Il "processo anomalo"

di Federico Curatola*
Qualcuno potrebbe dire "la lingua batte dove il dente duole". Forse ha ragione. Ma il punto è sensibile oggi non solo per me, per il mio paesino indifeso, bensì per un'intera area geografica, ed oltre.
Un'operazione che si è allargata a macchia d'olio e che sta assumendo proporzioni vaste.
L'Area Grecanica, con la maggior parte dei Comuni sciolti, è diventata l’esempio tragico di una sospensione di massa di diritti attivi e passivi dei cittadini.

E' l'applicazione spropositata ed ampiamente discrezionale che contesto, non certo il ruolo che lo Stato deve affermare sui territori nel contrasto alla criminalità organizzata, sia chiaro.

La procedura e la legislazione sugli scioglimenti è tutt'altra cosa. E' un "processo anomalo". Niente difesa, niente prove, niente testimoni. Solo un verdetto. Appellabile, certo, ma anche in questo caso, l'orientamento, è quello di confermare lo scioglimento, sulla base della stessa norma.

Non lascia scampo, a conferma di quanto detto, la sentenza con la quale nei giorni scorsi, il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso avanzato dal sindaco e dalla maggioranza del Comune di Mileto (sciolto lo stesso giorno di Bagaladi, peraltro). Viene affermata "l'idoneità a costituire presupposto per lo scioglimento dell’organo comunale anche di situazioni che, di per sé, non rivelino direttamente, né lascino presumere, l'intenzione degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata". 
Più avanti, nello stesso dispositivo di sentenza, si legge "per sciogliere un consiglio comunale non serve che vengano compiuti reati né che gli amministratori pongano in essere comportamenti agevolanti la criminalità organizzata, è sufficiente che vi sia il sospetto di un possibile, anche in termini astratti, condizionamento passato, presente o futuro dell’amministrazione". 

Verosimilmente, ogni Ente, comunale e sovracomunale, può essere sciolto. E' evidente però che nell'interpretazione comune, la norma viene applicata in maniera più stringente in territori ad alta densità criminale.
Un pò meno dove i fenomeni dai nomi che mettono paura, come "ndrangheta" o "camorra", sono meno visibili, anche se ormai radicati.

E' il caso del Comune di Trezzano sul Naviglio dove, pochi giorni fa, sono finiti in manette due assessori e qualche dirigente comunale per corruzione e mazzette legate al redigendo piano urbanistico della cittadina. Anche lì sembra emergere qualche interesse della criminalità organizzata. Quindi, a rigor di logica, lì la prova c'è. Ma la Prefettura di Milano, fino a questo momento, non ha nemmeno pensato di inviare a Trezzano una Commissione di Accesso per verificare se vi siano o meno condizionamenti o tentativi di infiltrazione. E ripeto, sono stati arrestati due assessori, con accuse pesanti!

Ecco quello che contesto. Non "tutti" gli scioglimenti sono uguali. Certo, vi sono provvedimenti che hanno alla base arresti, individuazione di presunti responsabili di azioni volte a favorire la criminalità organizzata (e che comunque sono da ritenere innocenti fino al terzo grado di giudizio). Lì, anche per salvaguardare gli interessi della comunità, è giusto intervenire e rimuovere gli ostacoli.
Contestabile invece, a mio modo di vedere, è la frase in grassetto riportata sopra. E' emblematica e spinge ad interrogarsi sulle sorti della partecipazione futura alla vita democratica ed amministrativa.

Credo che uno Stato realmente democratico e liberale debba intervenire sul piano legislativo, con la dovuta sollecitudine, al fine di porre un argine ad interpretazioni giurisprudenziali bislacche, bizzarre, radicali ed estreme che da tutto sembrano ispirate fuorché dalla primaria, quasi istintiva esigenza di apprestare dignitosa tutela a quanti decidessero di dedicare se stessi alla vita amministrativa della propria comunità, per cambiare le cose.
*ex Sindaco di Bagaladi

E adesso "etichettateci" tutti (di Walter De Fiores)

