giovedì 22 maggio 2008

Dallo scetticismo alla rassegnazione

Tra i pescatori del rione marina ha sempre imperato lo scetticismo sul buon esito dei lavori di protezione della costa che stanno interessando il litorale melitese. Scetticismo manifestato fin dall’inizio degli stessi. E nell’esperienza dei pescatori, che conoscono il loro mare, risiede anche la sicurezza pressoché piena che i lavori che RFI, Genio Civile e Provincia stanno realizzando, non daranno i risultati sperati.

Molte critiche vengono mosse alle modalità di esecuzione dei lavori, per i quali, a detta dei pescatori, si stanno utilizzando materiali inerti non idonei sia per quel che riguarda la realizzazione dei pennelli, che per il ripascimento morbido con la sabbia.

Ma il dubbio maggiore rimane circa il futuro monitoraggio e la manutenzione di dette opere al fine di verificarne l’impatto sulla dinamica costiera, impatto che, al momento sembra negativo visto che a lato dello specchio d’acqua considerato come “cantiere”, decine e decine di metri di spiaggia stanno scomparendo sotto le onde di una “sciroccata” di medio-bassa intensità.

“Se l’intenzione era di difendere la ferrovia e l’abitato – affermano i pescatori – si dovevano realizzare prima le barriere distanziate sommerse, con l’utilizzo di una draga, e poi i pennelli perpendicolari perché l’ostacolo al naturale trasporto di materiale lungo il litorale senza smorzare i flutti ha favorito l’erosione di tratti di costa che prima erano zone di ripascimento”.

Un’altra perplessità per i pescatori è rappresentata dal tipo di inerte utilizzato per il ripascimento: “All’interno del ricovero barche – dicono – è stato utilizzato un materiale non solo incompatibile a livello granulometrico, ma anche di scarsa qualità”.

Un esempio ci viene sottoposto dai pescatori che dimostra come se si fossero realizzate preventivamente le soffolte distanziate rispetto ai pennelli, probabilmente non sarebbe scomparsa la spiaggia. E’ quello dell’intervento realizzato in Abruzzo, sul litorale si sette comuni costieri. Un progetto del Cipe, di 14 milioni di euro in cui si parla delle tre fasi del progetto: “1 – barriere rigide sommerse; 2 – ripascimento con circa 400mila metricubi di sabbia di “qualità” ed infine 3 – pennelli a forma di “T” di una lunghezza di circa 100 metri”. Per realizzare le barriere sommerse è stata utilizzata una draga che ha depositato i massi a distanza dalla linea di costa. Perché qui a Melito è stato invertito l’ordine delle fasi? “Le barriere – continuano i pescatori – avrebbero difeso anche l’area di cantiere, mentre lavorando così, oggi depositano i massi e la sabbia, e domani già non ci sono più perché il mare li ha dispersi”. Lo scetticismo rischia ora di lasciare il posto alla rassegnazione.

Foto aerea di parte dell'intervento realizzato a Montesilvano (PE)

0 commenti: