeremo vero sviluppo ed allontaneremo lo spettro di queste iniziative che ci vengono presentate come “scialuppe di salvataggio”.

1 commenti:

Fortunato Vadalà ha detto...

Condivido il tuo pensiero, Federico.
Le rassicurazioni circa l'impatto ambientale della centrale da parte di chi ha interesse a costruirla hanno un valore relativo.
E' sconfortante, come tu rilevi, che non esiste una opinione pubblica, ma una popolazione chiusa nel suo privato, la quale pensa che questa , come altre, sia questione che non debba interessarla più del necessario.
LA mancanza di una popolazione matura è, concausa, dell'arretratezza di questa area, a mio modesto parere.