sabato 2 febbraio 2008

...e se venissero a dirci che l'asino vola?

…e se venissero a dirci ancora che l’asino vola? Francamente spero che nessuno abbia più la sfacciataggine di farlo, ma se dovesse succedere, ritengo che gli abitanti di Melito debbano essere consapevoli che il “danno ambientale” (ma potremmo chiamarlo “disastro ecologico”) creato lungo la nostra (ex) costa, è una realtà… tutto il resto sono solo parole…

Le eminenti personalità (Provincia e RFI) che si sono scomodate per venire a dirci che il progetto di ripascimento della costa è mirato a migliorare lo “stato” della nostra costa, a difendere il rilevato ferroviario ed a consentire la ricostituzione naturale della spiaggia erosa, devono prendere nota di quanto segue: 1 – ci hanno detto che il progetto deve essere valutato solo dopo la sua completa realizzazione. E’ strano perché allo stato di avanzamento dei lavori, corrisponde un arretramento della linea di costa. E non vorrei sbilanciarmi ma credo che le forti correnti che caratterizzano il nostro mare non consentiranno una naturale ricostituzione della spiaggia. Ciò si verificherebbe solo se ci fosse anche solo un accenno di spiaggia sulla quale il materiale potesse ancorarsi.
2 – ci hanno detto che il rilevato ferroviario sarebbe stato protetto. Non credo che sia così, dal momento che il muro in parte è crollato e nella sua interezza è compromesso. Inoltre, nella zona che va dalla Caserma della Guardia di Finanza al Lido Rosa dei Venti, il mare si è pericolosamente avvicinato al rilevato, tanto da mettere a rischio i binari.

Questa è, allo stato attuale, la realtà dei fatti. Si è creato uno scompenso tale da far ingoiare al mare anche quelle parti di spiaggia che mai sarebbero state cancellate dalla sola azione della natura. Le colpe sono umane.
Ed alcuni residenti nella suddetta zona hanno già inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e per conoscenza alla Prefettura ed alla Capitaneria di Porto in cui chiedono attenzione nei confronti del problema che si è venuto a creare e che mette a rischio anche l’abitato.


Mentre scattavamo queste fotografie, oggi, alle ore 15 circa, da uno dei sottopassi ferroviari di Via C. Colombo sbuca un anziano signore, che da quasi quarant’anni manca da Melito.
Si rivolge a me, attonito, smarrito, e mi chiede: “Scusi, ma cos’è successo qui? Dov’è finita la spiaggia di Melito?”.
Ho detto a quell’anziano, di chiedere lumi al Genio Civile Opere Marittime, alla Provincia ed a RFI. E lui risponde con un’altra domanda: “E il Comune non fa niente? Non dovrebbe interessarsi?”. E qui cosa dovevo rispondere? Effettivamente stride la mancanza, da parte delle autorità locali preposte alla tutela dell’ambiente di un pur minimo interesse a fotografare cosa sia successo ed accertarne le cause. L’ente locale sembra non curarsi che questo bene pubblico possa essere distrutto dalla negligenza o dall’errore tecnico di terzi.
Un intervento riparatore? Penso sia non solo possibile, ma necessario per non vedere definitivamente dispersa quella che per la città di Melito rappresentava una inestimabile risorsa (una delle poche).
Riflettete e ditemi se…l’asino vola oppure è saldamente ancorato a terra!

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