Bruciano macchine, fanno furti nelle case degli anziani, incendiano cassonetti dei rifiuti, possiedono armi nelle loro dimore, compiono gesti di delinquenza. I giornali nazionali e gli scrittori lontani “di mafia o anti-mafia” (che dir si voglia) la chiamano ndrangheta. Io che vivo questa realtà ogni giorno stando e abitando questa terra, preferisco definirla delinquenza, stupidaggine, incoscienza, criminalità si, ma criminalità non organizzata, criminalità singola di un gruppo di ragazzi che si sentono padroni di una terra che non dovrebbe consentire loro di vivere di teppismo. E’ facile per chi non vive questi territori e quindi disconosce la realtà calabrese, attribuire ogni colpa alla ndrangheta. Esiste certo, ma esiste anche e soprattutto al Nord, qui ha pochi interessi e non va sicuramente a colpire il parroco di Benestare (ultimo caso di delinquenza), si sofferma su altri temi, il narcotraffico, gli incassi provenienti dalle slot-machine, lo spaccio e il traffico di armi o droghe, l’acquisizione di beni, ecc e ecc. Ma tutto ciò la ndrangheta lo mette in piedi, ormai vive ed è consolidata al Nord! Quindi cari giornalisti che apostrofate la Calabria come il far-west d’Europa o come la discarica d’Italia, guardatevi bene attorno, lì dove siete, che di mafia ricoperta di merda ne avete ben tanta, e sturatevi il naso perché l’odore si sente in tutto il Nord, specie nelle grandi città del Nord. Luigi Preiti si, è originario di Rosarno, subito dopo i colpi sparati dalla sua pistola davanti Palazzo Chigi siete andati immediatamente a vedere da dove provenisse, e appena avete avuto notizie, avete continuato per giorni a dirci che è da verificare se era in contatto con la ndrangheta. Come se l’essere calabrese fosse sinonimo dell’essere ndranghetista, come se tutti i calabresi siano ndranghetisti. Beh, lui ha sparato ferendo due carabinieri e paga le conseguenze, voi avete e state sparando ancora contro la Calabria e non perdete occasione di farlo, ma non pagate le conseguenze, anzi. Vi ritrovate a gestire una trasmissione in uno dei tantissimi canali del digitale terreste, a essere ricoperti di complimenti perché denunciate la ndrangheta attraverso libri e giornali scritti tra le mura delle vostre case a Milano, Roma, Bergamo, Napoli, Como, vi ritrovate ad essere ospiti a Busto Arsizio di una manifestazione contro la mafia, e ripeto Busto Arsizio! “E adesso ammazzateci tutti” era questo lo slogan dopo l’omicidio Fortugno nel 2005, sono passati 8 anni, lo stesso ideatore di questo slogan ora si trova al Nord a godersi la bella vita, invitato qua e là, parlando e sparlando di mafia. Sicuramente in quello slogan, per “tutti” intendeva tutti i calabresi tranne lui. Fuggito da eroe. Di cosa poi è di difficile intuizione. 
Soltanto chi vive questa terra sa come stanno le cose qui, soltanto chi ha ogni giorno a che fare con il malavitoso di turno, con le minacce di chiede il pizzo, soltanto chi non abbassa la testa davanti a loro si può considerare un eroe, uomo o donna coraggioso e coraggiosa.
In ultimo questo incendio alla macchina del parroco congolese di Benestare, Don Rigobert, si sa chi è stato, ma sembra che non lo si voglia (o non li si vogliono) arrestare. Due mesi fa lo stesso Sindaco di Benestare, davanti al Prefetto di Reggio Calabria andava a denunciare l’incendio della macchina della sorella, le promesse: “vedrete, li prenderemo”. Si è visto, hanno bruciato la macchina del parroco, gli stessi balordi. E’ dovuto scendere il Vice-Ministro Filippo Bubbico a Benestare due giorni fa in merito all’accaduto, ha sfilato assieme alla comunità in quella fiaccolata di solidarietà. Non so se è chiaro, è dovuto venire il Vice-Ministro per questi delinquenti senza nome (o forse no), quando da mesi la prefettura è a conoscenza, ma non ha risolto ancora niente. Ciò dà materiale ai giornalisti d’assalto del Nord che etichettano quest’ultimo evento come un evento mafioso. E a noi calabresi umili che resta? Senza Stato e senza gloria, tutti insieme vi ringraziamo. Walter De Fiores

Giudice di Pace: e se se ne occupasse la Comunità Montana?

