sabato 22 marzo 2008

Il significato della Pasqua

Il termine pasqua, è una traslitterazione dell'antica parola ebraica "pèsach", che significa "passare oltre, passaggio" (Esodo 12:13,23).

La Pasqua veniva chiamata dagli ebrei anche "festa degli azzimi" (Esodo 23:15). La Pasqua ebraica fu istituita in Egitto per commemorare l'avvenimento fondamentale della liberazione degli israeliti (Esodo 12:1,14,42; 23:14-17). Per Israele fu "Un nuovo inizio" (Esodo 12:2), l'inizio della sua nascita, allorché come nazione, dopo 430 anni, fu spinto fuori dal grembo egiziano di schiavitù, per seguire il sentiero che Dio aveva loro assegnato.

La festa cominciava il 14 del mese Nisan (Marzo-Aprile) e si prolungava per sette giorni (Esodo 12:14-20). Già il decimo giorno di quel mese, però, essi dovevano scegliere un agnello dal gregge, senza macchia, e dovevano tenerlo fino alla sera del quattordicesimo giorno. Quindi, dovevano mangiarlo, e il suo sangue doveva essere sparso sopra l'architrave e sopra i due stipiti di ogni porta di tutte le loro case. Questo doveva essere il segno della loro salvezza in vista del giudizio di Dio che in quella notte sarebbe passato per l'Egitto. La promessa che Dio fece loro fu: "Quando vedrò il sangue passerò oltre" (Esodo 12:13).

In seguito gli israeliti aggiunsero a questa festa diverse tradizioni.


Il significato della Pasqua

Anche Gesù Cristo sottostava alle ricorrenze ebraiche, ma con la Sua opera di salvezza (morte e risurrezione), Lui ne adempie pienamente i significati profetici (Mat. 5:17,18; Gal. 4:1-11; Col. 1:16,17). Ecco perché l'apostolo Paolo dice espressamente che il Signore Gesù Cristo è la nostra pasqua immolata per noi (1 Cor. 5:7,8). Gesù Cristo è l'Agnello senza difetto (Giov. 1:29; 1 Piet. 1:17-21; Apoc. 5:6,12) che bisogna "mangiare" per la nostra salvezza (Giov. 6:51-63), e in cui bisogna "dimorare" (Giov. 15:4; 1 Giov. 2:27,28).

Tutto ciò i primi cristiani lo esprimevano visibilmente nella Cena del Signore che commemora, annuncia, e anticipa il sacrificio di Gesù (1 Cor. 11:23-26).


Gli usi della Pasqua

Quindi, la festività di Pasqua, come essa è intesa oggi, è assolutamente estranea al Nuovo Testamento. Un'autorevole enciclopedia afferma che: "Non c'è nessuna indicazione nel Nuovo Testamento o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osservata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu un'idea assente nella mente dei primi cristiani" (1).

Di conseguenza molti riti pasquali sono estranei al ricordo della vera Pasqua, come ad esempio il famoso uovo di cioccolata. Ora, le uova erano considerate simbolo di fertilità e di vita. I persiani le regalavano nell'equinozio di primavera. Anche gli egiziani, i greci e i romani le coloravano e ne mangiavano nelle festività del periodo primaverile. Persino studiosi cattolici lo confermano: "Un gran numero di usanze pagane per celebrare il ritorno della primavera gravitarono sulla Pasqua. L'uovo è il simbolo della vita che germina all'inizio della primavera... Il coniglio è un simbolo pagano ed è sempre stato simbolo di fertilità" (2). Ecco che l'idea delle uova pasquali portate dal coniglio (simbolo scelto nel Nord America) si dimostra essere completamente pagana.


Conclusione

Da questi accenni si deduce che spesso la celebrazione della Pasqua ha poco a che fare con il ricordo della morte e risurrezione di cui si è detto. Spesso la cristianità professante, quella che ha solo il nome ma non la sostanza del cristianesimo, mischia usi pagani ad insegnamenti cristiani. Per cui alla domanda posta, rispondiamo che oggi la Pasqua non è una festività cristiana, nè una ricorrenza o una liturgia, anzi, piuttosto, alla luce del Nuovo Testamento la Pasqua è la Persona stessa di Cristo Gesù (1 Cor.5:7,8).

Ogni giorno avendo Lui e seguendo Lui è continuamente Pasqua. Egli è l'Agnello di Dio, immolato una volta, ma ora vivente e vittorioso per sempre, per cui, per mezzo dello Spirito Santo, possiamo dire con gran voce: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli" (Apoc.5:13).

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao Federico! buona Pasqua anche a te!
Complimenti per il blog molto bello.
Sei molto fortunato nel riuscire a fare quello che ti piace vicino casa, io sono a Bologna ormai da 8 anni e non credo di rientrare presto nella nostra bellissima terra. Qui ormai sono diventato un folle insegnante di educazione fisica... ma il sole e il mare della calabria sono incomparabili rispetto al nebbione e la pioggia di questo nord.
Comunque spero di avere presto l'occasione di scambiare quattro chiacchere con te, anche per ricordare i vecchi tempi...
a presto
Pietro Curatola.

Federico Curatola ha detto...

Con molto piacere. A presto