Con la riforma delle circoscrizioni giudiziarie il Ministero della Giustizia ha inteso risparmiare circa 26 milioni di euro con la chiusura di ben 667 uffici del giudice di pace su 846.
La motivazione addotta è il risparmio. Difatti però così non è, perchè dando agli enti locali la possibilità di accollarsi gli oneri per il mantenimento in vita degli uffici, si attua una mera operazione contabile in cui la spesa pubblica viene solo spostata dallo Stato agli enti locali dai bilanci già oltremodo esigui. Con l'alibi, per lo Stato centrale, di affermare che se tanti uffici sono stati soppressi  la colpa è da attribuire al "mancato interessamento degli enti locali".
Il provvedimento che sopprime anche nell'Area Grecanica l'Ufficio del Giudice di pace, quello con sede a Melito di Porto Salvo,  presenta palesi profili di incostituzionalità.
Inoltre non si è tenuto conto della valenza simbolica di sottrarre presìdi di giustizia soprattutto nelle aree a forte presenza di criminalità organizzata.
La cancellazione di tali uffici rappresenta una potenziale e verosimile paralisi della giustizia di pace con conseguente riverbero sugli uffici ordinari già oberati di lavoro ed al rischio che la durata dei processi si allunghi e sfori i termini della ragionevole durata previsti, con costi esorbitanti per lo Stato.
Ritengo questo già sufficiente a chiedere che il Governo, ed in particolare il Ministro della Giustizia Cancellieri, che ben conosce la situazione di questo territorio, tanto da proporre lo scioglimento di tanti consigli comunali per tentativi o rischio di infiltrazioni mafiose, a sospendere il processo di soppressione degli Uffici del Giudice di pace ed anche quello relativo alla chiusura delle sedi giudiziarie distaccate, soprattutto in territori a rischio.
Quanto alla possibilità che gli Enti Locali si consorzino per la gestione, va apprezzato lo sforzo compiuto in questo senso dai Sindaci dei Comuni e dalle Commissioni Straordinarie. Mi preme inoltre indicare che una possibile soluzione potrebbe essere interpellare in questo processo la Comunità Montana dell'Area Grecanica che ha personale e sede congrui ad accogliere gli Uffici espletando così un servizio di "area", ruolo da sempre rivendicato dall'ente sovracomunale.

Superare tutti gli ostacoli (culturali e fisici) e continuare a lavorare per il "bene comune"

In questo contesto "malato", impegnarsi è quasi un reato. Vieni attaccato, guardato con sospetto, si arrivano ad usare perfino illazioni e mettere in atto tentativi di screditamento.
La realtà però non può essere stravolta e chi si impegna con passione, chi tralascia le proprie cose per spendersi e contribuire alla crescita socio-culturale del posto in cui ha scelto di vivere, incarna la vera essenza della "vita" su questa terra.
Chi lo fa per "protagonismo", chi lo fa per "presenzialismo" e per spasmodica voglia di pennacchio, non raggiunge mai i risultati sperati nè riesce ad essere incisivo.
L'umiltà e l'operosità non si comprano al supermercato, così come la specchiata onestà intellettuale e la libertà d'animo.
Sono beni rarissimi e ti vengono instillati in famiglia, da papà e mamma. 
Da PAPA' e MAMMA! (Intelligenti pauca)

Ospedale di Melito, non rimane che "Emergency"

Integrazione funzionale e poi accorpamento. Era questo il "percorso di rilancio dell'Ospedale Tiberio Evoli" che il Governatore e Commissario ad Acta per la Sanità aveva "lanciato" nell'affollatissimo corridoio dell'ex reparto di Medicina, nel febbraio scorso, a pochi giorni dalla grande manifestazione popolare che ha portato a Melito cittadini di tutti i paesi dell'Area Grecanica, scesi in piazza per battersi per i propri diritti.
Ma più che di "percorso di rilancio", quell'incontro aveva il sapore dello "spot", con tanto di comparse e slides esplicative, che prefiguravano un futuro roseo per l'Ospedale e per la sanità in questo sciagurato lembo di terra tra i due Capi (D'Armi e Spartivento).
Fiducia. L'ennesima. Tutti, più o meno, gliel'abbiamo concessa. Forse per disperazione, forse per credulonerìa, per ingenuità. Perchè in fondo, a noi, popolo grecanica, si fa presto a prenderci per i fondelli. Basta qualche promessa.
Passavano i giorni ed a parte i comunicati stampa e gli encomi solenni fatti a chi "ci aveva messo la faccia", sfidando tutti, utenti ed operatori, sul piano dell'impegno e dell'attenzione verso questo problema, tardavano ad arrivare risultati concreti ed aderenti a quanto promesso in conferenza stampa.
Poi un lampo! Arriva il prof. Costarella. Integrazione funzionale? No, semplice convenzione tra Asp e Specialista, peraltro, sembra, molto onerosa.
Bene, tutti ne prendono atto. Non è quello che ci si aspettava, non è quello che aveva detto, ma è qualcosa. E qui parte un altro..."che ingenui questi grecanici...sarà la lingua?".
Un chirurgo "allenato" e bravo per accrescere il numero e la qualità degli interventi chirurgici va più che bene, ma altre erano le priorità di cui necessitava l'Ospedale.
Dopo aver perso il Punto Nascite, sulla base di una generica indicazione nazionale che però in altre parti d'Italia è stata "modellata" a seconda delle realtà territoriali, il crollo è stato repentino. Gran parte dell'attività ospedaliera era legata al reparto di Ostetricia e Ginecologia, ma venendo meno la possibilità di partorire a Melito (senza alcun rischio clinico!!!), il motore trainante dell'Ospedale si è fermato.
Ma cosa ancor più grave, se possibile, sta per chiudere il reparto di Pediatria. Il futuro negato, insomma. Non si può nascere, ed una volta nati, non ci si può curare.
Infatti mentre il dottor Costarella opera in Sala Operatoria, facendo interventi di ottima chirurgia, dall'altra parte, percorso il corridoio a "L", scorgiamo facce sconsolate, le mamme, i papà, gli operatori della Pediatria. Inermi, increduli.
A breve, oltre a non vedere più la luce al Tiberio Evoli, non un bambino metterà più piede all'interno dell'Ospedale melitese.
Ma come, non si parlava di "potenziamento"? E tutte quelle slides? E tutti quei Managers? E i 10 Milioni di Euro per la ristrutturazione?
La gente grecanica, pur nella sua ingenuità, pur nella sua credulonerìa, inizia a farsele queste domande. E chiede risposte. Le chiederà nuovamente scendendo in piazza. Lo so, lo sappiamo di non fare paura a nessuno. Non vogliamo fare paura e forse, nonostante la storia giudiziaria annoveri questo territorio tra i più "feroci", non siamo nemmeno in grado di mettere paura.
Vogliamo solo chiedere di essere trattati come uomini e donne di un Paese civile, come cittadini di uno Stato che ha una Costituzione che contempla "Diritti" e Doveri" tra i princìpi fondamentali e non come postilla o nota conclusiva.
A questo punto, caduto il velo delle promesse, pare che l'Ospedale sia destinato a morire proseguendo con una lenta e costante agonìa.
Avremmo preferito che il Governatore fosse venuto a dirci francamente a dirci quali erano gli scenari e le operazioni possibili. Che sia venuto a parlarci di potenziamento nel mentre l'Ospedale continua a perdere pezzi importanti, non è stato molto edificante (per usare un garbato eufemismo).
Non rimane altro che affidarci a chi porta sanità e cure laddove ce n'è bisogno, laddove i diritti sono negati per diverse contingenze: Emergency.
Proporrò al Comitato Mamme Per un Futuro di scrivere a Gino Strada, affinchè porti nell'Area Grecanica l'impegno della sua Organizzazione, come fa nei territori di guerra, dove i diritti umani sono calpestati e la povertà ed il disagio sociale sono forti.
Potrebbe risponderci. In fondo, non siamo in guerra, ma i nostri diritti sono sospesi, come se lo fossimo.